«Impara ad aspettarti l’inaspettato»

db torna sul luogo dell’innamoramento e vi racconta del romanzo(ne) «Bitti» di Nnedi Okorafor

Una ragazza in fuga: dal suo minuscolo villaggio in Africa, dal piccolo mondo che forse potremmo chiamare Terra. Il suo nome? Un po’ complicato: di partenza è Binti Ekeopara Zuzu Damba Kaipka di Namib ma lungo la vicenda cambierà perchè i nomi dovrebbero tener conto di ciò che succede alle persone che li indossano. Qui la chiameremo Bitti come il romanzo di Nnedi Okorafor – ststunitense di origini nigeriane – pubblicato negli Oscar nella traduzione di Benedetta Tavani (bravi gli editori che cominciano a mettere in copertina o comunque in evidenza i nomi di chi traduce): 464 pagine per 17 euri.

Bitti è talmente brava in matematica (un bel po’ diversa dalla nostra “euclidea”) che potrà andare nello spazio e raggiungere Oomza University. Ma le Meduse attaccano e iniziano casini a gogo.

Fedele alla linea di non spoilerare anche stavolta nulla svelerò. Se però pensate ai soliti alieni catti-cattivissimi siete fuori strada. Binti e Nnedi manovrano la complessità, i ruoli e il manicheismo come un trapezista vola da un esile filo all’altro (sempre più lontano) senza cadere; e costringono chi legge a meditare su «Talvolta l’ovvio è troppo ovvio» e a scegliere come ragionevole linea di condotta «impara ad aspettarti l’inaspettato».

Parole chiave? Astrolabi, alberi, elefanti (un po’ diversi), meduse (molto diverse), antichi saperi, numeri, «edan», astronavi che partoriscono, il deserto, accettazione, odio e paura, trasformazione, armonizzare, università buone per gli abitanti di ogni mondo.

La stuttura del libro è costituita da 3 romanzi brevi (si fa per dire) e da un racconto (idem): la continuità funziona.

Difettucci? Qualche lungaggine, alcune pagine tirate via (si notano proprio perchè l’autrice  scrive benissimo) e uno dei colpi di scena è talmente atteso che potevano anche metterlo nel sottotitolo. Ma, come si dice, anche nei paradisi si può inciampare in una buca. E infatti meritata vittoria ai premi Hugo e Nebula. «Preparatevi a innamorarvi di Binti» sussurra in copertina Neil Gaiman. Già fatto, o perlomeno io mi consideravo “ammorosato” con l’autrice dopo aver letto «Laguna» (*). Lì ero stato catturato soprattutto dal ritmo e dal mistero; in «Binti» c’è anche una maggiore varietà e profondità. Adesso le chiederò un altro appuntamento. Vi aggiornerò.

(*) cfr Tris: la giovane Nnedi, il vecchio Jack più…

 

Daniele Barbieri
Un piede nel mondo cosiddetto reale (dove ha fatto il giornalista, vive a Imola con Tiziana, ha un figlio di nome Jan) e un altro piede in quella che di solito si chiama fantascienza (ne ha scritto con Riccardo Mancini e Raffaele Mantegazza). Con il terzo e il quarto piede salta dal reale al fantastico: laboratori, giochi, letture sceniche. Potete trovarlo su pkdick@fastmail.it oppure a casa, allo 0542 29945; non usa il cellulare perché il suo guru, il suo psicologo, il suo estetista (e l’ornitorinco che sonnecchia in lui) hanno deciso che poteva nuocergli. Ha un simpatico omonimo che vive a Bologna. Spesso i due vengono confusi, è divertente per entrambi. Per entrambi funziona l’anagramma “ride bene a librai” (ma anche “erba, nidi e alberi” non è malaccio).

Un commento

  • Dedicato a una piccola medusa azzurra che accende la fantasia, la sua scrittura è sempre lieve, poetica, leggera. Scivola via ed è umanamente così vicina, confidenziale che quando arriva il momento della descrizione e dell’azione resti sorpreso, perché è la realtà che non riconosci, è spostata in avanti in un futuro lontano, di sogno. Il tratto che mi sorprende maggiormente del suo stile è questo, il suo racconto è un viaggio leggero nel cuore e descrive il punto di contatto più intimo in cui saremo vicini alle avventure dei figli dei nostri figli… In questo senso è fortemente originale, sembra svegliarsi di colpo nel domani del mondo. Bravissima.

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