La bonifica e le stravaganze di Roncalceci (Ravenna)

Quarta puntata dell’inchiesta di DAVIDE FABBRI sul Consorzio Bonifica di Romagna (*)

Riprendo una mia inchiesta a puntate sull’attività politico-amministrativa del Consorzio di Bonifica della Romagna, con sede a Cesena. Un atto per me doveroso, dato che i riflettori dell’informazione locale – a mio modesto avviso – non si accendono adeguatamente su questi enti territoriali governati dalla politica.

Il Consorzio di Bonifica è un ente a carattere associativo misto pubblico-privato, di diritto pubblico, governato da un proprio CDA (Comitato Amministrativo) che cura l’esercizio e la manutenzione delle opere pubbliche di bonifica e controlla l’attività dei privati sul proprio territorio di competenza. Opere di questo genere riguardano, ad esempio, la sicurezza idraulica (impianti idrovori, canali di bonifica), la gestione delle acque destinate all’irrigazione (impianti e reti irrigue), la partecipazione a opere urbanistiche, la tutela del patrimonio ambientale e agricolo. Si parla di Consorzio in quanto esistono i consorziati, vale a dire i proprietari degli immobili (terreni, abitazioni e/o fabbricati in genere) compresi nella zona di competenza dell’ente stesso. I consorziati, come sancito per legge, devono contribuire alle opere del Consorzio tramite tributi. Pertanto un ente importante e di rilievo nel territorio.

La Giunta della Regione ER è tenuta a svolgere – per legge – un’attività di vigilanza e controllo sulle deliberazioni del Consorzio di Bonifica, che prevede la verifica di coerenza con le norme regionali degli atti più importanti per la vita del Consorzio stesso.

Sto scrivendo un’inchiesta costata mesi di lavoro di approfondimento, di studio della documentazione e di verifica delle fonti, per cercare di appurare lo stato oggettivo di una vicenda complicata gestita dal Consorzio di Bonifica della Romagna.

Oggi tratto di PSR, Programmi di Sviluppo Rurale. Analizzo un intervento di distribuzione irrigua nella frazione di Roncalceci, nel Comune di Ravenna.

Si tratta di un nuovo impianto di distribuzione idrica in pressione per utilizzare le acque del CER, il Canale Emiliano Romagnolo. Stiamo parlando dell’impianto irriguo “Filetto-Pilastro” della circoscrizione di Roncalceci, nel Comune di Ravenna: questo progetto è stato realizzato da un Consorzio di scopo costituito dagli agricoltori interessati.

Il Consorzio di Bonifica della Romagna avrebbe realizzato opere non comprese nel progetto PSR, necessarie a rendere finanziabile il progetto di distribuzione irrigua PSR, imputando irregolarmente i relativi oneri a carico della contribuenza collettiva generale, quella extra agricola, a favore di un considerevole gruppo di agricoltori, una quarantina di aziende agricole private.

Le opere realizzate sono la stazione di pompaggio e la condotta adduttrice di collegamento alla rete distributiva, altrimenti non collegata alla risorsa idrica.

Detto in maniera rapida e immediata: i contribuenti extra agricoli avrebbero pagato i costi per la realizzazione di opere infrastrutturali di esclusivo interesse di una quarantina di aziende agricole private.

Il quadro economico del progetto dell’impianto irriguo “Filetto-Pilastro”, redatto anch’esso dal Consorzio di Bonifica della Romagna, è di circa 524.000 euro (delibera del Consorzio di Bonifica del 27 marzo 2013) con una voce «forniture apparecchiature» bizzarramente quotata a zero euro.

Se si esamina la planimetria-cartografia del progetto definitivo in questione, redatto dai dipendenti consorziali il 21 marzo 2013, si potrà constatare che nella legenda, in corrispondenza di una linea tratteggiata, è indicato che si tratta di «condotta esistente».

Sulla cartografia il segno tratteggiato corre lungo lo scolo Lama superiore in località Filetto e raggiunge l’impianto idrovoro “Pilastro”.

L’aspetto che appare inquietante della vicenda è legato al fatto che quando fu redatto il progetto – appunto il 21 marzo 2013 – la condotta adduttrice e le apparecchiature elettromeccaniche (pompe, inverter, quadri elettrici) non erano ancora realizzate.

Quindi la dichiarazione, che io presumo irregolare, circa la pre-esistenza degli impianti ai quali si sarebbe dovuta allacciare la nuova rete, doveva – questa la mia ipotesi – unicamente indurre la Regione Emilia-Romagna (che finanzia tali opere al 70% con il coinvolgimento economico di contributi comunitari dell’U.E.) a valutare «funzionale» il progetto dell’impianto irriguo Filetto-Pilastro e a deliberarne approvazione e finanziamento.

