Il falsario dei mondi

Qualche appunto su Orson Welles nel centenario della nascita (*)

IlgrandeFalsario

Geniale e generoso, dissipatore (di soldi suoi e altrui) e permaloso, a volte frenetico e altre di una pigrizia sconcertante, egocentrico ma capace di adagiarsi nella degradazione fisica e persino artistica. Soprattutto mago, falsario, sparaballe. Uno dei più grandi registi cinematografici della storia eppure ci lascia pochi film compiuti e moltissimi incompleti o rinnegati. E’ ovviamente George Orson Welles del quale il 6 maggio ricorre il centenario.

Attore, regista e produttore (anche teatrale e radiofonico). E’ stato accusato di tutto (perfino della morte di un pescatore durante le riprese di un film). In un’intervista spiegò: «recito sempre la parte dei re, di capi, di persone che hanno qualcosa di smisurato; io devo essere sempre più grande della natura». Ha scritto discorsi per il presidente Roosevelt. Ha terrorizzato – o così si racconta – gli Usa annunciando in diretta l’arrivo dei marziani. E’ scappato per non pagare le tasse. E molto altro.

Dopo la morte è diventato un mito. Ma già in vita fu leggenda con altrettanti fans che nemici anche perché a 23 anni entrò trionfalmente a Hollywood strappando un accordo economico (che non rispettò) da favola. A spalancargli le porte del cinema fu, come si sa, la trasmissione radiofonica di «La guerra dei mondi» tratta dal quasi omonimo Wells che, il 30 ottobre 1938, scatenò il terrore negli Usa facendo credere fosse in corso un attacco dei Marziani. Se per caso desiderate ascoltarne l’audio originale andate qui: http://www.youtube.com/watch?feature=player_embedded&v=W6YNHq1qc44.

La gente scappò per davvero ma i giornalisti, con sommo giubilo di Orson Welles, gonfiarono la faccenda: al riguardo si può leggere «Antibufala: 75 anni di radiopanico leggendario per la Guerra dei Mondi» (su RSI Rete Tre) di Paolo Attivissimo.

Eppure mentre Hollywood era ai suoi piedi Welles realizzò un solo film compiuto, quel «Citizen Kane» (in italiano «Quarto potere») che moltissimi considerano la pellicola più importante di tutti i tempi.

Da allora ogni suo progetto da regista fu una battaglia epica, quasi sempre persa. Fra i suoi nemici è da annoverare lui stesso: per il perfezionismo maniacale, per le mani bucate, per il cambiare idea a ogni passo. Finanziandosi spesso con i suoi soldi (come attore fu stra-pagato) portò a termine una decina di film: il famosissimo «La signora di Shangai» (1946) con la sua ex moglie Rita Hayworth; due da Shakespeare – «Macbeth» (1948) e «Otello» (1952) – e uno, molto liberamente, da Kafka «Il processo» (1962); «L’infernale Quinlan» (1958) al centro di infinite controversie; nel 1975 una specie di beffarda autodifesa (o testamento, Welles morirà 10 anni dopo) «F come falso» (1975); in condizioni difficilissime sfornò anche due inquietanti capolavori: «Mr Arkadin» (1955) e «Storia immortale» (1968) che però all’epoca quasi nessuno vide. C’è anche un film, l’ultimo che firmò, sulle disavventure di… un suo film, «Girando Otello» del 1978. Tutti gli altri restano monchi o, come «L’orgoglio degli Amberson» (1942) e altri vennero da lui disconosciuti perché il montaggio non ebbe la sua approvazione: e la moviola è tutto, come ha più volte detto Welles. C’è poi un film sommamente wellsiano, «Il terzo uomo» (1949) che però è firmato da un altro regista, Carol Reed.

Fra i suoi tantissimi progetti incompiuti anche un «Cuore di tenebra» tratto da Conrad, un «Moby Dick», un «Don Chisciotte», un «Falstaff» – e di questi due qualche immagine si è salvata – e persino «Il piccolo principe» da Saint-Exupery che avrebbe dovuto realizzare con Walt Disney – ma i due litigarono a prima vista – la cui sceneggiatura (assai wellsiana) è stata tradotta in italiano dall’editore Bompiani.

Nelle biografie di Welles si registra la sua infanzia felice ma Fabio Troncarelli (fan di Welles e docente di letterature moderne) sospetta che sia un fraintendimento o l’ennesimo falso (**). «Quando si parla di Welles è impossibile resistere alla marea di bugie, mistificazioni e fuochi d’artificio che accompagnano la sua esistenza come una lugubre fantasmagoria. Senza dubbio Welles ha contribuito ad abbacinare tutti coloro che lo avvicinavano, trascinandoli in questo entusiasmante delirio e proclamando che la vita è trucco, menzogna, inganno; il gioco di prestigio di un mago che abbindola un pubblico di creduloni». Infatti pur nato in una famiglia ricca, da genitori colti, intelligenti, estrosi e spregiudicati, Welles vide crollare rapidamente il suo mondo affettivo e le sue sicurezze: i genitori si divisero, il piccolo Orson fu terrorizzato da un patrigno dispotico, il padre morì alcolizzato quando Orson aveva 15 anni. E forse il doppio finale di «Quarto potere» – i cinefili ricorderanno che dopo la celebre slitta che brucia c’è dell’altro… – in qualche modo rimanda alla biografa del regista.

