Il meglio del blog-bottega: 51

andando a ritroso nel tempo (*)

Innamorarsi di (e con) Robert Sawyer

RobertSawyer

«Grazie – gli disse con un sorriso.

Lui le passò un dito sul profilo della guancia – E di che?

Per… beh, avermi aspettata.

Lui sollevò un sopracciglio. – Ovvio.

Non a tutti importa sai?».

Oppure.

«Mary aveva accanto un uomo che piangeva senza vergognarsi, che non doveva sempre dimostrare agli altri che aveva ragione, che trattava le donne con rispetto e come sue pari»

Ed ecco uno stralcio del discorso di Valerie Beckett («prima donna presidente degli Stati Uniti»): «L’uomo che stiamo onorando ha guidato la lotta per impedire alle compagnie di assicurazione di discriminare i nati e i non nati in base ai loro profili genetici o ai precedenti clinici».

Quarta e ultima citazione.

«(Noi scienziati spesso) apriamo la bocca troppo presto […] poi aspettiamo una settimana, un anno, un decennio e diciamo “scusate, ci siamo sbagliati” […] ogni volta che succede una cosa del genere diamo fiato agli astrologi […] ma noi dovremmo essere l’ultimo bastione del pensiero razionale».

Chi è?

Innanzitutto… un uomo. Ma le prime tre citazioni facevano pensare a una donna vero? Le ho rubato, quasi a casaccio, dai romanzi di Robert Sawyer che non (ho detto: «non») trovate in libreria.

Prima che i supermercati ne svendessero alcuni, eravamo abituati a pensare che i testi importanti uscissero solo in libreria e che in un futuro – prossimo o remoto? – magari fossero generabili (a pagamento? in abbonamento?) dal computer di casa. Però c’è sempre stata qualche eccezione, in Italia almeno: i Gialli Mondadori, Urania o altre collane hanno talvolta portato libri di gran bellezza – e a prezzi popolari – in edicola, dunque fuori dai tradizionali circuiti. Gli snob ovviamente hanno faticato come si seccano quando un fumetto (che so Julia) viene paragonato alla grande letteratura.

Sta capitando di nuovo.

Una quarantina d’anni fa in Italia quasi nessuno conosceva Philip Dick se non frequentava le edicole e oggi accade con Robert Sawyer: per tutto ottobre Urania propone “Rollback” – 288 pagine per 4,20 euri – e vale la pena afferrarlo prima che sparisca (questo è il guaio delle edicole).

Datemi retta.

Cooooooooooooooooooooooooooooooooooooooorrete in edicola. Sawyer lo merita e spero viceversa (che voi meritiate lui).

Come ho già raccontato un paio di volte su codesto blog, Sawyer è un pimpante cinquantenne canadese: viene già etichettato come alfiere della fantascienza hard (cioè tecnologica) ma è una definizione riduttiva perché, se pure le sue passioni e competenze scientifiche sono fuori dubbio, è un autore capace di muoversi su una gran varietà di temi (etici e sociali soprattutto). Siamo abituati a sorridere della definizione “storie d’amore” ma Sawyer in ogni suo libro racconta anche di passioni, affetti, innamoramenti, sesso a go-go ma senza cadere nelle trappole del banale, del maschilismo e delle strizzate d’occhio al porno-soft (ripetitivo e senza vero eros) tanto di moda.

Amore dunque. Meglio se corrisposto. E’ importante precisarlo, visto che – direbbe Sawyer – «non a tutti importa sai?».

Talvolta sembra più fantascientifico un maschio attento all’altrui sessualità che “il primo radiosegnale” dallo spazio, ovvero la risposta degli extraterrestri al celebre messaggio (di Frank Drake) partito nel 1974 dall’osservatorio di Arecibo. Nel romanzo in questione ci muoviamo fra il 2009, il 2048 e il 2076. Almeno tre le sorprese che arrivano dalle stelle ma un altro asse narrativo importante (e infatti dà il titolo) è il procedimento Rollback, ovvero la possibilità di rendere chiunque nuovamente giovane, o meglio riportarlo ai 25 anni. Funziona quasi sempre ma c’è un vecchio, pesante problema: costa una tombola.

Naturalmente in Rollback c’è molto altro: dilemmi etici per umani, Et e robot; dubbi da “pipistrello”; leggende della scienza; Scarabeo (inteso come gioco); risate, lacrime e appunto una – doppia, forse come la vita di Veronica in un famoso film – intensa, insolita, intrigantissima storia d’amore. Sawyer incanta dalla prima frase («ho avuto una vita felice. Sì») all’ultima battuta («troppo oltre»).

