Jean-Luc Mélenchon (il prossimo presidente della Francia?) recita una poesia di Yannis Ritsos

durante un comizio elettorale a Marsiglia

(con un disegno di Pablo Picasso)

 

PACE

Il sogno del bambino è la pace.
Il sogno della madre è la pace.
Le parole dell’amore sotto gli alberi
sono la pace. Il padre che ritorna la sera
con un sorriso affaticato nello sguardo
con in mano un cestello pieno di frutti
e sulla sua fronte le gocce di sudore
sono simili alle gocce della brocca
che sulla finestra fa rinfrescare l’acqua,
questo è la pace.

Quando i margini delle ferite
si chiudono sul volto del mondo
e dentro le piaghe bruciate dall’incendio
la speranza incastona le sue prime gemme
e i morti possono stendersi sul fianco
e dormire senza dispiacere
sapendo che il loro sangue non è andato sprecato,
questo è la pace.

Pace è il profumo del cibo alla sera,
allorché il fermarsi di un’auto nella strada
non è uno spavento,
allorché il bussare alla porta
annuncia un amico,
e ad ogni ora il varco della finestra
significa un cielo,
i nostri occhi fanno festa
con le lontane campane dei suoi colori,
questo è la pace.

Pace è un bicchiere di latte caldo
e un libro davanti al bambino che si sveglia,
allorché le spighe si piegano l’una sull’altra dicendo
la luce la luce
e di luce trabocca la ghirlanda dell’orizzonte,
questo è la pace.

Allorché si rimaneggiano le prigioni per diventare biblioteche,
allorché di notte una canzone sale di soglia in soglia,
allorché la luna primaverile esce dalla nuvola
come di sabato sera esce dal barbiere del rione
l’operaio appena rasato,
questo è la pace.

Allorché il giorno che è trascorso
non è un giorno che è andato perduto,
ma è la radice che dentro la sera manda in alto le foglie della gioia,
ed è un giorno guadagnato e un sonno giusto,
allorché senti il sole che torna a allacciare le sue stringhe
per cacciare il dolore dagli angoli del tempo,
questo è la pace.

Pace sono i covoni che dardeggiano sui campi dell’estate
e l’abbecedario della bontà sulle ginocchia dell’alba.
Quando dici: sorelle mie, – quando diciamo: domani costruiremo,
quando costruiamo e cantiamo,
questo è la pace.

Pace sono le mani strette degli uomini
e il pane caldo sulla tavola del mondo
è il sorriso della madre.
Nient’altro è la pace.
E gli aratri che tracciano solchi profondi in tutta la terra,
scrivono solamente un nome: Pace.
Nient’altro. Pace.

Sui polpastrelli dei miei versi
il treno che avanza verso il futuro
carico di grano e di rose
è la pace.

Fratelli,
nella pace respira profondamente il mondo
con tutti i nostri sogni.
Datemi la mano fratelli miei.
Questa è la pace.

(Versione italiana di Gian Piero Testa)

da qui

 

di Yannis Ritsos si può leggere qualcosa in bottega:

http://www.labottegadelbarbieri.org/quattro-poesie-di-ghiannis-ritsos/

http://www.labottegadelbarbieri.org/vecchiaia/

http://www.labottegadelbarbieri.org/quando/

http://www.labottegadelbarbieri.org/le-cose-elementari/

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