Il simulacro degli esami di Stato

Francesco Masala commenta l’ordinanza sugli esami di Stato delle scuole superiori (e, in un articolo ripreso dalla rete, Monica Biancardi analizza l’esame che verrà)

 

È uscita la bozza dell’Ordinanza concernente gli esami di Stato nel secondo ciclo di istruzione per l’anno scolastico 2019/2020.

Provo a tradurla per le mie studentesse e studenti.

L’Ordinanza inizia con una quarantina di visto/ vista relativa a quaranta leggi, decreti, ecc.

Poteva, come in Gran Bretagna e Paesi Bassi, avere un unico articolo (1), e questo poteva essere il primo comma:

“Visto che quest’anno scolastico, per cause di forza maggiore, non si è concluso  regolarmente, l’esame di stato nel secondo ciclo di istruzione per l’anno scolastico 2019/2020 non potrà essere sostenuto.”

 

All’art.3, c.2, si dice “L’esito della valutazione è reso pubblico, riportando all’albo dell’istituto sede d’esame il voto di ciascuna disciplina e del comportamento, il punteggio relativo al credito scolastico dell’ultimo anno e il credito scolastico complessivo, seguiti dalla dicitura “ammesso””.

Vuol dire che appariranno i voti veri di ciascuna disciplina, o no?

 

All’art. 4, c.3, punto 4, è scritto “l’ammissione dei candidati esterni all’esame di Stato è disposta anche in mancanza dei requisiti…”.

Che bello!

 

All’art.5, c.2, si legge: “Ai candidati esterni che hanno compiuto il percorso formativo in scuole non statali e non paritarie o in corsi di preparazione, comunque denominati, è fatto divieto di sostenere l’esame in scuole paritarie che dipendono dallo stesso gestore o da altro gestore avente comunanza di interessi.”

E se ci sono i prestanome va bene lo stesso? Leggendo con attenzione si può capire che esistono scuole paritarie che hanno interessi o addirittura gestiscono, per interposti soggetti. scuole non statali e/o non paritarie, evidentemente. Una norma per cui a chi gestisce una scuola paritaria sia vietato avere interessi e/o gestire scuole non statali e/o non paritarie sarebbe troppo contrario alla libertà d’impresa (o di malaffare)? O vale solo per un giorno all’anno? Tutti sanno che si possono comprare anni di corso, due, tre, quattro, chissà, tutti in un anno, cambiano le migliaia di euro da pagare, da decenni, e nessuno fa niente.

 

All’art.9,c.1 si dice che “entro il 30 maggio 2020 il consiglio di classe elabora, ai sensi dell’articolo 17, comma 1, del Decreto legislativo, un documento…”

che cosa strana, il documento del 15 maggio, rito e tradizione degli esami degli ultimi anni, adesso si elabora entro il 30 maggio (come dire che quest’anno il Natale del 25 dicembre si sposta al 28 dicembre, non cambia niente, no?)

 

All’art.9 c.2 si legge che “Al documento possono essere allegati atti e certificazioni relativi alle prove effettuate e alle iniziative realizzate durante l’anno in preparazione dell’esame di Stato”

Chi va a scuola sa che le prove effettuate durante l’anno in preparazione dell’esame di Stato che di chiamano prove simulate, si fanno a partire da marzo, e sono in preparazione a prove scritte che non ci saranno. Il senso del comma 2 è misterioso.

 

All’art.9, c.4 è scritto “Il documento del consiglio di classe è immediatamente pubblicato all’albo dell’istituto”

Cioè il documento del 30 maggio si pubblica il 30 maggio, ci potrebbe essere un’alternativa? o in quel comma c’è un significato esoterico per gli iniziati?

 

All’art. 17, c.1 è scritto: “…L’argomento è assegnato a ciascun candidato su indicazione dei docenti delle discipline di indirizzo medesime entro il 1° di giugno. L’elaborato è trasmesso dal candidato ai docenti componenti la sottocommissione per posta elettronica entro il 13 giugno.”

Due cose folli:

la prima è che per la prima volta un esame inizia prima che inizi l’esame, come se una partita di calcio iniziasse un quarto d’ora prima del fischio d’inizio, in confronto la fisica quantistica è di una semplicità da scuola elementare;

la seconda è che ogni candidato si potrà far compilare quell’elaborato da chiunque, anche questo è un rito di passaggio, nuovo e antico, si chiama rito delle tre carte, gli ultimi saranno i primi, dev’essere la meritocrazia.

 

buona fortuna a tutti noi!

 

PS: Una domanda, per chi può rispondere:

Lucia Azzolina esiste davvero o è un personaggio di Sabina Guzzanti?

 

 

(1) So che potrà sembrare strana una norma composta da un unico articolo, ma c’è un precedente che pesa come un macigno, la legge n.107 del 2015 (che istituisce quella che alcuni chiamano “la buona scuola” e che altri chiamano “la pessima scuola”), composta da un solo articolo e 212 commi. Che i giuristi (e gli azzeccagarbugli) dormano sonni tranquilli, si può fare.

