Il popolo basco e la Spagna

di Gianni Sartori

Appunti sulla “dichiarazione di Arnaga”, sul governo spagnolo sfiduciato e sulla commemorazione dell’11 maggio (nelle parole di Inaki Egana)

Dei baschi (soprattutto da quando ETA aveva prima sospeso e poi definitivamente abbandonato la lotta armata) si parla sempre meno. Eppure molti problemi rimangono ancora sul tappeto.

Un breve riepilogo: il 3 di maggio veniva pubblicato, a Ginevra, un comunicato di Euskadi Ta Askatasuna con cui l’organizzazione annunciava la propria autodissoluzione. Il giorno dopo, 4 maggio, si celebrava in quel di Villa Arnaga (Kanbo) un evento internazionale per promuovere la soluzione politica del conflitto, a cui prendevano parte personalità significative della comunità internazionale.

La Dichiarazione di Arnaga si basa, sostanzialmente, su tre punti fondamentali: risolvere la questione dei prigionieri e degli esiliati, procedere nella riconciliazione e promuovere il metodo del dialogo fra schieramenti avversi per risolvere le divergenze politiche.

L’annuncio di ETA e la Dichiarazione di Arnaga avrebbero dovuto consentire l’apertura di una nuova fase politica. Entrambe rilanciavano domande rimaste finora senza risposta.

Fra le poche eccezioni al “buco nero” su Euskal Herria, il soprassalto di “informazione” dovuto alla sfiducia espressa nei confronti del governo Rajoy (PP, Partito Popolare) da parte dei cinque deputati del PNV (Partito Nazionalista Basco). Un partito fondato nel 1985 da Sabino Arana, storicamente centrista (cioè “democristiano”), atlantista, filocapitalista, più autonomista che indipendentista, in passato spesso collaborazionista anche di alcuni fra i peggiori governi madrileni (Gonzalez,Aznar…). Ma anche – va detto – decisamente e coraggiosamente schierato con la Repubblica contro Franco durante la Guerra civile del 1936-1939.

Come mai il PNV ha preferito sostenere il cambio della guardia a favore di un nuovo premier socialista (Sanchez)? Non credo sia per grande affinità ideologica con il PSOE rispetto a quella – comunque scarsissima – con i post-franchisti del PP (eredi di AP – Alianza Popular – fondata da Fraga Iribarne per riciclare il franchismo dopo la morte del boia).

Probabilmente è stata anche una ritorsione – comunque legittima – per la repressione operata da Madrid l’anno scorso in Catalunya. Ma quella di “sfrattare Rajoy” non era comunque una posizione scontata per i deputati baschi (come invece quella dei partiti catalani Esquerra Republicana e PdCat i cui rappresentanti sono – alcuni almeno – in galera o in esilio). Solo una settimana prima il PNV aveva votato salvando il bilancio 2018 del passato governo.

Staremo a vedere.

Nel frattempo…“il popolo basco non dimentica”.

L’ 11 maggio Alberto Garcia Marmol «Ruso» e Jesus Maria Arrazola «Txiki» (*) – esponenti dei Komando Bereziak legati a ETA pm che successivamente si riunirono a ETA m – sono stati ricordati da una cinquantina di militanti abertzale e concittadini nel cimitero di Durango. Due giorni prima sempre a Durango si era tenuta una conferenza con lo storico e scrittore (edizioni Txalaparta) Inaki Egana, profondo conoscitore della storia del popolo basco e dei movimenti di liberazione (oltre che mio amico personale; lo abbiamo ospitato a Vicenza insieme a Gari Arriaga per qualche incontro-dibattito).

Ecco un breve riepilogo del suo intervento.

Nel 1974 si consumava una scissione interna e l’organizzazione armata si divise tra Eta-pm (politico-militare) e Eta-m (militare). Le due organizzazioni esprimeranno posizioni contrastanti sia sul modo di praticare la lotta armata, sia sul ruolo del KAS (“Koordinadora Abertzale Sozialista”), strumento di coordinamento fra le varie organizzazioni della sinistra basca indipendentista. Mentre per Eta-pm la koordinadora doveva servire a far nascere un partito rivoluzionario, per Eta-m doveva rappresentare l’intera area abertzale, restando un organismo dove le decisioni strategiche e politiche andavano prese congiuntamente.

In seguito Eta-pm perse parte del suo prestigio. Il partito EIA (Euskadi Iraultzako Alderdia) da “rivoluzionario” divenne eurocomunista (Euskadiko Ezkerra, EE) per poi confluire nel PSOE. Ma alcuni settori di Eta-pm – come appunto i commando Bareziak – rientrarono invece in Eta m.

Oggi Ruso e Txiki avrebbero rispettivamente 60 e 61 anni. Avrebbero, se quaranta anni fa non fossero stati uccisi in un agguato teso dalla Guardia Civil nella località di Gernika-Lumo.

La deposizione di corone e garofani era iniziata verso le 12. Alla cerimonia non hanno partecipato – almeno non ufficialmente – esponenti di partiti politici e dell’amministrazione locale. Un segno forse dell’incertezza che attualmente sembra aver contagiato parte della sinistra indipendentista basca.

Nel cimitero in onore dei due caduti è stata eseguita da Garazi Sarrionandia una danza tradizionale (aurresku), accompagnata dai suoni del musicista (txistulari) Juanan Aroma.

Purtroppo, poco lontano dal loculo dove vennero sepolti i due etarra, resta ancora in piedi una cappella franchista. Quanto mai inopportuna visto che nel 1937 Durango venne mitragliata e bombardata – da aerei italiani alleati di Franco – alcuni giorni prima di Gernika.

Versi improvvisati – com’è usanza nella tradizione basca – in euskara sono stati poi cantati dal cantastorie (bertsolari) Areitio dedicandoli a Ruso e Txiki. E infine i presenti – alzando il pugno chiuso – hanno intonato l’Eusko Gudariak, inno dei gudaris (combattenti antifranchisti baschi).

Ancora garofani sono stati collocati sulla tomba di un altro caduto di ETA m: Goio Olabarria Bengoa.

(*) Da non confondere con il «Txiki» fucilato nel settembre 1975 dal franchismo già agonizzante; qui in “bottega” cfr Tu chiamale, se vuoi, coincidenze…

 

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