Il meglio del blog-bottega: 46

andando a ritroso nel tempo (*)

Omonimie: Jones, Macondo, Profumo, Scalzone ecc

tempioDelPopolo-Guyana

 Negli Usa dire Jones è quasi come da noi Rossi o Bianchi. Dunque non è improbabile trovare due “reverendo Jones”. Però è singolare che mentre un reverendo Terry Jones (toh del tutto omonimo all’attore-regista dei Monthy Python) faceva tremare mezzo mondo minacciando di bruciare qualche copia del Corano, quasi nessuno si sia ricordato di un altro reverendo Jones. Eppure il più grande “suicidio di massa” del ‘900 – in Guyana, il 18 novembre 1978 – non è proprio una bazzecola. Quel Jim Jones che convinse 912 persone a uccidersi non sembrava un pazzoide: era stimato, propugnava una sorta di socialismo apostolico e fu assessore all’edilizia di San Francisco sotto il democratico George Moscone; a ricordarci quante maschere indossino la vita e la morte e/o quanto sia esile il confine fra normalità e follia.
Poco prima che un reverendo Jones agitasse un cerino dalle parti dell’11 settembre (provocando qualche incendio in Asia con morti e feriti), nel Golfo del Messico bruciava una piattaforma petrolifera, sempre della Bp: devono essere abbonati. Scorrendo gli articoli si trova che un mese prima la Bp aveva tamponato “il pozzo Macondo”. Un nome già sentito vero? Io, Gabriel Garcia e qualche altra persona non avremmo mai chiamato così un pozzo di petrolio. Ma anche i nomi, è ovvio, possono diventare maschere. O chiazze.
Torniamo in Italia. Un banchiere che si chiama Profumo – Alessandro forse – dà le dimissioni. Non so molto della faccenda. E mi pare improbabile che da quelle parti ci siano buoni profumi. In generale delle banche – comprese le italiane ma escluse le Mag (sapete cosa sono vero?) e Banca Etica – continuo a pensare quel che scrisse Bertold Brecht, cioè che «è più criminale fondare una banca che rapinarla». Però a sentir Profumo qualcosa mi sovviene – pur se (ve lo giuro) io non sono Alberto da Giussano – ovvero un vecchio scandalo politico a sfondo sessuale. Ormai siamo abituati ma all’inizio degli anni ’60 si era meno vaccinati (e/o più ipocriti).

L’inglese John Profumo, Segretario di Stato per la Guerra – a proposito di ipocrisia, questo è purtroppo il nome giusto – ebbe una relazione con una ragazza, Christine Keller che era l’amante di un funzionario russo a cui passava informazioni. Quel segretario Profumo rese falsa testimonianza alla Camera dei Comuni e fu costretto alle dimissioni; pochi mesi dopo anche Harold Macmillan, il Primo ministro, si dimise (ufficialmente per pochi motivi di salute). E adesso non state a dire che in Italia nessuno lascerebbe una carica per una falsa testimonianza… mica vivo in un eremo.
Ancora. Il sindaco di Castel Volturno non vuole una lapide per i sei immigrati africani uccisi il 18 settembre 2008. Dice il sindaco (senza un appiglio) che erano spacciatori e aggiunge – un tipico delirio di Lega e dintorni – che «sotto il peso dell’immigrazione finiremo come gli Indiani d’America». La camorra dev’essere una roba senegalese… oppure non esiste. Molti giornali scrivono che il sindaco si chiama Scalzone senza specificare, tanto che ho pensato si chiamasse Marco Antonio, da cui le iniziali
Ma che effettivamente davanti al cognome Scalzone sarebbero da evitare; però pare che il sindaco all’anagrafe faccia solo Antonio e dunque…
I meno giovani ricorderanno che negli anni ’60 e ’70 un altro Scalzone – di nome Oreste – fu in prima fila nel movimento studentesco, poi nel gruppo Potere Operaio e nell’arcipelago dell’Autonomia Operaia. Fu incriminato e incarcerato per quella schifezza giudiziaria nota come “7 aprile” (o “teorema Calogero”). In carcere Oreste si ridusse uno scheletro, venne liberato e appena possibile scappò in Francia dove vive tuttora. Condannato in Italia per reati minori ma comunque in processi condotti con metodi (e sulla base di “leggi speciali”) molto discutibili, oggi è un cittadino che può liberamente circolare anche se questo fa inferocire i Gasparri e altra gentaccia. Io credo che Oreste, contrariamente al sindaco di Castel Volturno (e ai tanti, troppi simil-Gasparri), sia persona generosa anche negli errori, coraggiosa e altruista; sono fiero di conoscerlo e di abbracciarlo quando lo incontro. Se qualcuna/o più giovane trova su una bancarella il suo libro «
Biennio rosso» (edito da Sugarco nel 1988) potrà capire anche da quelle pagine in parte invecchiate l’entusiasmo di persone come lui: «il faut rever» (bisogna sognare) si intitola uno dei capitoli.
In questi giorni apprendo che è scattata l’indagine su una banca la cui sigla è Ior. Per un’incredibile coincidenza è la stessa sigla (esistono le omonimie di sigle, oh sì) di una banca del Vaticano che fu in affari con la mafia e attraverso l’italo-americano Michele Sindona con i fascisti e i golpisti attivi in Italia tra la fine degli anni ’60 e l’inizio degli anni ’70 del secolo scorso. Come dite? non è un’omonimia? E’ prooooooooooooprio la stessa banca… Cavolo, ora i giornalisti si scateneranno contro il Vaticano. Cosa (ri)dite? Ma perché questo turpiloquio, non capisco.

