In memoria di Aldo Gambardella, madonnaro…

ironico e comunista

di Chief Joseph

Nasce a Porta Capuana, nel cuore di Napoli l’8 gennaio 1925 e muore a Torre del Greco il 17 febbraio 1986. La famiglia di Aldo Gambardella era agiata, ma la madre muore a solo quaranta giorni dalla sua nascita e il padre dopo due anni. Fu quindi affidato a un collegio per orfani e vi rimase fino a vent’anni. Si laurea pittore all’Accademia delle Belle Arti a Napoli.

Durante la Seconda Guerra Mondiale venne catturato dai nazisti e si salvò in modo casuale ed originale: disegnò sul torace di un ufficiale un tatuaggio. Aldo ne aveva molti stampati sul suo corpo, memoria del tempo passato in collegio. Un giorno, in seguito a una serie di bombardamenti da parte delle forze alleate, riuscì a scappare dal luogo in cui era prigioniero.

Terminata la guerra si trasferisce, col fratello Vittorio, a Torre del Greco e qui inizia la sua attività artistica con soggetti paesaggistici e nature morte. La sua passione principale era quella di fare il Madonnaro: gira l’Italia dipingendo marciapiedi e piazze. A 25 anni si sposa e ha nove figli che, con le sue capacità e la sua bravura riversate nell’attività artistica pittorica, riuscì a mantenere. Sei di questi figli seguirono le orme paterne in campo artistico.

Per circa quattro anni si trasferì a Pescara con la famiglia, e aprì una negozio di quadri. Una sua opera, come ricorda il figlio Roberto, fu esposta nei locali del municipio della città abruzzese.

Tornato a Torre del Greco, anche su sollecitazione della moglie, continuò a dipingere e aprì altri locali per vendere i quadri.

Nel 1964, a sua insaputa, fu iscritto all’Accademia “Gli immortali d’Italia” con Ruggero Orlando, giornalista e celebre corrispondente della Rai da New York. Entrambi furono invitati nella metropoli americana per ricevere l’attestato, ma per problemi di tipo economico fu costretto a rinunciarvi. In seguito, l’onorificenza gli arrivò per posta.

Nel 1984 partecipò a un incontro di Madonnari a Castel Gandolfo, residenza estiva del papa. Mentre stava per completare la Madonna di Czestochowa, Giovanni Paolo II, che stava seguendo da una finestra la manifestazione, in barba al protocollo lo fece chiamare nelle sue stanze, esprimendogli il desiderio di avere per sé l’immagine della Vergine polacca.

Così l’opera di Aldo Gambardella, detto “U pittore”, eseguita eccezionalmente su pannello, è l’unica di un Madonnaro che orni le stanze vaticane. La notizia si divulgò subito sui giornali e Torre del Greco festeggiò l’evento con il grande maestro.

Oltre che madonnaro e pittore, Gambardella è stato anche poeta: esistono precise testimonianze di questa sua passione; scrisse vari testi, ma purtroppo sono andati perduti.

Quando arriva a Grazie – dove ogni anno si rinnova con una fiera (e altri eventi) l’antica tradizione dell’arte del gessettosi distingue immediatamente, da un lato per le sue capacità dialettiche e per la sua signorilità e, dall’altro, per la capacità di rappresentare il classico e romantico marrone scuro di stile caravaggesco.

Non vincerà mai però nel 1977 ottiene il terzo premio, come pure, nel 1978. Nel 1977 viene eletto presidente dei Madonnari. e dichiara “Vogliamo una specie di lasciapassare autorizzato dal Ministero del Turismo e Spettacolo e dei Beni Culturali, che ci riqualifichi finalmente, e socialmente e a livello artistico”. In quell’anno ottenne i “Gessetti di Bronzo” con una composizione che invitava alla pace fra i popoli. Donò una sua opera dal titolo “Natura morta” al Comune di Curtatone, quale prima opera di una costituenda Pinacoteca dei Madonnari. Purtroppo di questo dipinto non c’è più traccia.

Esprime parole di apprezzamento per Grazie: Questa sagra ha un calore tutto suo, come se fosse una festa del sud. E’ singolare che i Madonnari, dovunque tollerati o, magari, espulsi dalle comunità come noiosi accattoni, qui siano esaltati e premiati.

