In quanti mo(n)di si può dipingere?

Andata e ritorno, sotto la guida di Gustave Courbet… «Cosmocopia» di Paul Di Filippo con due notarelle sulla pittura e sull’osceno.

A 10 anni dall’originale, Urania ha mandato in edicola (lo trovate sino a fine mese: pagine 180 per 6,50 euri nella traduzione di Marcello Jatosti) «Cosmocopia»di Paul Di Filippo. A completare il volume due racconti: «Ascensione negata» (secondo classificato al Premio Urania Short 2017) di Lorenzo Davia e il brevissimo «Ripristino» di Silvio Sosio (pensate a un omonimo dell’editore? Invece è proprio lui).

Per (sommo) rispetto della trama altrui e di chi legge io osservo la regola di rivelare il minimo. Però per «Cosmocopia» farò un piccolo sgarro e qualcosa dirò su ciò che accade fra la prima pagina (in realtà la 7) e la 28. Siete avvisati: se non vi garba bloccatevi qui o fate una lettura svagata e panoramica.

E’ vecchio Frank Lazorg: ha perso inventiva come pittore (era il migliore) e vigore come amante. Riceve «un pacco piuttosto esotico […] con un odore strano». Arriva da una specie di vecchio stregone, se i ricordi non ingannano Lazorg. Dentro c’è «polvere ricavata da diecimila scarabei delle visioni […] potrà preparare la pittura rosso cremisi più bella che abbia mai usato […] Né cinabro, né alizarina, né vermiglio bensì una tonalità di colore finora sconosciuta». All’improvviso Lazorg ritrova «energia e lucidità di pensiero». Può riprendere il suo progetto rimasto incompiuto: «un omaggio a L’origine del mondo» di Courbet […]. che continua ancora a destare scandalo». Ma il genio e l’estro non bastano: Lazorg ha bisogno di Velina Malaspina, la sua modella (e amante) e la cerca. Ma l’incontro con la donna e “il progetto Courbet” avranno un esito tragico e… Fine della prima parte.

Della seconda parte dirò solo che Lazorg si ritrova in Cosmocopia, un mondo che potrebbe essere stato progettato (sessualità compresa) dal Dalì più visionario… se non fosse che la pittura non esiste.

La breve (neanche 20 pagine) terza parte ha un solo pregio: prepara la «coda» (una paginetta solamente ma sor-stu-sto – cioè sorprendente, stupefacente, stordente – che getta nuova luce su tutto, Courbet incluso. Se nelle prime pagine il passaggio dal “nostro” universo alla Cosmocopia è di una violenza quasi insopportabile, le ultime righe sconvolgono almeno due mondi, ricreandoli e riordinandoli in modo imprevisto. Sì, davvero «L’origine del mondo» di Gustave Courbet è verità assoluta.

La frase più bella del libro? «Che la luce non sia».

Più in generale? Ri-ri-confermo (*) la mia impressione che Di Filippo si faccia sempre leggere piacevolmente… ma senza esaltare; anche se stavolta alcune pagine possono strappare l’applauso.

NOTA (PENSOSA) SUL FANTADIPINGERE

La signorina in pantaloni viola riprende la questione accennata dal signore alto ovvero science fiction e pittura. “Rispondo volentieri. Fatemi bere un sorso d’acqua che ho caldo, 25 gradi in questo momento [Breve pausa poi riparla db]. Beh, se non vogliamo partire da «Il ritratto di Dorian Gray» di zio Oscar e neppure da «Il modello di Piyckman» del cugino Lovecraft o da un certo racconto (adesso mi sfugge il titolo) di nonno Balzac allora io ve ne cito 4 che dovevano essere l’asse portante di un percorso fantascienza/pittura immaginato (e poi rimasto incompiuto) da me e Riccardo Mancini. Il quartetto, in ordine alfabetico per autore, mi pare fosse questo: «L’uomo illustrato» di Ray Bradbury, «Rump-Titty-Titty-Tum» di Fritz Leiber, «Il cavalletto e l’ippogrifo» di Theodore Sturgeon e «La scoperta di Morniel Mathaway» di William Tenn”.  Cosa dice il signore con il cravattino? [Registrazione difettosa]  «Ah, guardi, non sono d’accordo con lei: per me Rembrandt Spa di Arnold Auerbac e Il quadro eretico di Charles Willeford ci portano fuori tema ma riparliamone alla prossima occasione che si sta facendo tardi»… Vedo un’altra mano alzata. Va bene, sentiamo la signorina con la maglietta gialla e poi chiudiamo. [Sintesi dell’intervento] «… I can’t get no satisfaction, almeno 2 delle 4 storie citate da db mi sembrano fuori contesto. Chiedo ufficialmente a Fabrizio Melodia e/o a Gian Filippo Pizzo di completare questa troppa breve sintesi di un db approssimativo e accaldato». Applausi e sipario.

NOTICINA SULL’OSCENO

E’ osceno che uomini e donne mostrino il volto nell’universo detto Cosmocopia come era oscenissimo mangiare in pubblico nel vecchio racconto «C…» (i tre puntini sostituiscono nel titolo «i», «b» e «o», perché anche quella parola è innominabile) di Richard Matheson. Vedo sui dizionari che l’etimologia di «osceno» è incerta. E in un certo senso me ne compiaccio. Il mio faro in merito resta Herbert Macuse: spiegò che sono più osceni missili e carriarmati dei corpi nudi. E aggiungo io: dai secondi nascono mondi mentre i primi li distruggono.

(*) cfr Paul Di Filippo e Dario Tonani, Sull’ultimo fanta-Di Filippo (ultimo per modo di dire: era il 2012) e Sulla «Trilogia steampunk» di Paul Di Filippo

 

Daniele Barbieri
Un piede nel mondo cosiddetto reale (dove ha fatto il giornalista, vive a Imola con Tiziana, ha un figlio di nome Jan) e un altro piede in quella che di solito si chiama fantascienza (ne ha scritto con Riccardo Mancini e Raffaele Mantegazza). Con il terzo e il quarto piede salta dal reale al fantastico: laboratori, giochi, letture sceniche. Potete trovarlo su pkdick@fastmail.it oppure a casa, allo 0542 29945; non usa il cellulare perché il suo guru, il suo psicologo, il suo estetista (e l’ornitorinco che sonnecchia in lui) hanno deciso che poteva nuocergli. Ha un simpatico omonimo che vive a Bologna. Spesso i due vengono confusi, è divertente per entrambi. Per entrambi funziona l’anagramma “ride bene a librai” (ma anche “erba, nidi e alberi” non è malaccio).

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