Inchiesta sulle sofferenze della Cassa Risparmio Cesena

Tutti ne scrivono ma nessuno fa i nomi dei debitori: oggi parliamo dello stilista-imprenditore-immobiliarista Sergio Rossi, in palese conflitto di interessi

di Davide Fabbri (*)

Parte oggi una mia inchiesta faticosa, durata mesi, sulle gestioni affaristiche di Crc, ovvero Cassa Risparmio Cesena, che svela retroscena su personaggi legati mani e piedi ai centri di potere del territorio. Inchiesta che nasce per senso di giustizia sociale, bisogno di trasparenza e legalità. Giornalisti stimati parlano e scrivono delle “sofferenze” di Crc ma nessuno di loro fa i nomi dei debitori. Ingenti somme di danaro prestate – a volte con scarsissime garanzie – che probabilmente non rientreranno mai più. Un’imbarazzante gestione allegra del credito che ha portato la banca al tracollo. Con 13.200 vittime e cioè gli azionisti rimasti stritolati dal crac causato da scelte scellerate di chi gestiva la banca e la Fondazione CRC azionista di riferimento. La stampa specializzata nazionale (Sole 24 ore in primis) e i quotidiani locali (Il resto del Carlino Cesena e Corriere Cesena) evidenziano da tempo la massa incredibile dei crediti deteriorati dell'(ex) istituto dei centri di potere di Cesena e dintorni.

I crediti deteriorati (noti anche come prestiti non performanti) sono i crediti della banca (mutui, finanziamenti, prestiti) che i debitori non riescono più a ripagare regolarmente. A fine 2016 in Crc vi è stato un aumento dei crediti deteriorati di ben 67 milioni di euro rispetto al 2015. Le “sofferenze” nel 2016 sono pari a 810 milioni di euro (erano 804 nel 2015). Le cosiddette “inadempienze probabili” sono salite a 544 milioni di euro (erano 478 nel 2015).
Tutte le firme del giornalismo italiano e locale riportano i numeri, nessuno che faccia i nomi dei debitori.
Questa è la prima puntata di una mia inchiesta sui debitori, sulla gestione allegra della banca, sulle “sofferenze” di Crc. Facendo nomi e cognomi dei protagonisti. Un’opinione pubblica cittadina ben informata – per parafrasare il mitico Joseph Pulitzer – è necessaria e indispensabile.
Questa prima puntata sulle sofferenze di Crc parte con una società immobiliare in mano agli imprenditori Pierino Isoldi (gruppo poi fallito: sono 47 i milioni di euro di esposizione della Crc nei confronti del Gruppo Isoldi poi fallito) e Sergio Rossi, fondatore dell’omonima azienda di calzature, imprenditore nato nel 1935 a San Mauro Pascoli.
L’azienda “Sergio Rossi” – nata nel 1968 – è una importante società produttrice di calzature di lusso, borse e accessori da donna. Il marchio “Sergio Rossi” è passato di proprietà più volte: prima venduto nel 1999 a Gucci Group, poi ceduto al gruppo francese Kering, fino all’acquisizione da parte dell’italiana Investindustrial del finanziere e imprenditore Andrea Bonomi nel 2015. Sergio Rossi ha lasciato l’azienda nel 2005. Da allora si è buttato nel mondo delle società immobiliari. Si è buttato a capofitto nel business del mercato immobiliare, con un socio in affari che ha avuto pesanti condanne in Tribunale: Pierino Isoldi immobiliarista di Bertinoro.
Sergio Rossi è stato consigliere di amministrazione di Crc, ha ottenuto importanti prestiti dalla banca, in palese conflitto di interesse (articolo 2475 del codice civile). Sergio Rossi, in qualità di membro del Cda della banca ai tempi della presidenza di Germano Lucchi, godeva infatti di grande credito all’interno dell’istituto bancario. Si è trovato in una situazione di plateale conflitto di interessi e non avrebbe dovuto partecipare alle relative deliberazioni attinenti alla posizione della I.RO. spa.
La pratica a sofferenza di cui parliamo è infatti la I.RO. spa. e i soci di I.RO. spa – al 50% – sono la società Fortune spa e la Isoldi Immobiliare spa, facenti capo rispettivamente a Sergio Rossi e a Pierino Isoldi. L’apertura del credito ad IRO spa – ora scaduto ed esigibile – da parte di Crc è pari a 10,5 milioni di euro. La pratica è stata gestita da un legale esterno alla Crc: l’avvocato Alfonso Celli.
La vicenda è complessa e intricata. Solo grandi esperti della finanza potranno spiegare se le seguenti operazioni di modifiche di assetti societari, conferimenti di rami d’azienda e di cessione delle partecipazioni – che oggi vado a narrare – siano tutte operazioni limpide e legittime o se al contrario possano far nascere dubbi su determinate operazioni finanziarie che hanno sicuramente creato confusione fra i patrimoni delle società coinvolte.
Vi è stato infatti uno scorporo di un ramo di azienda, con divisione del patrimonio. E’ stato fatto un conferimento del ramo d’azienda – con relativi immobili – in una New Company (I Rossi spa).

I.RO. spa – che deteneva il 100% della New Company – ha poi ceduto l’intero pacchetto alla società Fortune spa.
Fortune spa ha poi ceduto il 50% del pacchetto di I.RO. spa a Isoldi Immobiliare, che così ha acquisito l’intera partecipazione.
Tale operazione ha avuto l’effetto di una scissione di azienda, che ha consentito la suddivisione dell’intero patrimonio societario della I.RO. spa fra i due soci (la Fortune spa e la Isoldi Immobiliare spa) che fanno capo a Sergio Rossi e a Pierino Isoldi.
A fine 2011 la I.RO. spa si è fusa per incorporazione nella Isoldi srl e a fine 2012 la Isoldi srl ha modificato la propria ragione sociale in spa – società per azioni – trasformandosi appunto in Isoldi spa. Nel 2012 la I.RO. spa aveva debiti per oltre 110 milioni di euro, di cui 88 milioni di euro verso le banche.
Chiudo con una mia ipotesi. Esiste una intricata e raffinata operazione finanziaria per far sì che l’esposizione bancaria di Crc rimanesse in capo alla holding di Pierino Isoldi, poi fallito. Da notare che la I.RO. spa aveva un’importante area edificabile a Cesena, lungo la via San Cristoforo, oltre Diegaro, verso Pievesestina, valutata circa 30 milioni di euro; l’area attualmente non è più edificabile, non vale ovviamente piu’ quelle cifre, in quanto lì è stata fatta una Variante al PRG che ha fatto tornare agricole le destinazioni d’uso dei terreni; su questo bene della I.RO. spa vi era una ipoteca di 20 milioni di euro.

Cesena, 17 aprile 2017

(*) Davide Fabbri, blogger indipendente, è portavoce del Comitato Difesa Risparmiatori della CRC

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