Il progetto esecutivo relativo alla realizzazione della stazione di pompaggio e della condotta è stato approvato con delibera del Consorzio di Bonifica il 30 gennaio 2014, circa un anno dopo, con un costo pari a 160.000 euro, da collocare in un impianto idrovoro già esistente (Impianto idrovoro Pilastro).

All’interno di questa delibera del Consorzio, intitolata «Aggiornamento sulla situazione delle spese tecniche e generali degli interventi relativi agli usi plurimi del bacino Fiumi Uniti e determinazioni in merito a impianto irriguo Filetto», si afferma che il Consorzio di Bonifica della Romagna aveva programmato di realizzare una centralina di pompaggio, che dallo scolo Lama alimentasse la rete tubata consorziale collegabile all’impianto, in corso di realizzazione, a cura degli agricoltori, per un migliore funzionamento del sistema irriguo territoriale.

Pertanto il 30 gennaio 2014 si dà atto che la condotta idrica e le pompe di alimentazione dell’impianto PSR Filetto-Pilastro non solo non esistevano ma se ne stava per approvare, solo allora, il progetto.

Quindi chi di dovere – Consorzio di Bonifica e Giunta della Regione ER – dovrà rispondere a questo primario quesito: il progetto redatto dal Consorzio di Bonifica per conto del Consorzio irriguo di scopo Filetto-Pilastro costituito da privati agricoltori in data 25 marzo 2013, non era funzionale e sarebbe stato finanziato solo in virtù di un ipotetico falso cartografico?

Ma la narrazione di questa inchiesta non finisce qui.

In un altro passaggio della premessa della delibera sopra richiamata si afferma che parte della copertura finanziaria delle spese occorrenti alla realizzazione della stazione di pompaggio di cui stiamo parlando, deriverebbe da economie derivanti dal «Programma di completamento del PIN, Piano Irriguo Nazionale» ovvero utilizzando economie la cui eventuale rimodulazione non competeva certo al Consorzio di Bonifica, bensì agli enti finanziatori del PIN. E ciò per finanziare un progetto PSR (Programmi Sviluppo Rurale). Una grossolana e impropria confusione nell’utilizzo di risorse economiche pubbliche.

Ma non è finita qui.

Per cercare probabilmente di sanare le eventuali irregolarità, il collaudo dei lavori relativi alla stazione di pompaggio progettata nel 2014 viene fatto prima di quello relativo all’impianto irriguo del Consorzio Filetto-Pilastro progettato nel 2013 e non funzionale.

Probabilmente nelle intenzioni del Consorzio di Bonifica, la Regione E-R avrebbe dovuto pensare che le apparecchiature elettromeccaniche già esistessero e che l’impianto PSR dovesse solo esservi collegato, ma al contrario il Consorzio di Bonifica (che secondo le regole vigenti doveva svolgere unicamente la funzione di supporto e assistenza tecnico e amministrativa al soggetto attuatore dell’intervento, e cioè progettazione / contabilizzazione / direzione lavori per conto del Consorzio irriguo Filetto Pilastro, beneficiario di un contributo regionale / comunitario) realizza a proprie spese o meglio, con spese a carico della contribuenza generale di bonifica, opere necessarie a rendere utilizzabile l’impianto irriguo Filetto-Pilastro.

A questo punto è bene ricordare che il Bando Regionale del PSR vieta altri finanziamenti pubblici a beneficio dei destinatari del finanziamento PSR (il Consorzio di scopo degli agricoltori) pena la revoca del finanziamento Regionale PSR. 

Il progetto finanziato dal Consorzio di Bonifica della Romagna (160.000 euro), essendo finalizzato a rendere funzionale la rete irrigua del “Consorzio Filetto-Pilastro” con la fornitura della risorsa acqua, si potrebbe configurare quale ulteriore finanziamento fornito dal Consorzio di Bonifica al Consorzio privato Filetto Pilastro.

Non solo. Si utilizza probabilmente in maniera irregolare un altro finanziamento pubblico per la stazione di pompaggio (160.000 euro) utilizzando vasche costruite per il potenziamento dell’impianto idrovoro Pilastro, con possibile violazione della destinazione d’uso stabilita da un altro finanziamento pubblico in materia di bonifica idraulica, collegando l’impianto irriguo e la stazione di pompaggio con tubazione della lunghezza di oltre 540 ml, sostenendone il costo per materiali e mano d’opera.

Non credo servano ulteriori commenti. E’ la descrizione di una brutta storia. Che il Consorzio di Bonifica della Romagna e che la Giunta della Regione ER dovranno chiarire.

Cesena, 8 giugno 2018

(*) QUI LA PRECEDENTE: Bo(h)nifica della Romagna: la terza puntata

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