Dopo il successo-panico di «La guerra dei mondi» Welles commentò: «La mia carriera iniziò con un falso; avrei dovuto andare in prigione, finii a Hollywod». Ma ne uscì sconfitto: la fabbrica dei sogni era troppo potente e feroce anche per un mago come lui.

(*) Sarebbero tantissime le informazioni e riflessioni da aggiungere ma per i più incalliti wellsiani almeno tre devo darle. La prima notizia passò quasi inosservata: nel settembre 2012 la cineteca bolognese Lumière ha presentato il recupero/restauro di «Campanadas a medianoche», cioè la versione spagnola del «Falstaff», che – a quanto pare – Welles approvò e poi bloccò. Non sono riuscito a vedere questo “miracoloso” restauro e dunque taccio. Se qualcuna/o ne sa più di me… si faccia sentire. La seconda notizia è su «il manifesto» del 5 maggio 2015: entro la fine dell’anno dovrebbne arrivare nelle sale «The Other side of the Wind», un incompiuto weelsiano che Peter Bogdanovich sta ricostruendo. La terza notizia è che mi sovviene di aver letto un racconto di fantascienza dove il protagonista arriva in un mondo parallelo dove Wells è riuscito a piegare “i produttori” al suo volere, realizzando in libertà tutti i film che voleva: divertente ma… continuano a sfuggirmi autore e titolo (chi mi aiuta?)… quasi un controcanto.

(**) Potete leggere il suo bel post qui: Scor-data: 6 maggio 1915. Come forse molte/i ricorderanno qui in blog (non ancora bottega) il lunedì si è aggirato a lungo un certo Mark Adin: potrebbe trattarsi di un profugo armeno oppure dello pseudonimo di qualche appassionato del «Mr Arkadin»; segreto di Pulcinella? 

LE NOSTRE SCOR-DATE

Come sa chi frequenta il blog/bottega per due anni ogni giorno – dall’11 gennaio 2013 all’11 gennaio 2015 – la piccola redazione ha offerto (salvo un paio di volte per contrattempi quasi catastrofici) una «scor-data» che in alcune occasioni raddoppiava o triplicava: appariva dopo la mezzanotte, postata con 24 ore di anticipo sull’anniversario. Per «scor-data» si intende il rimando a una persona o a un evento che per qualche ragione il pensiero dominante e l’ignoranza che l’accompagna deformano, rammentano “a rovescio” o cancellano; ma qualche volta i temi erano più leggeri ché ogni tanto sorridere non fa male, anzi.
Tanti i temi. Molte le firme (non abbastanza probabilmente per un simile impegno quotidiano). Assai diversi gli stili e le scelte; a volte post brevi e magari solo una citazione, una foto, un disegno… Ovviamente non sempre siamo stati soddisfatti a pieno del nostro lavoro. Se non si vuole copiare Wikipedia – e noi lo abbiamo evitato 99 volte su 100 – c’è un lavoro (duro pur se piacevole) da fare e talora ci sono mancate le competenze, le fantasie o le ore necessarie.

Abbiamo deciso – dall’11 gennaio 2015 che coincide con altri cambiamenti del blog, ora “bottega” – di prenderci un anno sabbatico, insomma un poco di riposo, per le «scor-date». Se però qualche “stakanovista” (fra noi o all’esterno) sentirà il bisogno di proporre una nuova «scor-data» ovviamente troverà posto in blog; la redazione però non le programmerà.

Nell’anno di intervallo magari cercheremo di realizzare il primo libro (sia e-book che cartaceo?) delle nostre «scor-date», un progetto al quale abbiamo lavorato fra parecchie difficoltà che per ora non siamo riusciti a superare. Ma su questa impresa vi aggiorneremo.

Però…

(c’è quasi sempre un però)

visto il “buco” e viste le proteste (la più bella: «e io che faccio a mezzanotte e dintorni?» simpaticamente firmata Thelonius Monk) abbiamo deciso di offrire comunque un piccolo servizio, cioè di linkare le due – o più – «scor-date» del giorno, già apparse in blog.

Speriamo siano di gradimento a chi passa di qui: buone letture o riletture

La redazione (in ordine alfabetico): Alessandro, Alexik, Andrea, Barbara, Clelia, Daniela, Daniele, David, Donata, Energu, Fabio 1 e Fabio 2, Fabrizio, Francesco, Franco, Gianluca, Giorgio, Giulia, Ignazio, Karim, Luca, Marco, Mariuccia, Massimo, Mauro Antonio, Pabuda, Remo, “Rom Vunner”, Santa, Valentina e ora anche Riccardo e Pietro.

 

Daniele Barbieri
Un piede nel mondo cosiddetto reale (dove ha fatto il giornalista, vive a Imola con Tiziana, ha un figlio di nome Jan) e un altro piede in quella che di solito si chiama fantascienza (ne ha scritto con Riccardo Mancini e Raffaele Mantegazza). Con il terzo e il quarto piede salta dal reale al fantastico: laboratori, giochi, letture sceniche. Potete trovarlo su pkdick@fastmail.it oppure a casa, allo 0542 29945; non usa il cellulare perché il suo guru, il suo psicologo, il suo estetista (e l’ornitorinco che sonnecchia in lui) hanno deciso che poteva nuocergli. Ha un simpatico omonimo che vive a Bologna. Spesso i due vengono confusi, è divertente per entrambi. Per entrambi funziona l’anagramma “ride bene a librai” (ma anche “erba, nidi e alberi” non è malaccio).

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