Il colore della pelle: una variante di noi popoli migranti

di Giorgio Chelidonio

Correva (o così sembrava) la fine degli anni ’60 e il mio “faro culturale” erano le canzoni di Bob Dylan, Joan Baez e il trio Peter Paul & Mary. Come ricordo visivo di quel momento mi torna in mente la copertina di «Joan», una raccolta pubblicata Vanguard nel 1967 [LINK 1] talmente ricca di musica e testi [LINK 2] che finirò per riacquistarmela. Dei vicini di casa me l’avevano prestato e siccome avevano conosciuto il gruppo nordamericano “Viva la Gente” mi invitarono a una riunione: conobbi così il testo della loro canzone/inno “What is the colour of God’s skin” [LINK 3] cioè «Di che colore è la pelle di Dio». Cantata da quel coretto, che si sforzava di accompagnarla con una coreografia simil-parrocchiale, mi fece subito passare la voglia di frequentare il gruppo, ma il titolo continuò a intrigarmi. Conoscevo bene testi della “protest music” [LINK 4] – alcuni potenti come “With God on our side” [LINK 5] – ma la genetica era ancora un tema distante alcuni decenni dai miei interessi: sarebbe riaffiorata nei primi anni ’90 con la lettura di un libriccino divulgativo “Tous parents, tous differents” [LINK 6] pubblicato come mini-catalogo di una mostra del Musée de l’Homme a Parigi, e sarebbe maturata esplicitamente con la pubblicazione di «Sono razzista, ma sto cercando di smettere» [LINK 7]. Nell’ultimo decennio le ricerche sul genoma dei viventi [LINK 8] e su quello fossile degli ominini [LINK 9] si stanno sviluppando e non passa settimana senza che vengano pubblicate nuove ricerche: ad esempio, il 13 ottobre è uscita una recensione dal titolo «Il colore della pelle, gene per gene» [LINK 10]. Questo nuovo studio, effettuato su oltre 2000 africani, campionati su etnie di diverse regioni dell’Africa, i geni associati alle differenti pigmentazioni cutanee «dalle più chiare delle popolazioni San del Sudafrica alle più scure delle popolazioni sub-sahariane, dimostrando che le mutazioni coinvolte precedono la comparsa degli esseri umani moderni». La pelle più scura risulta quella delle comunità pastorali sub-sahariane, quella più chiara è caratteristica dei cacciatori-raccoglitori San, dispersi nelle steppe semi-desertiche sudafricane del Kalahari. [LINK 11].
Incrociando i dati sulla pigmentazione cutanea con quelli genetici, gli autori hanno individuato le aree del genoma correlate alle differenze di pigmentazione, come il gene:
SLC24A5, già noto ai genetisti perché associato al colore chiaro della pelle degli europoidi [LINK 12] e di alcune popolazioni dell’Asia meridionale;
gene MFSD12, connesso alla depigmentazione della vitiligine [LINK 13];
MFSD12OCA2 e HERC2, le cui varianti comportano una debole pigmentazione cutanea, e che ricorrono frequentemente nei San sudafricani e in molte popolazioni europee.
In sintesi, le mutazioni associate
a elevata pigmentazione cutanea sono prevalentemente presenti nelle popolazioni di origine nilotica-sahariana, esclusi dunque i San.
Ricerche precedenti hanno però collegato queste stesse varianti geniche alla pigmentazione scura di popolazioni non africane, come quelle australo-melanesiane e della parte meridionale del sub-continente indiano. Questa recentissima ricerca [LINK 14] guidata dall’Università della Pennsylvania ha concluso che i dati ottenuti collimano con l’ipotesi di
un’antica migrazione dei Homo sapiens moderni: dall’Africa, lungo itinerari costieri asiatici, raggiunsero l’Australo-Melanesia, mentre successivi flussi arrivarono anche in altre regioni, ad esempio quelle europee.
Infine, secondo un’altra ipotesi, potrebbe essere esistita un’antica popolazione africana dotata di varianti genetiche connesse sia alla pelle chiara che alla pelle scura: in tal caso le varianti scure avrebbero potuto essere ereditate solo da popolazioni sud-asiatiche e australo-melanesiane, mentre quelle euroasiatiche potrebbe averle perse per selezione naturale, magari legata ad essersi diffuse in regioni più temperate.
Infatti ad oggi si ritiene che gli
Homo sapiens anatomicamente moderni [LINK 15] – cioè la nostra specie – abbiano raggiunto l’Europa occidentale solo da 40.000 anni fa circa.