Se questo “Rollback” vi cattura, cercate (in biblioteca o nell’usato perché in libreria sarà davvero dura) i libri precedenti di Sawyer. Per esempio “Avanti nel tempo” – titolo originale “Flashforward” per la gioia degli esperti di cinema – che Fanucci tradusse nel 2000, ma soprattutto i romanzi sotto etichetta Urania. In particolare “Mindscan”, “Mutazione pericolosa” e una trilogia che in italiano è stata pubblicata con i titoli (meno belli di quelli originali, più asciutti) “La genesi della specie”, “Fuga dal pianeta degli umani” per chiudere con “Origine dell’ibrido”. Tre lunghi, avventurosi romanzi con delitti sulla Terra e… in qualche Altrove; infatti sono ambientati in due universi paralleli, che imprevedibilmente entrano in contatto e si confrontano lungo un asse evolutivo…. dato che in uno hanno vinto i «barast» (ovvero la specie Homo neanderthalensis) mentre nell’altro abbiamo prevalso noi «gliksin» o come presuntuosamente ci definiamo la specie – la razza? – “homo sapiens”. Appare evidente che il canadese Sawyer oltre ad avere parecchie critiche da fare ai suoi vicini di casa (non i messicani, gli altri) è dubbioso che l’evoluzione su questa Terra sia andata nel modo migliore possibile. Eppure anche i cugini neanderthaliani – come ce li racconta – sono per nulla “perfetti”. Così al termine della trilogia si è aperto un dibattito (su Internet è ovvio e/o fra gli appassionati di fantascienza): potendo scegliere cosa terremmo del mondo gliksin e cosa invece dovremmo imitare ai barast?

Due parole anche su “Mutazione pericolosa” – ma il titolo originale era “Frameshift” (a Sawyer piacciono i titoli secchi) – dal quale era presa la terza citazione all’inizio. Tradotto da Urania nel 1998 ha un ritmo serratissimo. Fra malattie, mutazioni genetiche, razzismo e un fantasma che ricompare da quel nazismo che non sembra passare. C’è anche qui una grande storia d’amore ma non fatevi sfuggire i riferimenti a Woody Guthie (e alla còrea di Huntington, quasi una co-protagonista del libro), a Linus Pauling, a William Shockley – 10 secondi per ricordare chi era, come non lo sapete? eppure vi ha cambiato la vita – ma anche a Orson Welles, a una signora di 62mila anni (Hapless Hannah) e a quel burlone di Albert Einstein che si chiede se Dio sia malizioso.

La buona fantascienza – siore e siori vado ad elencare in ordine alfabetico: Asimov, Bradbury, Clarke, Dick, naturalmente Evangelisti e poi per brevità saltando qualche lettera dell’alfabeto Le Guin, Lem, Pohl, Sturgeon, Tiptree junior (che in realtà era Alice Sheldon) – è letteratura di idee. Ne abbiamo un gran bisogno. Benvenuto allora a Sawyer.

(*) Rileggendo mi accorgo che la battuta sui messicani non solo è incomprensibile ma… geograficamente errata, visto che il Canada non confina con il Messico.

Come l’anno scorso, ad agosto la “bottega” (che prima dell’11 gennaio 2015 fu blog) recupera alcuni vecchi post che a rileggerli, anni dopo, sono sembrati interessanti. Il motivo? Un po’ perché quasi 8mila articoli sono taaaaaaaaaaaaanti e si rischia (nonostante i “santi” tag) di perdere la memoria dei più vecchi. E un po’ perché nel pieno dell’estate qualche collaborazione si liquefà: viva&viva il diritto alle vacanze che dovrebbe essere per tutte/i. Vecchi post dunque… di 5 anni fa all’incirca: recuperati con l’unico criterio di partire dalla coda ma valutando quali possono essere più attuali o magari spiazzanti. Il “meglio” è sempre soggettivo ma l’idea è soprattutto di ritrovare semi, ponti, pensieri perduti… in qualche caso accompagnati dalla bella scrittura, dall’inchiesta ben fatta, dalla riflessione intelligente: con le firme più varie, stili assai differenti e quel misto di serietà e ironia, di rabbia e speranza che – noi speriamo – caratterizza questa blottega, cioè blog-bottega. (db)

La redazione (in ordine alfabetico): Alessandro, Alexik, Andrea, Barbara, Clelia, Daniela, Daniele, David, Donata, Energu, Fabio 1 e Fabio 2, Fabrizio, Francesco, Franco, Gianluca, Giorgio, Giulia, Ignazio, Karim, Luca, Marco, Mariuccia, Massimo, Mauro Antonio, Pabuda, Remo, “Rom Vunner”, Santa, Valentina e ora anche Riccardo e Pietro.

 

Daniele Barbieri
Un piede nel mondo cosiddetto reale (dove ha fatto il giornalista, vive a Imola con Tiziana, ha un figlio di nome Jan) e un altro piede in quella che di solito si chiama fantascienza (ne ha scritto con Riccardo Mancini e Raffaele Mantegazza). Con il terzo e il quarto piede salta dal reale al fantastico: laboratori, giochi, letture sceniche. Potete trovarlo su pkdick@fastmail.it oppure a casa, allo 0542 29945; non usa il cellulare perché il suo guru, il suo psicologo, il suo estetista (e l’ornitorinco che sonnecchia in lui) hanno deciso che poteva nuocergli. Ha un simpatico omonimo che vive a Bologna. Spesso i due vengono confusi, è divertente per entrambi. Per entrambi funziona l’anagramma “ride bene a librai” (ma anche “erba, nidi e alberi” non è malaccio).

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