Sempre nel 1977, sul piazzale del Santuario lavora con Aldo Di Leva di Sarno, uno dei primi Madonnari del dopoguerra, che dalla fabbrica era tornato all’antico amore per aiutare i colleghi. La giuria assegna a Di Leva un meritatissimo “Premio Solidarietà”.

Gambardella era un personaggio ironico e disponibile allo scherzo e alla battuta; infatti, quando arrivava a Grazie, dichiarava che non voleva, essendo comunista, dipingere immagini sacre, ma poi riusciva sempre a produrre disegni in sintonia con le caratteristiche della manifestazione.

Sposa, successivamente, la causa di Camaiore ma probabilmente la sua scelta fu dettata da un atto di generosità: i dipinti realizzati nella città toscana venivano donati alle chiese del sud.

A Grazie, comunque, lascia un ricordo indelebile.

Bisogna ricordare ancora che, terminati gli studi, in opposizione al regime fascista era entrato a far parte di un gruppo di partigiani, per convinzioni personali e per quegli ideali di libertà che all’epoca venivano soppressi e puniti.

Attivista politico, iscritto fin da giovane al Pci, si è sempre battuto per i diritti dei lavoratori. Fu il primo presidente del Comitato di Quartiere “Il Progresso” (zona mare di Napoli). Partorì l’idea di organizzare il Comitato durante il periodo del colera a Napoli e provincia: con un gruppo di volenterosi cercò di salvare la zona di “Abbasci ammare”. A seguito del colera, voleva realizzare circoscrizioni cittadine, con votazione plebiscitaria, ma non riuscendo in questa ardua impresa creò il Comitato di quartiere.

Gambardella mise, nella politica, tutto se stesso con la generosità e l’ingenuità di un uomo che crede che il mondo si possa cambiare. Per lui non esisteva il “do ut des”, ma il desiderio di aiutare l’altro, di dare un senso ad anime che stanno compiendo un viaggio nel mondo materiale. In questa direzione può in qualche modo rappresentarlo una meravigliosa poesia del poeta mantovano Umberto Bellintani.

Il torrente Che Guevara

(ai comunisti borghesi)

Sprizza il sangue rosso dalle ferite

meraviglioso il sangue rosso delle ferite

dell’uomo che non muore delle ferite

dell’uomo che non muore.

Sventolano le bandiere rosse compagni

dal corpo di Che Guevara

compagni sventolano le bandiere rosse.

Riempiamo secchi e secchi di vivente sangue

e versiamole sulle strade di tutto il mondo.

Non c’è monte più azzurro di quel monte

e orizzonte più limpido di Che Guevara.

Quando fumava la sigaretta e la pipa

e stava in silenzio o parlava o guardava

era pieno dello spirito della grande foresta.

Non c’è cielo più azzurro e notte più incantata e funesta

né mattino di tanti uccelli e rumore

di sangue fra le rocce e quiete e uragano

Fumava la pipa e la sigaretta Che Guevara

ascoltando il rumore dell’acqua del torrente.

Non c’è moschetto che possa uccidere un vivo

che ascolta il rumore dell’acqua del torrente.

MA COSA SONO LE «SCOR-DATE»? NOTA PER CHI CAPITASSE QUI SOLTANTO ADESSO.

Per «scor-data» qui in “bottega” si intende il rimando a una persona o a un evento che il pensiero dominante e l’ignoranza che l’accompagna deformano, rammentano “a rovescio” o cancellano; a volte i temi possono essere più leggeri ché ogni tanto sorridere non fa male, anzi. Ovviamente assai diversi gli stili e le scelte per raccontare; a volte post brevi e magari solo un titolo, una citazione, una foto, un disegno. Comunque un gran lavoro. E si può fare meglio, specie se il nostro “collettivo di lavoro” si allargherà. Vi sentite chiamate/i “in causa”? Proprio così, questo è un bando di arruolamento nel nostro disarmato esercituccio. Grazie in anticipo a chi collaborerà, commenterà, linkerà, correggerà i nostri errori sempre possibili, segnalerà qualcun/qualcosa … o anche solo ci leggerà.

La redazione – abbastanza ballerina – della bottega

La Bottega del Barbieri

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *