«La bellezza», favola dura e necessaria

Fantascienza e dintorni: db si é fatto conquistare dal romanzo di Aliya Whiteley e prova a spiegare il perchè

I cani la sera, attorno ai fuochi, raccontano storie e i cuccioli chiedono: «cos’è una città?» e «ma gli esseri umani sono davvero esistiti?». E’ l’inizio di «City» (in Italia edito anche come «Anni senza fine») di Clifford Simak, uno dei libri più amati da chi conosce la buona fantascienza. Nel breve romanzo di Aliya Whiteley «La bellezza» – sono 144 pagine per 13,50 euri – appena pubblicato da Carbonio (traduzione di Olimpia Ellero) a raccontare, anzi tramandare, storie è Nathan, 23 anni. Ma a sentirle non ci sono cuccioli.

A_T_T_E_N_Z_I_O_N_E.

Chi legge da qui in avanti è a rischio spoiler [NOTA per le persone non anglofile modaiole: insomma dovrò rivelare qualcosa della trama] e dunque si fermi subbbbito se vuole arrivare a pagina 25 (ma qualcosa si intuisce prima) senza conoscere uno dei colpi di scena: per altro l’editore correttamente non lo svela in copertina ma nel risvolto interno sì, come è suo diritto.

Chiaro?

Vado avanti, promettendo (giurin giurello) che dirò il meno possibile sui numerosi colpi di scena e anche sui “falsi” finali.

«Valle delle rocce» è il mondo dove scappare per salvarsi dall’apocalisse: senza donne, dunque senza figli. Piccolo mondo ma grandi domande. Ci sarà posto per l’amore? E quale? Saprà ricrearsi «la Bellezza»? Di nuovo: e quale? «Nuovi occhi, nuove creature sono nate nel lasso di tempo in cui le donne sono state spazzate via dalla faccia della Terra?». E ancora: «la Bellezza sa offrire conforto, sesso e tenerezza. Cos’altro c’è?».

Si chiede Nathan cosa è giusto fare ma intanto «il mondo va avanti e io devo trovare nuovi sistemi per trasformare la verità in una storia».

Dopo soli 6 anni la vita di prima (e le donne) sembrano miti. Ma tutto cambierà… e non posso / non devo dirvi altro: c’è un limite allo spoiler o se preferite – come diceva Riccardo Mancini – bisogna togliere il saluto a chi rivela il finale e/o i passaggi chiave di una storia.

Qualche frase che colpisce: «Passato, presente e futuro non sono mai definiti». E a proposito della pianta detta soffione (o dente di leone): «le idee volano via se soffi troppo forte». A pagina 94 una riflessione – sempre valida – su «due sistemi di apprendimento». Infine:«va detto che queste divisioni sono sempre esistite. E’ il fondamento stesso della vita. Le divisioni non portano solo discordia ma anche speranza. Chissà cosa può accadere quando le regole continuano costantemente a cambiare?». Ma soprattutto: «Le regole sono urlate, le storie sussurrate».

Non so molto di Aliya Whiteleyma se scrive sempre così è da tenere d’occhio.

PS: A proposito la casa editrice si presenta così: «Il carbonio è il principio della vita che permane dopo la morte. Come l’arte, come la parola, come il pensiero. Questo, dunque, è ciò di cui ci occupiamo. Collana “Zolle” Filosofi e pensatori da tutto il mondo, di ieri e di oggi. Per nutrire lo spirito e cambiare il nostro sguardo sulle cose. Collana “Cielo stellato” Dove romanzo e reportage si incontrano. Scrittori raffinati, irriverenti, originali. Voci che illuminano». Buoni propositi, no?

Daniele Barbieri
Un piede nel mondo cosiddetto reale (dove ha fatto il giornalista, vive a Imola con Tiziana, ha un figlio di nome Jan) e un altro piede in quella che di solito si chiama fantascienza (ne ha scritto con Riccardo Mancini e Raffaele Mantegazza). Con il terzo e il quarto piede salta dal reale al fantastico: laboratori, giochi, letture sceniche. Potete trovarlo su pkdick@fastmail.it oppure a casa, allo 0542 29945; non usa il cellulare perché il suo guru, il suo psicologo, il suo estetista (e l’ornitorinco che sonnecchia in lui) hanno deciso che poteva nuocergli. Ha un simpatico omonimo che vive a Bologna. Spesso i due vengono confusi, è divertente per entrambi. Per entrambi funziona l’anagramma “ride bene a librai” (ma anche “erba, nidi e alberi” non è malaccio).

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