L I N K S

  1. https://it.wikipedia.org/wiki/Joan_(album)
  2. Le 4 canzoni di questo LP che tuttora mi affascinano: https://www.youtube.com/watch?v=5NyS8emhXYw + https://www.youtube.com/watch?v=R-DurWjXHbo + https://www.youtube.com/watch?v=m20Glis_wWE + https://www.youtube.com/watch?v=fmMu20RiwRA
  3. https://upwithpeople.org/discover/our-music/lyrics/what-color-is-gods-skin/ > testo (1964)
  4. https://en.wikipedia.org/wiki/Protest_songs_in_the_United_States
  5. With God on our side” > http://www.antiwarsongs.org/canzone.php?lang=it&id=112 + “Masters of war” > http://www.antiwarsongs.org/canzone.php?lang=it&id=8
  6. http://www.museedelhomme.fr/fr/musee/expositions-passees/tous-parents-tous-differents
  7. Barbujani G., Cheli P., 2008: Sono razzista, ma sto cercando di smettere, Laterza.
  8. http://www.treccani.it/enciclopedia/progetto-genoma-umano/
  9. http://www.treccani.it/enciclopedia/dna-antico_%28Enciclopedia-della-Scienza-e-della-Tecnica%29/
  10. http://www.lescienze.it/news/2017/10/12/news/geni_pigmentazione_pelle_africani-3707697/
  11. http://www.treccani.it/enciclopedia/boscimani/ + https://it.wikipedia.org/wiki/San_(popolo)
  12. https://it.wikipedia.org/wiki/Europoide
  13. http://www.treccani.it/enciclopedia/vitiligine/
  14. http://science.sciencemag.org/content/early/2017/10/11/science.aan8433
  15. https://it.wikipedia.org/wiki/Homo_sapiens + https://en.wikipedia.org/wiki/Anatomically_modern_human

CREDITI PER LE IMMAGINI

https://www.europeana.eu/portal/it/record/2032015/679b17dabac201a5b571e66e08cb1d7a.html (tous parents)

https://en.wikipedia.org/wiki/Joan_(album) LP « Joan » 1967

 

Daniele Barbieri
Un piede nel mondo cosiddetto reale (dove ha fatto il giornalista, vive a Imola con Tiziana, ha un figlio di nome Jan) e un altro piede in quella che di solito si chiama fantascienza (ne ha scritto con Riccardo Mancini e Raffaele Mantegazza). Con il terzo e il quarto piede salta dal reale al fantastico: laboratori, giochi, letture sceniche. Potete trovarlo su pkdick@fastmail.it oppure a casa, allo 0542 29945; non usa il cellulare perché il suo guru, il suo psicologo, il suo estetista (e l’ornitorinco che sonnecchia in lui) hanno deciso che poteva nuocergli. Ha un simpatico omonimo che vive a Bologna. Spesso i due vengono confusi, è divertente per entrambi. Per entrambi funziona l’anagramma “ride bene a librai” (ma anche “erba, nidi e alberi” non è malaccio).

Un commento

  • Giorgio Chelidonio

    Se vi fosse sembrato strano il mio incipit in salsa folk anni ’60 e, magari, l’inserimento del profilo “angelicato” di Joan Baez, provate a scorrerne la biografia ( https://it.wikipedia.org/wiki/Joan_Baez#Famiglia ) : trascrivo di seguito le prime righe da cui si evince che Joan è nata da un episodio socio-evolutivo che ha avuto in lei un successo (umno e culturale) straordinario:
    “Nacque nel borough newyorkese di Staten Island in una famiglia di origine scozzese-messicana. Il padre era il fisico di origine messicana Albert Vinicio Baez. Il nonno di Joan, il reverendo Alberto Baez, lasciò la fede cattolica per diventare un pastore metodista e si trasferì negli Stati Uniti quando Albert aveva solo due anni. Albert crebbe a Brooklyn dove il padre era pastore di una comunità ispanica.[2] Dopo aver rinunciato a una carriera ecclesiastica, il padre di Joan studiò matematica e fisica ed è stato co-inventore del microscopio a raggi X e autore dei testi di fisica più usati negli Usa.
    In omaggio ai suoi ideali pacifisti, Albert rifiutò però di lavorare al “Progetto Manhattan” per la costruzione della bomba atomica a Los Alamos, così come durante la guerra fredda rifiutò sempre importanti lavori per l’industria bellica, cosa che influenzò profondamente l’impegno pacifista di Joan e della sorella Mimi. In seguito la famiglia Baez si convertì al quaccherismo, quando Joan era ancora bambina. La professione di Albert Baez è stata portata avanti dal cugino di Joan, il noto fisico John Baez.
    La madre di Joan, Joan Bridge Baez (spesso chiamata anche Joan Senior o Big Joan), è nata ad Edimburgo, in Scozia, seconda figlia di un pastore episcopale e conobbe Albert al ballo della scuola a Madison, nel New Jersey. Dopo il matrimonio si trasferirono in California. La madre era professoressa di letteratura.

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