Katerina Anghelaki-Rooke: «Dice Penelope»

ottavo appuntamento con la cicala … “penelopizzata” (*)

Dice Penelope

And your absence teaches
me what art could not
Daniel Weissbort

Non tessevo, non lavoravo a maglia,
cominciavo uno scritto, lo cancellavo
sotto il peso della parola
perché l’espressione perfetta è ostacolata
quando dentro sei oppressa dalla pena.
E se l’assenza è il tema della mia vita
– l’assenza dalla vita –
sulla carta viene fuori il pianto
e il dolore naturale del corpo
che sa la privazione.
Cancello, strappo, soffoco
le urla vive:
“dove sei, vieni, ti aspetto
questa primavera è diversa dalle altre”
e al mattino ricomincio
con nuovi uccelli e lenzuoli bianchi
che si asciugano al sole.
Tu non sarai mai qui
ad annaffiare i fiori con la canna
e i vecchi soffitti che gocciolano
impregnati di pioggia
e la mia personalità
ch’è dissolta nella tua
quietamente, autunnalmente…
Il tuo cuore eletto
– eletto perché io l’ho scelto –
sarà sempre altrove
e io taglierò con le parole
i fili che mi legano
a quest’uomo particolare
del quale ho nostalgia
finché Ulisse diventi simbolo di nostalgia
e navighi per i mari
nella mente di ognuno.
Ogni giorno ti scordo
con passione
perché ti lavi dai peccati
del profumo e della dolcezza
e così purificato
entri nell’immortalità.
È un lavoro duro e ingrato.
Unica ricompensa, se alla fine
capirò cosa sia la presenza umana,
cosa sia l’assenza
o come funziona l’io
in tanta desolazione, in tanto tempo
come nulla fermi il domani
il corpo continua a rigenerarsi
si alza e si corica sul letto
quasi abbattuto a colpi d’ascia
a volte infermo a volte innamorato
sempre con la speranza
che quanto perde in tatto
lo guadagni in sostanza.

[da «Le carte disperse di Penelope», 1977;  traduzione di Nicola Crocetti]

Λέει η Πηνελόπη
And your absence teaches
me what art could not
Daniel Weissbort
Δεν ύφαινα, δεν έπλεκα,
ένα γραφτό άρχιζα, κι έσβηνα
κάτω απ’ το βάρος της λέξης
γιατί εμποδίζεται η τέλεια έκφραση
όταν πιέζετ’ από πόνο το μέσα.
Κι ενώ η απουσία είναι το θέμα της ζωής μου
–απουσία από τη ζωή –
κλάματα βγαίνουν στο χαρτί
κι η φυσική οδύνη του σώματος
που στερείται.
Σβήνω, σχίζω, πνίγω
τις ζωντανές κραυγές
«πού είσαι έλα σε περιμένω
ετούτη η άνοιξη δεν είναι σαν τις άλλες»
και ξαναρχίζω το πρωί
με νέα πουλιά και λευκά σεντόνια
να στεγνώνουν στον ήλιο.
Δε θα ’σαι ποτέ εδώ
με το λάστιχο να ποτίζεις τα λουλούδια
να στάζουν τα παλιά ταβάνια
φορτωμένα βροχή
και να ’χει διαλυθεί η δική μου
μες στη δική σου προσωπικότητα
ήσυχα, φθινοπωρινά…
Η εκλεκτή καρδιά σου
– εκλεκτή γιατί τη διάλεξα –
θα ’ναι πάντα αλλού
κι εγώ με λέξεις θα κόβω
τις κλωστές που με δένουν
με τον συγκεκριμένο άντρα
που νοσταλγώ
όσο να γίνει σύμβολο Νοσταλγίας ο Οδυσσέας
και ν’ αρμενίζει τις θάλασσες
στου καθενός το νου.
Σε λησμονώ με πάθος
κάθε μέρα
για να πλυθείς από τις αμαρτίες
της γλύκας και της μυρουδιάς
κι ολοκάθαρος πια
να μπεις στην αθανασία.
Είναι σκληρή δουλειά κι άχαρη.
Μόνη μου πληρωμή αν καταλάβω
στο τέλος τι ανθρώπινη παρουσία
τι απουσία
ή πώς λειτουργεί το εγώ
στην τόσην ερημιά, στον τόσο χρόνο
πώς δεν σταματάει με τίποτα το αύριο
το σώμα όλο ξαναφτιάχνει τον εαυτό του
σηκώνεται και πέφτει στο κρεβάτι
σαν να το πελεκάνε
πότε άρρωστο και πότε ερωτευμένο
ελπίζοντας
πως ό,τι χάνει σε αφή
κερδίζει σε ουσία.

(*) Qui, il sabato, regna “cicala” ma…. da poco è iniziata per lei una nuova avventura mensile. Ovvero la collaborazione con un carissimo amico, gotansefini, che – spiega “cicala” – quest’anno ha scelto il tema Penelope. Per usare le sue parole «[Penelope] introduce un tema più generale sulla donna, il suo riscatto, la sua forza, il suo valore, su cui tanto ho fatto ricerca negli ultimi anni, trovando poesie davvero meravigliose, quasi tutte scritte da donne». Dunque prendete nota: l’appuntamento con la coppia cicala-gotansefini è fra un mese circa mentre con la tradizionale “cicala del sabato” ci si trova qui fra 7 giorni. Già che c’ero ho aggiunto la copertina di un libro “penolopiano”… [db]

Daniele Barbieri
Un piede nel mondo cosiddetto reale (dove ha fatto il giornalista, vive a Imola con Tiziana, ha un figlio di nome Jan) e un altro piede in quella che di solito si chiama fantascienza (ne ha scritto con Riccardo Mancini e Raffaele Mantegazza). Con il terzo e il quarto piede salta dal reale al fantastico: laboratori, giochi, letture sceniche. Potete trovarlo su pkdick@fastmail.it oppure a casa, allo 0542 29945; non usa il cellulare perché il suo guru, il suo psicologo, il suo estetista (e l’ornitorinco che sonnecchia in lui) hanno deciso che poteva nuocergli. Ha un simpatico omonimo che vive a Bologna. Spesso i due vengono confusi, è divertente per entrambi. Per entrambi funziona l’anagramma “ride bene a librai” (ma anche “erba, nidi e alberi” non è malaccio).

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