Il diciassettenne e «i non buchi d’autore»

Vera, recente e breve storia senza commenti; ma se volete una “coda”… c’è quella di un topo

Periferia di Imola. Poso la bici e mi seggo su una panchina. Lì accanto un ragazzino, non troppo vistoso… però l’occhio mi cade sui suoi pantaloni dove con un pennarello è stato scritto: «Invece di spendere soldi e rovinare i pantaloni immaginatevi che qui sia bucato, così sono alla moda anch’io».

Penso: “geniale”.

Non resisto: «Bellissima idea» gli faccio, indicando i pantaloni. Sorride.

«Che reazioni?» gli chiedo. «Le più varie, c’è chi non capisce» risponde lui.

Ridacchio e aggiungo: «Magari diventerai famoso come Lucio Fontana, sai chi è?» ma mentre lo dico penso che la sua idea è l’opposto dei “buchi” d’artista. Lui: «Faccio il liceo artistico» mentre risponde al cellulare che sta suonando.

Gli faccio un cenno con la mano e risalgo in bici.

Andando via penso: «Ecco una delle rare volte che avrei voluto il cellulare anche io, quello era un pantalone da immortalare».

CODA … DI TOPO

Un vecchio amico romano mi diceva spesso: «oh db, te ne capitano assai, eh?» con l’aria di non credermi del tutto. Gli rispondevo con sincerità: «penso che capiterebbero anche a te se parlassi di più con la gente e ti guardassi in giro». Coincidenza vuole – una seria statistica si indignerebbe? – che il giorno dopo i “non buchi d’autore” me ne sia capitata un’altra, di tutt’altro genere ma bellina.

All’angolo sotto casa vedo due operai (tecnici?) della Tim. Visto che siamo – di nuovo – senza connessione e dunque avrei dovuto giusto telefonare alla Tim, rischiando di parlare solo con sistemi automatici, mi accosto all’umana e chiedo «posso?».

Con faccia stanca lei dice «sì» e mentre fa cenno al collega di aspettare mi anticipa: «lei è senza linea?».

«Sì, avete già risolto il problema?».

«Non proprio. In questo punto ci sono topi che mangiano la fibra ottica » – ha detto proprio così, poi ho pensato che forse intendeva la plastica – «ed è la seconda volta in meno di un mese. Ma… » – qui la sua faccia vira dallo stanco allo schifato – «… stavolta il topo è lì, morto e con centinaia di vermi sopra; così abbiamo chiamato lo “spurgo” perché in queste condizioni non possiamo lavorare. Appena loro puliscono noi sistemiamo».

Tiro fuori la mia miglior faccia anti-topo e la ringrazio: «Buon lavoro e mi spiace per lo schifo».

 

Daniele Barbieri
Un piede nel mondo cosiddetto reale (dove ha fatto il giornalista, vive a Imola con Tiziana, ha un figlio di nome Jan) e un altro piede in quella che di solito si chiama fantascienza (ne ha scritto con Riccardo Mancini e Raffaele Mantegazza). Con il terzo e il quarto piede salta dal reale al fantastico: laboratori, giochi, letture sceniche. Potete trovarlo su pkdick@fastmail.it oppure a casa, allo 0542 29945; non usa il cellulare perché il suo guru, il suo psicologo, il suo estetista (e l’ornitorinco che sonnecchia in lui) hanno deciso che poteva nuocergli. Ha un simpatico omonimo che vive a Bologna. Spesso i due vengono confusi, è divertente per entrambi. Per entrambi funziona l’anagramma “ride bene a librai” (ma anche “erba, nidi e alberi” non è malaccio).

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