«Io non dissi nulla»: ricordando Martin Niemoller, con…

… la testa ai Salvini e ai sommersi

Il meglio del blog-bottega /175…. andando a ritroso nel tempo (*)

Un pogrom (aizzato da false notizie) anti-rom a Torino. poi il fascista Gianluca Casseri che a Firenze spara contro i senegalesi e ne uccide due. Alla fine del 2011 ho provato a scrivere quel che penso – che temo – in forma di poesia: mi sono ispirato a Martin Niemöller (chi non lo conoscesse troverà, alla fine, una breve nota biografica).

«Prima venne la Lega contro gli immigrati
ma io non dissi nulla
perché non sono un migrante.

Poi dichiararono clandestini persino i bambini e le donne incinte

io non dissi nulla

perché mia moglie e mio figlio sono italiani.

Poi accaddero cose terribili a Novi Ligure, a Erba, a Ponticelli….

e io non dissi nulla

perché abitavo altrove e dunque non erano affari miei.

Poi peggiorarono le condizioni di vita e di lavoro nelle fabbriche

ma perché avrei dovuto dire qualcosa?

io non sono un operaio.

Poi tassarono solo chi aveva pochi soldi

forse avrei potuto dire qualcosa

ma speravo lo facesse qualche altro.

Nello stesso periodo spesero montagne di soldi in armi,

di nuovo pensai che avrei potuto dire qualcosa

ma ero quasi sicuro che questo compito spettasse ad altri.

Poi bruciarono il campo rom di Torino

e io non dissi nulla

perché non sono un rom.

Poi ammazzarono due senegalesi a Firenze

e io non dissi nulla

perché non sono senegalese.

Poi vennero ad arrestarmi.

Non so neanche perché,

avevo solo mugugnato.

Sperai che molti mi difendessero

però nessuno lo fece

forse nessuno di quelli rimasti si chiama Daniele».

Martin Niemöller era un pastore protestante che all’inizio si fece sedurre da Hitler ma poi capì e divenne un coerente e coraggioso oppositore del nazismo. I suoi sermoni infastidirono il regime ma per qualche anno ebbe relativamente pochi guai: di certo gli giovò l’avere amicizie influenti ed essere uomo di Chiesa. Nel 1937 la relativa tolleranza verso Niemöller (e altre/i) finì. Venne arrestato dalla Gestapo. Rimase sino alla fine della guerra in vari lager (fra cui Dachau) ma si salvò. Nel dopoguerra si impegnò nella riconciliazione ma chiedendo che il popolo tedesco non chiudesse gli occhi sulle radici dell’orrore, sulle complicità, sui silenzi. Proprio una sua poesia sull’apatia, sul silenzio divenne famosa. I versi di «Prima vennero» furono letti (persino cantati) in molte versioni e diverse occasioni. Come capita spesso vennero attribuiti per errore ad altre persone (in questo caso a Bertolt Brecht). Quando chiesero a Niemöller quale fosse il testo originale disse di non ricordarlo. Forse era vero oppure intese significare che in fondo era importante il senso della poesia non le parole esatte. Per questo anche io (come alcuni anni fa Lorenzo Guadagnucci, a proposito del decreto «anti lavavetri» di Firenze) mi sono sentito autorizzato a darne una mia interpretazione, datata 2011. E oggi la ripropongo con in testa i pochi Minniti e Salvini con i molti che si girano dall’altra parte. [db]

LE VIGNETTE – scelte dalla “bottega” – sono di Mauro Biani.

(*) Anche quest’anno la “bottega” recupera alcuni vecchi post che a rileggerli, anni dopo, sono sembrati interessanti. Il motivo? Un po’ perché 14mila articoli (avete letto bene: 14 mila) sono taaaaaaaaaaanti e si rischia di perdere la memoria dei più vecchi. E un po’ perché nel pieno dell’estate qualche collaborazione si liquefà: viva&viva il diritto alle vacanze che dovrebbe essere per tutte/i. Vecchi post dunque; recuperati con l’unico criterio di partire dalla coda ma valutando quali possono essere più attuali o spiazzanti. Il “meglio” è sempre soggettivo ma l’idea è soprattutto di ritrovare semi, ponti, pensieri perduti… in qualche caso accompagnati dalla bella scrittura, dall’inchiesta ben fatta, dalla riflessione intelligente: con le firme più varie, stili assai differenti e quel misto di serietà e ironia, di rabbia e speranza che – speriamo – caratterizza questa blottega, cioè blog-bottega. [db]

 

Daniele Barbieri
Un piede nel mondo cosiddetto reale (dove ha fatto il giornalista, vive a Imola con Tiziana, ha un figlio di nome Jan) e un altro piede in quella che di solito si chiama fantascienza (ne ha scritto con Riccardo Mancini e Raffaele Mantegazza). Con il terzo e il quarto piede salta dal reale al fantastico: laboratori, giochi, letture sceniche. Potete trovarlo su pkdick@fastmail.it oppure a casa, allo 0542 29945; non usa il cellulare perché il suo guru, il suo psicologo, il suo estetista (e l’ornitorinco che sonnecchia in lui) hanno deciso che poteva nuocergli. Ha un simpatico omonimo che vive a Bologna. Spesso i due vengono confusi, è divertente per entrambi. Per entrambi funziona l’anagramma “ride bene a librai” (ma anche “erba, nidi e alberi” non è malaccio).

Un commento

  • Il problema è che una parte consistente di coloro che oggi non dicono nulla avrà una rendita da questa situazione, sarà felice di vivere nella tragica parodia del IV Reich, sarà premiata per il suo silenzio e continuerà a non dire nulla. E fra 70 anni dirà che non è successo niente e che sono tutte esagerazioni

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