Il Guatemala terra di desaparecidos

Il film Sin Miedo racconta la battaglia per la giustizia di un gruppo di familiari di persone sequestrate o fatte sparire dall’esercito guatemalteco all’epoca del conflitto armato, ma ancora oggi il fenomeno delle sparizioni forzate prosegue, ad opera dei narcos e delle pandillas.

di David Lifodi

In Guatemala le sparizioni forzate delle persone rappresentano una delle piaghe di questo piccolo paese centroamericano, prima devastato da un conflitto armato protrattosi per 36 anni (1960-1996) che ha provocato circa duecentomila morti e il genocidio maya di cui si rese responsabile lo Stato e adesso dallo strapotere dei narcotrafficanti e delle pandillas, le bande criminali di giovani e giovanissimi presenti su tutto il territorio al servizio dei signori della droga.

Da alcuni mesi è uscito il film Sin Miedo (“Senza paura”), pellicola dell’italo-spagnolo Claudio Zulian la cui storia è stata raccontata da Marcelo Colussi sul sito web Utopia rossa, il primo a parlarne in Italia. Sin Miedo racconta la storia di un gruppo di familiari di persone sequestrate o fatte sparire dall’esercito guatemalteco. Quattro di loro, nella battaglia per esigere verità e giustizia sui loro cari desaparecidos, raccontano la repressione di Stato che provocò più di 45mila sparizioni tra la popolazione civile. Miguel Ángel Arévalo, Paulo Estrada, Ofelia Salanic Chinguil e Salomón Mejía Estrada, dopo un lungo contenzioso con lo Stato guatemalteco, sono riusciti a far inserire, tra le misure di riparazione per i familiari vittime di sparizione forzata, anche la produzione di un documentario, a carico dello stesso Stato, che facesse luce sul dramma dei desaparecidos. Dal 2012, quando la Corte interamericana dei diritti umani per la prima volta condannò il paese per le sparizioni forzate di cui furono responsabili soprattutto i sanguinari Ríos Montt e Lucas García, lo Stato aveva sempre rifiutato di accettare la sentenza, fin quando non è arrivato Claudio Zulian, che ha permesso non solo ai familiari dei desaparecidos, ma a tutto il paese, di ricostruire un prezioso lavoro di memoria storica che molti vorrebbero invece far scomparire.

Più volte, l’attuale presidente Jimmy Morales, sostenuto dal partito Frente de Convergencia Nacional e composto in gran parte da ex veterani di guerra, come del resto anche Otto Pérez Molina, il suo predecessore poi costretto ad abbandonare la carica per lo scandalo di corruzione denominato La Línea, ha condotto una vera e propria propaganda negazionista volta a sminuire, se non a cancellare, sia il genocidio maya sia le sparizioni forzate. Tuttavia, dagli anni del conflitto armato ad oggi in Guatemala ben poco è cambiato per quanto riguarda i desaparecidos. Secondo i dati in possesso della polizia, e quindi parziali perché sono ormai in molti a non ricorrere alle forze armate a causa della loro connivenza con il crimine organizzato, nel 2005 le persone vittime di sparizione forzata erano 1456, ma nel 2016 questa cifra aveva già raggiunto le 3526 unità. Quanto all’anno da poco trascorso, il 2017, le statistiche sui desaparecidos sembrano essere in lieve calo, ma soltanto perché sembra in prevalenza, tra le pandillas, l’usanza di disfarsi dei loro corpi e di nasconderli per evitare che siano ritrovati.

A questo proposito, l’Instituto Nacional de Ciencias Forenses (Inacif) conferma un incremento dei corpi smembrati dei prigionieri da parte dei pandilleros, così come la presenza di alcuni stabili dove le bande criminali nascondono le vittime prima di gettarle nelle fosse clandestine per evitare di lasciare tracce. A pagare la violenza dilagante nel paese sono soprattutto le donne. L’Inacif segnala che gran parte delle persone soggette a sparizione forzata e a torture sono di sesso femminile. Fino a giugno 2017 sono state registrate 741 sparizioni, nonostante lo scorso mese di luglio sia entrato in funzione il meccanismo di ricerca di donne desaparecidas denominato Isabel-Claudina, che in teoria dovrebbe servire per condurre indagini sulle scomparse secondo le stesse modalità del sistema di ricerca per minori Alba-Keneth. In particolare, a sparire sono principalmente le adolescenti: 7 casi di desapariciones su 10 sono giovani tra i 13 e i 17 anni, secondo quanto emerso dal sistema Alba Keneth, in funzione dal 2010.

Il sistema fortemente patriarcale e machista presente in Guatemala spesso riesce a far passare le sparizioni come responsabilità delle stesse giovani: “se ne saranno andate con il loro fidanzato”, è una delle giustificazioni prevalenti. In realtà, gran parte delle ragazze finisce per essere coinvolta nel traffico di esseri umani e la loro sorte è nelle mani di pandilleros, narcos o affaristi senza scrupoli. Sin Miedo non serve solo a denunciare le responsabilità dello Stato nel conflitto armato, ma anche a far presente, di fronte al mondo intero, che ad oltre tre decadi dalla repressione, quello stesso Stato non solo non si adopera per tutelare i propri cittadini, ma spesso agisce in collaborazione con il crimine organizzato per perseguitarli una volta di più.

 

Il trailer del film di Claudio Zulian

David Lifodi
Sono nato a Siena e la mia vera occupazione è presso l'Università di Siena. Nel mio lavoro "ufficioso" collaboro con il sito internet www.peacelink.it, con il blog La Bottega del Barbieri e ogni tanto pubblico articoli su altri siti e riviste riguardo a diritti umani, sindacalismo, politica e storia dell’America latina, questione indigena e agraria, ecologia.

2 commenti

  • maria teresa messidoro

    Ovviamente molto interessante. Ma il film è solo in spagnolo o esiste una versione sottotitolata almeno in italiano per diffonderla?
    gracias

  • Ciao Maria Teresa,
    che io sappia non c’è una versione con sottotitoli in italiano.

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