NELLA FOTO IL “TEMPIO DEL POPOLO” IN GUYANA
Riassunto delle puntate precedenti
Forse perché da anni io e un altro Daniele Barbieri siamo coinvolti in una serie di divertenti “qui pro quo”, forse perché penso si impari dal caso come dalla storia, vengo colpito dalle omonimie. Dunque su codesto stra-blog (strano blog) esiste una piccola sezione che si chiama «Omonimie».
Quasi nessuno ha notato che lo sfortunato Patrick Lumumba (coinvolto, da innocente, nel delitto che vede condannati Raffaele Sollecito e Amanda Knox) si chiama quasi come Patrice Lumumba, martire del Congo e – per quel che penso io – punto di riferimento per chiunque creda nella libertà.
Se siete pigri e dunque abusate di Google, digitando Cesare Battisti vedrete che i primi due nomi a uscire sono “Cesare Battisti storia” e “Cesare Battisti terrorista”. Ne ho scritto su codesto blog in cerca di somiglianze oltre che … di evidenti differenze. E così via.

Mi colpiscono le omonimie… compresa quella dei due (e più) Daniele Barbieri. Perciò a risentirci. E se ne trovate di interessanti segnalatemele, grazie.

(*) Come l’anno scorso, ad agosto la “bottega” (che prima dell’11 gennaio 2015 fu blog) recupera alcuni vecchi post che a rileggerli, anni dopo, sono sembrati interessanti. Il motivo? Un po’ perché quasi 8mila articoli sono taaaaaaaaaaaaanti e si rischia (nonostante i “santi” tag) di perdere la memoria dei più vecchi. E un po’ perché nel pieno dell’estate qualche collaborazione si liquefà: viva&viva il diritto alle vacanze che dovrebbe essere per tutte/i. Vecchi post dunque… di 5 anni fa all’incirca: recuperati con l’unico criterio di partire dalla coda ma valutando quali possono essere più attuali o magari spiazzanti. Il “meglio” è sempre soggettivo ma l’idea è soprattutto di ritrovare semi, ponti, pensieri perduti… in qualche caso accompagnati dalla bella scrittura, dall’inchiesta ben fatta, dalla riflessione intelligente: con le firme più varie, stili assai differenti e quel misto di serietà e ironia, di rabbia e speranza che – noi speriamo – caratterizza questa blottega, cioè blog-bottega. (db)

La redazione (in ordine alfabetico): Alessandro, Alexik, Andrea, Barbara, Clelia, Daniela, Daniele, David, Donata, Energu, Fabio 1 e Fabio 2, Fabrizio, Francesco, Franco, Gianluca, Giorgio, Giulia, Ignazio, Karim, Luca, Marco, Mariuccia, Massimo, Mauro Antonio, Pabuda, Remo, “Rom Vunner”, Santa, Valentina e ora anche Riccardo e Pietro.

 

Daniele Barbieri
Un piede nel mondo cosiddetto reale (dove ha fatto il giornalista, vive a Imola con Tiziana, ha un figlio di nome Jan) e un altro piede in quella che di solito si chiama fantascienza (ne ha scritto con Riccardo Mancini e Raffaele Mantegazza). Con il terzo e il quarto piede salta dal reale al fantastico: laboratori, giochi, letture sceniche. Potete trovarlo su pkdick@fastmail.it oppure a casa, allo 0542 29945; non usa il cellulare perché il suo guru, il suo psicologo, il suo estetista (e l’ornitorinco che sonnecchia in lui) hanno deciso che poteva nuocergli. Ha un simpatico omonimo che vive a Bologna. Spesso i due vengono confusi, è divertente per entrambi. Per entrambi funziona l’anagramma “ride bene a librai” (ma anche “erba, nidi e alberi” non è malaccio).

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