I’unico curdo buono è un curdo morto

di Francesco Masala (*)

Il generale Philip Sheridan (nel XIX secolo) non si diceva mai dispiaciuto per le morti che l’esercito seminava tra le donne e i bambini pellerossa: “Se un villaggio viene attaccato e donne e bambini muoiono nel corso dell’attacco, la responsabilità di queste morti non deve ricadere sull’esercito, ma sulla gente che ha causato l’attacco stesso con i propri crimini.

 

E laddove qualche generale che comandava queste campagne – è il caso del Generale Miles – espresse occasionalmente un senso di stima militare per gli indiani che stavano combattendo, Sheridan era famoso per la frase che gli veniva attribuita: “Gli unici indiani buoni che abbia mai visto erano morti.”
Sheridan, però, negò di aver detto queste cose. (da qui)

 

le considerazioni del generale Philip Sheridan sono quelle di tutti gli assassini seriali di tutto il ‘900 e anche adesso, dai nazisti (sarebbero troppi gli esempi, pensateli voi), ai sovietici (qui e qui, per esempio), ai franchisti (la Catalogna lo sa), agli statunitensi (Vietnam, Afghanistan, Iraq, per esempio), alla Nato (guerre umanitarie, per esempio), agli Israeliani (Gaza ricorda qualcosa?).

 

adesso è il turno dell’Isis (sostenuti dagli Usa, almeno all’inizio, dalla Turchia,anche se non ufficialmente, e da qualche stato del petrolio), che massacra Yazidi (qui) e Curdi (qui), fra gli altri.

David Graeber (qui) si chiede (e dà risposte molto convincenti) perché nessuno intervenga, altri (qui e qui e qui scrivono cose mollo interessanti), qui baruda informa che è nata Support Kobane, una piattaforma per sostenere la resistenza di Kobane.

 

prima ammazzano gli indiani d’America, gli indigeni di tutta l’America, gli aborigeni australiani, tutta gente che voleva vivere in pace.

poi i colonizzati africani (10 milioni ammazzati dal re Leopoldo fanno pensare), e che dire degli schiavi che arrivavano in tutta l’America (e anche in Europa)?

i Palestinesi, Mapuche, gli Zapatisti del Chiapas, i Curdi (che incontrano gli anarchici, qui) sono popoli che tengono alta la bandiera della resistenza e della dignità umana, non vogliono conquistare nessuno, solo stare tranquilli in casa propria, sono un pericolo per tutti i potenti del mondo, di cui facciamo parte, dimostrano che un altro mondo è possibile, devono essere sconfitti, e, quelli che sopravvivono,  vivere di aiuti internazionali, vedrete che la dignità se la dimenticheranno.

 

quelli che governano, meglio, che comandano, sono apprendisti stregoni terribili, Walt Disney è morto, non ci salva più nessuno, quei politicanti e strateghi pazzi hanno bisogno di un TSO, di una corte di giustizia internazionale, sono tutti gente da Comma 22 all’ennesima potenza, bande di assassini, che vengano rinchiusi tutti a giocare a risiko, e basta.

e il nostro paese è complice, e la famosa opinione pubblica dorme un sonno senza fine.

 

(*) «Nella prefazione a “Le folgori d’agosto” (edizione Vallecchi 1973) alla domanda sul perché scrive Jorge Ibargüengoitia ha confessato che scrive un libro ogni qual volta desidera leggere un libro di Ibargüengoitia, che è il suo scrittore preferito. Quella lettura fu una folgorazione, da allora ogni volta che voglio leggere qualcosa di veramente bello e interessante che non riesco a leggere da nessuna parte, me la scrivo da me, anche perché non è mica facile per gli scrittori sapere quello che voglio leggere io». Francesco Masala si presenta così. Aggiungo solo che una delle sue frasi preferite è «La libertà non sta nello scegliere tra bianco e nero, ma nel sottrarsi a questa scelta prescritta» di Theodor W. Adorno. (db)

Francesco Masala
una teoria che mi pare interessante, quella della confederazione delle anime. Mi racconti questa teoria, disse Pereira. Ebbene, disse il dottor Cardoso, credere di essere 'uno' che fa parte a sé, staccato dalla incommensurabile pluralità dei propri io, rappresenta un'illusione, peraltro ingenua, di un'unica anima di tradizione cristiana, il dottor Ribot e il dottor Janet vedono la personalità come una confederazione di varie anime, perché noi abbiamo varie anime dentro di noi, nevvero, una confederazione che si pone sotto il controllo di un io egemone.

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