«Il crollo della mente bicamerale e l’origine della coscienza»

di Giorgio Chelidonio   

Vi è mai capitato, durante una cena in casa di amici, di iniziare a discutere di politica e magari di crisi della democrazia e, a un certo punto, veder affiorare un tema accantonato in un passato più o meno remoto?
L’altra sera questo fenomeno si è ripetuto: stavamo parlando del come far capire un programma elettorale al tempo del populismo, quando cioè si moltiplicano i
leader che propongono soluzioni semplificate per problemi complessi. È stato a quel punto che ho introdotto il concetto di “intelligenza intuitiva”, della diffusa tendenza a credere “a ciò che sembra” piuttosto che alla natura reale, concreta dei fenomeni.
Svicolando dal tema iniziale, ho finito per pilotare la discussione sulla “democrazia dei creduloni” [LINK 1]: è stato a quel punto che mi è letteralmente affiorato il titolo di un vecchio libro, che tenevo da parte da almeno 30 anni, forse in attesa che le neuroscienze chiarissero l’ipotesi sostenuta in quelle 554 dense pagine. Il libro in questione fu pubblicato da Julian Jaynes, uno psicologo statunitense, nel 1976 e ha avuto una prima edizione italiana nel 1984 (Adelphi) e una seconda nel 2002. A un primo approccio si potrebbe pensare a una teoria che cerca le sue prove in storie arcaiche (una per tutte “
L’Iliade”) mancando al suo autore gli attuali fondamenti neurologici su cui testarla. Se non che, cercando in rete, si scopre che dal 1997, cioè dalla morte dell’autore, esiste una fondazione a suo nome [LINK 2] che tuttora organizza congressi e pubblicazioni. A quel punto, esplorando Internet con parole-chiave, sia italiane che inglesi, risulta che la teoria di Jaynes goda ancora di molte discussioni, distribuite più nella dimensione dei blog a tema filosofico che non nei testi scientifici di neuroscienze, pur con qualche significativa eccezione: ad esempio quella scritta nel 2013 [LINK 3] dal professor Lauro Galzigna, ordinario di biochimica clinica nella facoltà di medicina dell’Università di Padova [LINK 4] dunque un parere titolato e recente.
Ho già confessato di aver “tenuto da parte” il libro di Jaynes in attesa di poter maturare, come lettore, un’adeguata capacità critica su una teoria così complessa, ma temo che la fascinazione del titolo resti ancora l’elemento più evocativo: ripreso in mano il ponderoso testo, ho provato a spulciare il capitolo dedicato alla trattazione dei casi storici che, stando all’autore, porterebbero prove alla sua teoria secondo cui prima del primo millennio avanti Cristo gran parte degli umani credesse di “sentire” la voce di dei e oracoli; e questo per incompleta maturazione di quello che noi chiamiamo “coscienza”. Ed è proprio questo il punto più controverso ma affascinante: al tempo della “mente bicamerale” un emisfero cerebrale avrebbe “dialogato” con l’altro, venendo però percepito come “voci” divine. Tentare una sintesi estrema di questa teoria non mi è facile. Mi limito perciò a riportarne i punti-chiave:
1) la coscienza non entra nella maggior parte delle azioni complesse che un uomo può compiere;
2) nell’Iliade non c’è traccia della coscienza, e gli eroi sembrano mossi da voci divine;
3) l’emisfero destro possiede aree del linguaggio in grado di comunicare con l’emisfero sinistro, che non riconosce le voci come proprie;
4) il passaggio da una società di cacciatori a una società stanziale di agricoltori raccolti in piccoli agglomerati proto-urbani (quelli mesopotamici) richiese lo sviluppo di capacità di trasmissione dei comandi a distanza (nello spazio e nel tempo): in questo processo socio-evolutivo entrò in gioco l’emisfero destro;
5) per evitare che la morte del re facesse cessare le allucinazioni uditive innescate dalla sua autorità, la sua “casa” (una proto-reggia?) venne trasformata in un tempio visibile, la cui fascinazione sociale continuò ad “emettere” comandi.
6) il re morto venne divinizzato (es. il Gilgamesh di Uruk, la cui storia risulta scritta su tavolette cuneiformi già 4500 anni fa) e la società prese a organizzarsi in forme teocratiche.
Ciò detto…. la difficoltà a comprendere la credibilità attuale delle tesi di Jaynes resta, per me, integra.
Che fare? Non mi resta che riporre la mia copia del suo libro nel “limbo” in cui l’avevo lasciato per oltre trent’anni, senza però dimenticarmene visto che ho saputo ritrovarlo subito. In sintesi, la fascinazione del titolo resta intatta perché non risultano consultabili in Internet né sconfessioni scientifiche esplicite; le recensioni non mancano ma vi prevale, a mio avviso, il “copia-incolla”. Chiudo con un appello: qualcuno ne sa di più? La speranza è l’ultima a morire e la mia è quella di aver stuzzicato contributi ben più competenti.

PS : Jaynes ha dedicato alla schizofrenia oltre 30 pagine del suo libro, sentenziando che “secondo la nostra teoria, prima del II milennio a. C., tutti erano schizofrenici”. A questo proposito cita autori antichi, come Platone che:
– nel
Fedro (scritto nel 370 a. C. circa), definiva la follia “un dono divino”, precisando che in greco antico la si definiva paranoia, termine derivato dall’unione di “para” e “nous”, traducibile con “avere un’altra mente accanto alla propria” (p. 482);
– nei “
Dialoghi” distingueva 4 tipi di follia, quella profetica (dovuta ad Apollo), quella rituale (derivante da Dioniso), quella poetica (possessione dalle Muse) e quella erotica (dispensata da Eros e Afrodite).
Però già queste citazioni non sono così antiche quanto la scansione cronologica che proponeva nella stessa pagina.
Dunque, nonostante la persistente “fascinazione” della sua teoria, quasi 40 anni di neuroscienze la separano dalla scienza attuale, che pure procede per ipotesi e verifiche: proprio negli ultimi mesi sono stati pubblicati studi di paleo-genetica secondo cui l’attuale predisposizione alla schizofrenia sarebbe legata a componenti genetiche che abbiamo ereditato dai Neandertaliani. Peccato che questa notizia, recensita da serissime riviste scientifiche nell’agosto 2016 [LINK 5] non sia stata confermata da un altrettanto affidabile studio divulgato nello scorso febbraio [LINK 6].

LINKS specifici:
(1)
http://www.labottegadelbarbieri.org/la-democrazia-dei-creduloni/
(2)
http://www.julianjaynes.org/it/overview.php
(
3) http://www.psychiatryonline.it/node/3882
(4) http://www.zam.it/biografia_Lauro_Galzigna
(5) https://www.sciencedaily.com/releases/2016/08/160815064944.htm

(6)
http://www.lescienze.it/news/2017/02/23/news/effetti_geni_alleli_neanderthal_salute_umani_moderni-3432317/

ALTRI LINKS:

Giorgio Chelidonio

2 commenti

  • anche io l’ho letto e mi ha molto affascinato, in una cosa che ho scritto tempo fa ho paragonato le voci che gli antichi sentivano a quello che succede quando si fa un’improvvisazione dio scrittura, anche lì si segue una voce, qualcuno che non sei tu detta e tu solo scrivi. Grazie dell’efficace sintesi che hai fatto di questo libro. Personalmente subisco il fascino di questa teoria perché mi piace crederci…Il divino che ci parla, bello.

  • Concordo con Dianella.
    Teoria poco dimostrabile ma affascinante soprattutto per noi amanti del fantastico in tutte le sue forme.
    Vogliamo crederci, almeno per un po’.

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