La cimiterizzazione del pianeta

Dove il pur prudente db promuove a pieni voti «La sentinella», romanzo di Claudio Vergnani

laSentinella-Vergnani

Sentinella” in che senso? La prima necessità è «disambiguare» come si dice dalle parti di Wikipedia. Parliamo della meravigliosa paginetta, quasi più veloce della luce, di Fredric Brown intitolata appunto «Sentinella»? O del breve racconto – ma è «La sentinella» – di Arthur C. Clarke che servì da base per costruire il film/libro «2001 odissea nello spazio»? Oppure (ma usciamo dalla letteratura ed entriamo nei giochi) ci si riferisce allo splendido enigma della sentinella e della parola d’ordine “numerica”?

Chissà se Claudio Vergnani scegliendo il titolo del suo nuovo romanzo (Gargoyle: 464 pagine per 18 euri) ha pensato a Brown-Clarke. Probabilmente no, visto che il titolo era quasi obbligato: infatti il protagonista del suo thriller vuole entrare nell’Ordine delle sentinelle. Se, per pura assonanza, state pensando ai catto-omofobi che si definiscono «Sentinelle in piedi» siete lontani e vicini: lontani perché nel romanzo di Vergnani le sentinelle sono armate fino ai denti; ma vicini perché sempre di integralismo religioso si tratta. E comunque il libro si apre con una citazione di Isaia: «Poiché così mi ha parlato il Signore: “Va, metti una sentinella, che essa annunzi quanto vedrà”».

Ora che abbiamo «disambiguato» il «disambiguabile», entriamo nel vivo di questo nuovo romanzo (il quinto) dell’abile Vergnani.

Se vi piace l’orrore ininterrotto, «La sentinella» (in particolare l’incalzante inizio) fa per voi. Senza troppo svelare della trama … siamo in una distopia insolita. Infatti dopo «il regno della raggiunta felicità ideale» tutto precipita. Nel solito Medioevo successivo si perde ogni sapere tecno-scientifico e non basta pregare per aggiustare il più semplice degli impianti a gas; come annota Vergnani «Dio non era mai stato un interlocutore affidabile cui demandare il bricolage».
Fra le invenzioni geniali del romanzo c’è «la cimiterizzazione del pianeta» ovvero milioni di morti e di vivi convivono nei cosiddetti “camposanti”. Con tanti cadaveri in giro sembrerebbe più logica la cremazione ma notoriamente esiste un antico e duro scontro fra le parole “religione” e “logico”.

Più prevedibile (ma sempre ben raccontato) il contorno di cannibalismo, sette sanguinarie, fauna mutante e di buoni così cattivi da sembrare pessimi. Del resto – e giustamente lo ricorda Vergnani – «nessuno ha mai fatto così tanti danni come chi credeva di agire per il bene dell’umanità».

Ci vogliono 230 pagine perché finisca «la selezione» delle sentinelle e inizi la seconda parte. Cadute di stile o di ritmo? Zero. Alcune battute perfide quanto memorabili. Vergnani sa bene che la descrizione di Carlos Hernandez ovvero papa Giovanni XXV (un nome non scelto a caso o così ipotizzerà chi conosce la più antica storia della Chiesa cattolica) in altri tempi gli sarebbe costato il rogo dopo strazianti torture. Eppure è probabile che fra i cristiani non integralisti vi sarà chi troverà questo papa ammirevole nella sua sofferta consapevolezza… con cadute alcoliche e coraggiose risalite. Fra gli aforismi celebri, e qui cade “a cacio”, ce n’è uno attribuito a Robert De Niro: «Dicono che al mondo c’è abbastanza religione perché la gente si odi ma non abbastanza perché si ami». A me invece è tornata in mente una splendida battuta (non saprei dire se originale o elaborata da una citazione) che ho ascoltato una volta alla stazione di Imola. Una delle due persone sedute diceva all’altra: «Non mi sono spiegato. Non è che non credo in Dio, anzi secondo me lassù sono in due o in tre. Ma il guaio è che ognuno pensa che sia l’altro a occuparsi di me».

In sintesi? Non è il mio “genere” preferito ma Vergnani è un tale incantatore di serpenti che io ho sopportato anche l’eccesso di splatter.

Di certo non vorrete sapere come finisce «La sentinella» magari però gradireste qualche allusione: per esempio se le ultime pagine del romanzo vi sprofondano all’infermo o se vi aspetta un lieto fine. Posso dirvi solo questo: essendo Vergnani un virtuoso sia di scacchi che di boxe… dopo avervi “menato” il più possibile (un paio di volte sotto la cintura?) gli basterà spostare “un pezzo” per riaprire la partita.

 

Daniele Barbieri
Un piede nel mondo cosiddetto reale (dove ha fatto il giornalista, vive a Imola con Tiziana, ha un figlio di nome Jan) e un altro piede in quella che di solito si chiama fantascienza (ne ha scritto con Riccardo Mancini e Raffaele Mantegazza). Con il terzo e il quarto piede salta dal reale al fantastico: laboratori, giochi, letture sceniche. Potete trovarlo su pkdick@fastmail.it oppure a casa, allo 0542 29945; non usa il cellulare perché il suo guru, il suo psicologo, il suo estetista (e l’ornitorinco che sonnecchia in lui) hanno deciso che poteva nuocergli. Ha un simpatico omonimo che vive a Bologna. Spesso i due vengono confusi, è divertente per entrambi. Per entrambi funziona l’anagramma “ride bene a librai” (ma anche “erba, nidi e alberi” non è malaccio).

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