Imola, sveglia! Altro che «acqua del sindaco»

di Vito Totire (*)

25 rotture nel territorio della Ausl di Imola su tubazioni in cemento-amianto nei primi sei mesi del 2017 (dati forniti dall’Uopsal-Ausl).

Se un amico vi invita a cena voi probabilmente accettate volentieri; ma se vi dice: «devo avvisarti che uso stoviglie in cemento-amianto» voi probabilmente rispondete : «va bene l’invito ma andiamo in pizzeria».

Cosa succede nel territorio di Imola? Qualcosa di meno peggio che a Bologna, città dove le rotture sul cemento amianto nel corso del 2016 sono state 500: ma queste 500 rotture – notificate agli organi di informazione, durante la inconcludente (in quanto a buoni risultati) kermesse del G7 ambiente – non hanno suscitato particolare attenzione.

Le 25 rotture nell’imolese sarebbero state così distribuite: 11 a Imola, ben 9 a Medicina, 5 a Castel San Pietro (città slow?). Fatto è che a Imola non sono stati mai fatti campionamenti per la ricerca delle fibre di amianto nell’acqua.

Il sindaco Daniele Manca (cui pare sia stato affidato un ruolo di “controllore” nei confronti di Hera) tempo fa a chi gli rivolgeva domande rispondeva con il classico «chiedete alla Ausl».

Eppure il rischio amianto si è concretizzato (per i lavoratori) in alcuni casi di mesotelioma: «pare tre» e diciamo “pare” perché la Regione E-R si ostina a non compilare il registro regionale mesoteliomi come noi andiamo proponendo da alcuni lustri. Ovviamente il rischio per gli operatori era cosa totalmente diversa (ben più grande) che per i consumatori ma il dato sanitario ed epidemiologico che citiamo è importante.

Un’altra precisazione: l’amianto non è presente solo nelle zone in cui la tubazione si è rotta. Tuttavia la focalizzazione del tema “rotture” è importante per osservare la dinamica della dispersione di fibre. Infatti cosa succede e cosa bevono i consumatori nella fase temporale che intercorre tra l’inizio della lesione del tubo e la rottura definitiva?

Inodi vengono al pettine comunque ma noi vogliamo scioglierli prima che facciano danni.

Cosa chiediamo:

  1. che l’acqua sia dichiarata e considerata potabile solo se indenne da amianto: cioè amianto zero!
  2. le tubazioni devono essere bonificate tutte con urgenza
  3. i lavoratori ex esposti devono essere destinatari di un programma di monitoraggio finalizzato alle possibilità di diagnosi precoce.

Tutto questo deve essere garantito con urgenza anche se la strada non pare semplice visto il servilismo mostrato di recente nei confronti del Canada, Paese “produttore” di amianto e quindi di morte ma accolto con tutti gli onori a Bologna nel G7 ambiente, ovviamente senza che il governo italiano abbia minimamente accennato a problema.

Speriamo che il territorio di Imola “si svegli”.

Ovviamente i dati sui siti in cui si sono verificate le rotture sono disponibili per i cittadini e per gli organi di informazione.

Bologna, 14.7.2017

(*) Vito Totire è medico del lavoro, presidente di AEA, l’Associazione esposti amianto e rischi per la salute

Redazione
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2 commenti

  • come sempre, GRAZIE!!!
    dove trovare informazioni attendibili per la provincia di ravenna? e per l’intero territorio italiano?
    si può contattare il dott. totire?

  • L’amianto non è ricercato dappertutto; “motivazione” ufficiale: è un parametro non obbligatorio ai fini della dichiarazione burocratica di potabilità;
    di Ravenna in archivio abbiamo dati “vecchi” che possiamo commentare e senza dubbio socializzare a chiunque ce lo chieda; Ravenna ha poi una peculiarità :pare uno dei pochi o l’unico sito in Italia in cui la ricerca è stata fatta in TEM cioè in microscopia elettronica a trasmissione; furono misurate (1995) tra 1.500.000 e due,5 milioni di fibre;

    l’apparato istituzionale che usa i dati u.s.a. (scusate il gioco di parole) per dire che “non siamo messi male” sorvola, evidentemente sapendo di mentire, che negli USA utilizzano la TEM,
    quindi dicono: cosa volete che sia qualche igliaio di fibre; negli USA tollerano fino a milioni…
    Infatti se in Italia si usasse la TEM a cosa corrisponderebbero le 700.000 fibre campionate nel comune di Agliana, Pistoia?
    Insomma qui si fa il gioco delle tre carte ma mentre quelli che fanno il vero gioco delle tre carte (romantici delinquenti di una volta) hanno un rischio di impresa , le istituzioni che mentono sulle fibre , al momento, non hanno corso molti rischi anzi pare che dire cose infondate sia un buon metodo per fare carriera.

    per ogni altra e più dettagliata informazione :
    vitototire@gmail.com

    Saluti a tutti.

    VitoTotire

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