Aiuti post Covid: la Coalizione dei Ripugnanti

di Francesco Masala

 

L’Austria (e non solo: anche Paesi Bassi, Danimarca e Svezia) dice che la strada giusta sono i mutui non i contributi e gli aiuti vanno restituiti (qui)

Fra il 1948 e il 1951 l’Austria ricevette con il piano Marshall 468 milioni di dollari, dice wikipedia.

Fra il 1948 e il 1951 i Paesi Bassi ricevettero con il piano Marshall 1128 milioni di dollari.

Fra il 1948 e il 1951 la Danimarca ricevette con il piano Marshall 385 milioni di dollari.

Fra il 1948 e il 1951 la Svezia ricevette con il piano Marshall 347 milioni di dollari.

Non risulta finora nessun documento di qualche partito, impresa o cittadino di quei Paesi che abbia detto o scritto, a proposito degli aiuti del Piano Marshall, con vibrante protesta, la strada giusta sono i mutui non i contributi e gli aiuti vanno restituiti.

E se esiste qualche documento che lo diceva allora dev’essere molto segreto.

È veramente schifoso e squallido che quando hai bisogno di aiuto lo pretendi e quando puoi darlo giri la faccia dall’altra parte o, peggio, inventi motivi morali e/o economici per non darlo.

Per Covid-19 nei Paesi Bassi ci sono stati finora 5800 morti, in Svezia 3800, in Austria 5800, in Danimarca 550 morti.

Se in quei Paesi i morti fossero 10, 20 o 30 volte di più (senza augurarglielo, per carità), direbbero le stesse cose? La risposta non la sapremo mai.

Non ci sono troppe cose da dire, se non le parole che Thomas Bernhard ha rivolto agli austriaci.

 

Discorso in occasione del conferimento del Premio di Stato austriaco per la letteratura, 1968 – Thomas Bernhard

Pregiatissimo signor ministro,
pregiatissimi presenti,

nulla è da lodare, nulla da maledire, nulla da accusare, ma il più è risibile; tutto è risibile, quando si pensa alla morte.
Si procede lungo la vita, turbati, non turbati, attraverso la scena, tutto è permutabile, nello stato-palcoscenico meglio o peggio ammaestrati: un errore! Si comprende: un popolo ignaro, un paese stupendo – padri morti o coscienziosamente senza coscienza, uomini con la semplicità e la viltà, con la povertà dei loro bisogni… È tutto un antefatto in sommo grado filosofico e insopportabile.
Le ere della storia sono frenasteniche, il demonico in noi un incessante carcere patriottico in cui gli elementi della stupidità e dell’intransigenza sono divenuti bisogno quotidiano. Lo Stato è una creazione ineluttabilmente condannata al fallimento, il popolo una creazione infallibilmente condannata all’infamia e alla stupidità. La vita di-sperazione, a cui le filosofie si appoggiano, in cui tutto, in fondo, deve impazzire.
Noi siamo austriaci, noi siamo apatici; siamo la vita come volgare disinteresse alla vita, siamo il senso della megalomania come futuro nel processo della natura.
Nulla abbiamo da narrare, se non la nostra miseria, travolti dall’ immaginativa di una monotonia filosofico-economico-meccanica.
Strumenti al servizio della fine, creature dell’agonia, tutto a noi si rivela, nulla comprendiamo. Popoliamo un trauma, temiamo noi stessi, abbiamo il diritto di temerci, già contempliamo, sia pur distintamente, lo sfondo:
i giganti dell’angoscia.
Quel che pensiamo è già pensato, quel che sentiamo è caotico, quel che siamo non è chiaro.
Non dobbiamo vergognarci, ma non siamo nulla e null’altro meritiamo che il caos.
Ringrazio a mio nome e a nome dei premiati questa giuria ed espressamente tutti i presenti.

Thomas Bernhard

da qui

Francesco Masala
una teoria che mi pare interessante, quella della confederazione delle anime. Mi racconti questa teoria, disse Pereira. Ebbene, disse il dottor Cardoso, credere di essere 'uno' che fa parte a sé, staccato dalla incommensurabile pluralità dei propri io, rappresenta un'illusione, peraltro ingenua, di un'unica anima di tradizione cristiana, il dottor Ribot e il dottor Janet vedono la personalità come una confederazione di varie anime, perché noi abbiamo varie anime dentro di noi, nevvero, una confederazione che si pone sotto il controllo di un io egemone.

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