Il grande freddo ci salverà?

Un piccolo giro – con db – dalle parti dell’ibernazione reale, aspettando un Marte-dì (*)  

db-ghiro

La ragazza del ghiaccio ha fatto il giro del mondo: pochi giorni fa una quattordicenne inglese – J. S. le sue iniziali – malata di cancro, ha ottenuto dal giudice di essere “ibernata” nella speranza che la medicina faccia tali progressi da permettere un domani di risvegliarla e guarirla.

Molte le riflessioni dei media su questa vicenda ma spesso basata su informazioni vaghe. Dunque vediamo cosa vuol dire davvero farsi “ibernare”.

Ufficialmente sono 3 le società che garantiscono l’ibernazione umana: le statunitensi Alcor e Cryonics Institute, la russa KryoRus. I prezzi per avere questa opportunità vanno dai 36 mila della società russa ai 200mila dollari che è la tariffa Alcor ma va aggiunto il trasporto del corpo, costoso anche quello, per chi non vive negli Usa o in Russia.

Oggi risultano 377 le persone «crioconservate». In lista d’attesa circa 2mila persone (a quanto pare 8 italiani) che hanno già firmato un contratto per farsi ibernare dopo la morte. Fra i nomi dei «congelati» più noti c’è Ted Williams, asso del baseball, morto nel 2002. Tra gli “ibernandi” anche l’italiano Giovanni Ranzo, un professore di letteratura.

Da decenni corre voce che Walt Disney sia crioconservato. Tutti smentiscono. In apparenza si tratta di una leggenda metropolitana, visto che il primo «congelato» della storia, James Bedford, risulta nel 1967 mentre Walter Elias Disney morì prima, nel dicembre 1966. Gli scettici però parlano – senza prove – di un “mercato del freddo” clandestino.

Chi da noi volesse farsi ibernare dovrebbe espatriare prima della morte o aggirare le attuali legge italiane. Infatti attualmente la criogenesi non è permessa – però neppure vietata – ma si prevede un periodo di osservazione di 24 ore dall’arresto cardiaco per “disporre” del cadavere e questo contrasta con la necessità di portare il corpo a meno 90 gradi entro mezz’ora dalla morte per prepararlo all’ibernazione, abbassando poi la temperatura fino a 196 sotto zero.

Ovviamente mettere i corpi in frigo non basta. L’obiettivo è riportare in vita queste persone quando esisteranno tecniche per guarirli da ciò che ha provocato la loro morte. Tecnicamente possibile? Gli esperti sono divisi ma i più tendono a chiarire subito che esistono 3 diversi problemi. Il primo è se in un futuro prossimo troveremo il modo di curare alcune malattie oggi mortali: si può essere ragionevolmente ottimisti su un periodo medio-lungo. Secondo “problemone”: fra le cause di morte c’è … per così dire la vecchiaia e qui la faccenda sembra assai più complicata: rallentare i guai dell’età domani si potrà, bloccare l’invecchiamento è secondo molti scienziati pressoché impossibile. Sulla terza questione se, prima o poi, sarà possibile “risvegliare” le persone congelate c’è un diffuso ottimismo.

Molti anni fa l’astrofisico Fred Hoyle si disse certo che prima o poi si sarebbe arrivati all’ibernazione collegandola però al controllo delle nascite. Infatti lo scenario immaginato da Hoyle era di una Terra abitata da «centomila persone» con un intero pianeta tutto per loro. Si scivola verso la fantascienza che però, nelle sue punte più alte, è una letteratura utile proprio per immaginare diversi futuri e attrezzarsi per tempo. Gli integralisti delle diverse religioni diranno che questa è una inammissibile sfida a Dio. Forse sì ma sono millenni che gli esseri umani cercano di morire il più tardi possibile. Magari la colpa è anche della Bibbia dove si legge che Matusalemme visse fino a 969 anni: perché lui sì e noi no?

(*) Questo mio articolo è stato pubblicato – al solito: parola più, parola meno – il 30 novembre sul quotidiano «L’unione sarda». Il riferimento al «Marte-dì» nel sottotitolo [lo chiarisco per chi non è un visitatore abituale di questa bottega] rimanda al fatto che ogni martedì qui trovate 3 post legati a fantascienza/fantastico. Un sentiero sulla fanta-ibernazione sarebbe lungo e interessante. Solo per citare al volo alcuni libri: «Vedere un altro orizzonte» di Philip Dick, «Uomini e androidi» di Edmund Cooper, «La porta sull’estate» di Robert Heinlein, «Passi falsi nel futuro» di Frederik Pohl, il da poco ristampato «Jack Barron e l’eternità» di Norman Spinrad; volendo si potrebbe allargare a insolite manifestazioni di un lungo letargo in esseri umani come in «Gorilla Sapiens» di L. Sprague de Camp e P. Schuyler Miller. Ricordo che quando ero metà di Erremme Dibbì (cioè così mi firmavo con Riccardo Mancini scrivendo su «il manifesto» e altrove) nel novembre 1985 sudammo non per trovare ma per selezionare solamente alcuni fra i molti testi in un percorso tra scienza e fantascienza: lo so perché ho ritrovato un appunto ma siccome non riesco a recuperare quel faticato articolone… mi toccherà riscriverlo, appunto un prossimo Marte-dì. Anzi no: mi ha battuto sul tempo il solito “astrofilosofo”: è qui Ma che freddo fa: criogenia e fantascienza e “minaccia” di essere solo una prima puntata perché Fabrizio Melodia mi ha confidato che solo fra «Star Trek» e anime giapponesi potrebbe scrivere 500 pagine… [db]

Daniele Barbieri
Un piede nel mondo cosiddetto reale (dove ha fatto il giornalista, vive a Imola con Tiziana, ha un figlio di nome Jan) e un altro piede in quella che di solito si chiama fantascienza (ne ha scritto con Riccardo Mancini e Raffaele Mantegazza). Con il terzo e il quarto piede salta dal reale al fantastico: laboratori, giochi, letture sceniche. Potete trovarlo su pkdick@fastmail.it oppure a casa, allo 0542 29945; non usa il cellulare perché il suo guru, il suo psicologo, il suo estetista (e l’ornitorinco che sonnecchia in lui) hanno deciso che poteva nuocergli. Ha un simpatico omonimo che vive a Bologna. Spesso i due vengono confusi, è divertente per entrambi. Per entrambi funziona l’anagramma “ride bene a librai” (ma anche “erba, nidi e alberi” non è malaccio).

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