 


 

L’Esame di Stato in presenza rischia di trasformarsi in un incubo. Parla un’artista e docente – Monica Biancardi

 

Da giorni rifletto su come potrebbe essere l’esame di maturità in presenza. L’ipotesi mi è talmente chiara che non posso che rifiutarla, perché mi figuro una scena che non riesco a condividere. L’attività quotidiana del mio lavoro, sia da artista che da docente, consiste nel produrre e dispensare immagini attraverso la pratica artistica e i suoi innumerevoli mezzi, fissandole su vari supporti per renderle fisiche. Sono tante le tipologie d’immagini: fisse, in movimento, a colori, bi o tridimensionali, riflesse, ecc., ma, in questo articolo, quella su cui v’invito a riflettere è l’immagine del ricordo.
Chi di noi non ricorda nitidamente il colloquio sostenuto all’Esame di Stato? L’immagine fissata è indelebile, forse anche più forte della discussione sostenuta alla tesi di laurea.
Quest’immagine la si vuole ripetere a tutti i costi anche quest’anno, segnato dolorosamente da un avvenimento unico nella storia dell’umanità dove la realtà, è proprio il caso di dire, ha superato l’immaginazione.
Se a partire da queste prime aperture si superasse la fase di prova, riuscendo a garantire poi la massima prudenza attraverso adeguate misure precauzionali, il rituale dell’Esame di Stato comunque non potrebbe essere salvato “in presenza”, come sostiene il fisico-scrittore Paolo Giordano. Al contrario, lo si ammazzerebbe una volta per tutte.
Perché? Perché il candidato, in mascherina e guanti, a sua volta di fronte a degli adulti in mascherina e guanti (molti già minacciano di presentarsi in visiera di plexiglass e vestiti in tuta), e a una distanza di sicurezza di circa 2 metri (fra i docenti) e, stando alle ultime notizie, a una distanza di 5 metri da chi deve sostenere l’esame, traduce un’immagine che è quella di 6 docenti, più il presidente di commissione 7, allineati su circa 14 metri, al cui centro vi sarebbe chi deve sostenere l’esame. Il che significherebbe che i docenti collocati alle due estremità distanzierebbero circa 8 metri dal soggetto in questione. E ancora più distante (dove?) ci sarebbe anche l’unico testimone ammesso a partecipare alla seduta.
Provate a immaginare il caldo che c’è nelle aule o nelle palestre a metà giugno, e cosa provocherebbe a tutti i malcapitati bardati in quel modo, in particolare a colei o a colui che deve sostenere il colloquio. E poi una volta terminato: la stretta di mano con i guanti di lattice la si dà o no? (auguriamoci che quelli di colore nero vengano vietati per l’occasione!)
Mentre i genitori e gli amici, anch’essi in veste da chirurghi, faranno probabilmente il tifo a un’adeguata distanza gli uni dagli altri, con mazzi di fiori e dolci da consumare rigorosamente all’interno del proprio nucleo famigliare. Addio agli scambi e agli abbracci.

 

La fotografia che si realizzerebbe di questo rito di passaggio, più che da un romanzo di Dick, sembra uscire da un fumetto di Bilal: un esercito di chirurghi che, per forza maggiore, a voce sostenuta, interrogano la persona che dev’essere esaminata, alla quale è concesso abbassare la mascherina per pronunciarsi, anche se, in preda a possibile e comprensibile ansia, le verrà chiesto di “alzare la voce”.
Non è sano restituire un simile ricordo ai ragazzi, e non lo è neanche per gli insegnanti che li hanno accompagnati durante questi anni. Questo non è un rito di passaggio, è un incubo.
Al di là dei tanti problemi (primo su tutti la rigorosa sanificazione, poi l’età media dei docenti coinvolti, molti dei quali affetti da varie patologie, il pendolarismo e vari protocolli di sicurezza), non ritengo opportuno restituire ai nostri ragazzi un simile ricordo. E a coloro che trovano l’esame online “meno importante” rispondo che si sbagliano.
Durante questi mesi di video-lezioni si sono svolti regolarmente i programmi, con un riscontro da parte degli studenti superiore alle aspettative, anche perché si tratta del loro momento di socialità quotidiana, dove incontrano chi li ascolta con molta attenzione.
Pur convinti e ripetendo in continuazione che questo modo di fare lezione non è normalità, docenti e studenti hanno profuso in questo periodo lo stesso impegno di sempre e, azzarderei, persino in misura maggiore. Pertanto il lavoro svolto dovrebbe essere preso in grande considerazione, così come prenderemo “sul serio” gli esaminati, dando loro il giusto valore, sia dal vivo che online.
La maggior parte dei cittadini italiani s’interessa alla scuola solo durante gli anni in cui i figli la frequentano. Oppure in una situazione eccezionale come queste, che è un errore. La maggior parte dei cittadini italiani non sanno che cosa è stato provocato da (nell’ordine): l’accorpamento, la mutazione delle discipline, l’ASL che ha cambiato acronimo in PCTO  e tanto altro.  E invece della Scuola se ne dovrebbe parlare sempre perché è l’ossatura di un Paese e, di conseguenza, la sua futura economia.
Infine mi permetto un consiglio: per ogni occasione occorre rispettare un’adeguata immagine, soprattutto se si svolgono determinate mansioni, come quella di stare alla guida di un Paese. In questo momento, più che mai, se non si è capaci di presentarsi in pubblico truccati a dovere, sarebbe giusto farsi consigliare da esperti della comunicazione.

da qui

 

Francesco Masala
una teoria che mi pare interessante, quella della confederazione delle anime. Mi racconti questa teoria, disse Pereira. Ebbene, disse il dottor Cardoso, credere di essere 'uno' che fa parte a sé, staccato dalla incommensurabile pluralità dei propri io, rappresenta un'illusione, peraltro ingenua, di un'unica anima di tradizione cristiana, il dottor Ribot e il dottor Janet vedono la personalità come una confederazione di varie anime, perché noi abbiamo varie anime dentro di noi, nevvero, una confederazione che si pone sotto il controllo di un io egemone.

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