Juana Rosa Pita: «Tessere non basta per l’attesa»

settimo appuntamento con la cicala … “penelopizzata” (*) con una noticina, quasi un appello, di db a proposito di un qualche Ulisse fantascientifico

 

XXXIX

Tessere non basta per l’attesa
occorre viaggiare: far volare la penna
attraverso la tenerezza rilegata in sogni:
barca più affusolata
agile e concava
dei robusti bastimenti d’Ulisse
loro intermittente prigioniero
Madre isola ridotta a remi
In casa di pretendenti trasformata:
se indichi il viaggio
chi proteggerà le tue spiagge dal naufragio?
“Penelope non c’è: ci resta la sua immagine”
[da «I viaggi di Penelope, I viaggi rivelanti», 1980; traduzione di Martha Canfield e Alessio Brandolini]

XXXIX
No basta con tejer para la espera
es preciso viajar: volar la pluma
por la ternura encuadernada en sueños
chalupa más sutil
cóncava y ágil
que las viriles naves de Ulises
intermitentemente prisionero
Madre isla que estás venida a remos
convertida en solar de pretendientes:
infundiendo los viajes:
¿quién guardará tus playas de naufragio?
Penélope no está: queda su imagen
(*) Qui, il sabato, regna “cicala” ma…. da poco è iniziata per lei una nuova avventura mensile. Ovvero la collaborazione con un carissimo amico, gotansefini, che – spiega “cicala” – quest’anno ha scelto il tema Penelope. Per usare le sue parole «[Penelope] introduce un tema più generale sulla donna, il suo riscatto, la sua forza, il suo valore, su cui tanto ho fatto ricerca negli ultimi anni, trovando poesie davvero meravigliose, quasi tutte scritte da donne». Dunque prendete nota: l’appuntamento con la coppia cicala-gotansefini è fra un mese circa mentre con la tradizionale “cicala del sabato” ci si trova qui fra 7 giorni. [
db]

Una notarella, quasi un appello, di db

Mi scuseranno Juana Rosa Pita, gotansefini e cicala (nonchè Ulisse e Peneope) se mi inserisco qui ma da qualche tempo mi ronza in testa questa scena. Una sera degli anni ’80 a Grottaferrata, in casa di erremme – ovvero Riccardo Mancini, qui sopra in un disegno di Mauro Biani – capitò una bottiglia di Southern Confort e sia chi beveva (Rik) sia chi andava sull’astemio (dibbì cioè io) finimmo a “pazziare”, intendo pazziare più del solito. Ricordo che erremme citò a memoria un racconto di fantascienza il cui protagonista era inequivocabilmente Ulisse. Da lì cominciò una jam session ovvero io e lui ci sfidammo a trasportare nella fantascienza i porci e i proci, il ciclope e le sirene, l’astuto e la tessitrice … Durò a lungo però non ricordo cosa ci inventammo – forse è meglio – ma adesso mi torna un dubbio: il racconto di fantascienza con Ulisse protagonista era un’invenzione di Riccardo oppure esiste davvero? E se esiste, chi di voi è così bravo (e mi vuole taaaaaanto bene) da dirmi chi lo scrisse? Magari fa piacere saperlo anche a Juana Rosa, gotansefini e cicala. [db]

Daniele Barbieri
Un piede nel mondo cosiddetto reale (dove ha fatto il giornalista, vive a Imola con Tiziana, ha un figlio di nome Jan) e un altro piede in quella che di solito si chiama fantascienza (ne ha scritto con Riccardo Mancini e Raffaele Mantegazza). Con il terzo e il quarto piede salta dal reale al fantastico: laboratori, giochi, letture sceniche. Potete trovarlo su pkdick@fastmail.it oppure a casa, allo 0542 29945; non usa il cellulare perché il suo guru, il suo psicologo, il suo estetista (e l’ornitorinco che sonnecchia in lui) hanno deciso che poteva nuocergli. Ha un simpatico omonimo che vive a Bologna. Spesso i due vengono confusi, è divertente per entrambi. Per entrambi funziona l’anagramma “ride bene a librai” (ma anche “erba, nidi e alberi” non è malaccio).

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