Idice: chi vuole un borgo di cemento-amianto?

di Vito Totire

Borgo cemento amianto” a Idice di San Lazzaro?

Dopo la colata di cemento evitiamo pure la “colata” di fibre di amianto…

Bonificare subito!

Idice è un territorio noto a livello nazionale per la vicenda della “colata” ma c’è un altro problema: qualche migliaio di metri quadrati di cemento-amianto “parcheggiati” en plain air anche se nascosti alla vista di chi frettolosamente transiti sulla strada principale che attraversa la frazione. Si tratta del relitto della azienda ARTLEGNO; vi sono poi altri più piccoli residui in parte di proprietà privata (in qualche modo “monitorati”) ancora meno visibili di Artlegno, più altri invece, su suolo demaniale, completamente spappolati. Pare peraltro che l’interlocutore più ostico in materia di bonifiche del cemento amianto non sia il privato ma IL DEMANIO. (Le esperienze, compresa quella dei Prati di Caprara a Bologna, insegnano)

Il problema era già stato segnalato su LA REPUBBLICA BOLOGNA.IT DEL 1°SETTEMBRE 2018. MA TANTA ACQUA E’ PASSATO SOTTO I PONTI …QUANTE FIBRE NEI NOSTRI POLMONI INVECE NON SI SA MA SI POSSONO FARE I CONTI.

Alcune questioni vanno chiarite:

  1. La prima è che a monte di tutto c’è la non-politica della Regione E-R sui capannoni in cementoamianto; la Regione ha di fatto scoraggiato il censimento dei capannoni con procedura obbligatoria (per il proprietario) di autonotifica; RITENIAMO CHE LA REGIONE DEBBA RIPENSARCI E FARE AUTOCRITICA; non basta che Bonaccini sia stato sostenuto dagli “ornamentali” rappresentanti del Sole che ride (davvero ride?);
  2. Il comune di San Lazzaro di Savena rimane, nonostante tutto (assieme a Rubiera) uno dei pochi Comuni italiani virtuosi in materia di censimento-monitoraggio e bonifiche e vorremmo che rimanesse tale !
  3. TUTTAVIA IL COMUNE PARE AVER ESAURITO LA SUA “SPINTA PROPULSIVA”. Noi abbiamo proposto al Comune uno scatto finale che potrebbe portare il territorio a essere totalmente asbestos-free (libero da amianto) almeno di quello in superficie visto che quello delle tubazioni dell’acqua “potabile” è rimosso (purtroppo solo psicologicamente e non materialmente…)
  4. Una questione da affrontare concretamente è poi questa: cosa sono le coperture di Artlegno (per non parlare di quelle dei più piccoli manufatti edilizi su terreno demaniale vedi documentazione fotografica) se non un “rifiuto” avendo questo materiale ormai cessato la sua funzione d’uso? La questione ha dell’incredibile: COSA SUCCEDEREBBE A CHI LASCIASSE ALLL’APERTO MIGLIAIA DI METRI QUADRATI DI CEMENTO-AMIANTO NON TRATTATI CON COLLANTE E NON EFFICACEMENTE CONTENUTI IN INVOLUCRI CONTENITIVI ALLA FINE DI UN CANTIERE DI BONIFICA?
  5. È mai possibile che in Italia venga sanzionato il divieto di sosta di un’auto ferma (quindi nel momento in cui non inquina) e che non vi sia un divieto di sosta in luogo ben ventilato ED ESPOSTO ALLE INTEMPERIE di migliaia di metri quadrati di amianto peraltro in quelle condizioni di avanzato degrado e vetustà? Non lo diciamo per perorare maggiore indulgenza verso gli automobilisti ma per sottolineare la incongruenza…ASPETTIAMO UNA BELLA GRANDINATA PER RACCOGLIERE I FRAMMENTI COL CUCCHIAINO?

IL COMUNE DI S. LAZZARO RIPRENDA IL SUO PERCORSO VIRTUOSO E CI DICA SE DOBBIAMO ASPETTARE ANCORA ANNI (E QUANTI) PER VEDERE L’AREA ARTILEGNO BONIFICATA.

Non ci pare affatto ragionevole dover aspettare i tempi biblici di un futuro piano edilizio

I DATI SCIENTIFICI DICONO CHE UNA LASTRA DI CEMENTO-AMIANTO, ESPOSTA ALLE INTEMPERIE COMINCIA A RILASCIARE FIBRE (CANCEROGENE) NELL’AMBIENTE DOPO 16 MESI DI ESPOSIONE!

A Idice, scampata la colata, dobbiamo evitare pure le fibre cancerogene.

Bologna, 3.9.2020

(*) Vito Totire è portavoce di Aea,l’Associazione Esposti Amianto

 

La Bottega del Barbieri

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