«Il secondo avvento»

Gian Marco Martignoni alle prese con l’ultimo libro di Bifo

Con lo stile provocatorio che gli è congeniale Franco Berardi Bifo in un agile testo «Il Secondo Avvento» (DeriveApprodi: 94 pagine per 8 euro) analizza le tendenze dominanti dello scenario globale, a partire da una vicenda che in prima persona lo ha visto protagonista a Kassel in Germania nel 2016, ove fu invitato dal direttore Paul Preciado del Programma Documenta 14 per una performance.

Bifo per l’occasione aveva scritto un poema «Auschwitz on the beach», accompagnato dalla musica del fratello Fabrizio e dalla scena immaginata dall’artista brasiliano Dim Sampajo, raffigurante lo sterminio che gli europei stavano facendo nel mar Mediterraneo. Si scatenò un putiferio: la stampa tedesca accusò Bifo di voler relativizzare l’Olocausto, mentre in un incontro presso il Centro di cultura ebraica gli venne chiesto di non urtare la sensibilità dei sopravvissuti ai lager nazisti. Allora Bifo cancellò il testo del poema dal suo computer e non svolse la sua performance. Si limitò a ribadire che quanto stava avvenendo nel Mediterraneo era equivalente ad uno sterminio, e quindi noi dovevamo provare vergogna perchè non eravamo stati in grado di fermare l’ondata di nazismo che montava in Europa e di conseguenza in tutto il mondo (Trump, Modi, Duarte ecc). Se il nazismo in altre forme si può ripresentare, per Bifo è obbligatorio – come negli anni ’30 del secolo scorso – comprendere quali sono le ragioni che ne hanno permesso il secondo avvento. Rimanendo sempre sul piano autobiografico, non gli aveva detto suo padre che lui non avrebbe conosciuto il fascismo nè la guerra? Se così non è stato, quale mutazione antropologica è intervenuta nel profondo dell’umanità?

Si possono non condividere alcuni giudizi sul leninismo di Bifo ma le sue riflessioni attorno alla governabilità algoritmica e alla sua incidenza sulla mente sociale (nel senso di una caduta impressionante della capacità critica e a incremento delle patologie psichiche, per via delle frustrazioni accumulate nell’immaginario dei suprematisti bianchi) sono quanto mai pungenti e soprattutto in totale dissonanza con chi è esperto nell’arte della minimizzazione politica.

Inoltre Bifo non è mai arrendevole nella prospettiva politica: confidando nella potenza delle soggettività divergenti, all’interno – ma non solo – del campo di battaglia della comunicazione e della significazione, indica per quali ragionì può  delinearsi un secondo avvento comunista.

 

La Bottega del Barbieri

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