La controriforma (tentata) del senatore Pillon

Una proposta di legge, quella che porta la firma del senatore leghista Simone Pillon, patteggiata nel contratto di governo in nome di un’astrazione che vorrebbe coprire un disegno vendicativo nei confronti dei diritti conquistati dalle donne e il ripristino indiscutibile dell’ordine etero-patriarcale sulla genitorialità.

di Dale Zaccaria (*)

Il disegno di legge del senatore leghista Simone Pillon mina profondamente le conquiste e i diritti sia delle donne che del mondo omosessuale. Una proposta di legge che racchiude l’ideologia anti-gender tanto promulgata dallo stesso Pillon, che rafforza la bigenitorialità e il ruolo dei padri, che legittima l’alienazione parentale, arma usata spesso dagli uomini nei casi di separazione e affido dei figli, che relega nuovamente la donna ad uno stato di mero oggetto dell’ordine etero-patriarcale. Avvocate, centri anti-violenza, movimenti delle donne si stanno mobilitando contro questa proposta, che ci riporterebbe molto indietro, in tema di diritti civili e di conquiste femministe. Il linea con il governo cinque stelle-leghista, anche questo DDL esprime tutto il disprezzo per i valori civili e i diritti umani. Un tassello in più in quel mosaico razzista, omofobo e patriarcale rappresentato dall’attuale governo italiano.
Ne abbiamo parlato con Marilena, una giovane madre, che sta affrontando una separazione giudiziale: “Con questo decreto la ri-vittimizzazione delle donne che hanno subito violenza viene rafforzata. Non si proteggono e tutelano i minori, non viene presa in considerazione la violenza assistita a cui sono costretti ad essere partecipi. Simone Pillon è un sostenitore del family day, chiaro nemico del mondo omosessuale e delle donne, per lui la donna non può autodeterminarsi e deve essere subordinata al volere patriarcale. Come donna e madre sto vivendo già sulla mia pelle come le istituzioni, anche a fronte di denunce, non prendano in considerazione la violenza fisica, psicologica e assistita. L’alienazione parentale è stata usata come arma anche contro di me e il mio ruolo di madre. Mi batterò doppiamente, sia per quello che sto vivendo, e a favore di tutte le madri con figli, contro questo disegno di legge”. E poi abbiamo rivolto alcune domande a Simona Sforza, attivista e femminista, impegnata da sempre nella difesa di donne e minori.

foto elconfidencial.com

Puoi spiegare l’iter legislativo del DDL Pillon già approdato al Senato?
Per questo Ddl, assegnato in agosto alla 2a commissione Giustizia del Senato, è stato scelto il procedimento in sede redigente, per cui la commissione esamina e delibera sul testo articolo per articolo, mentre l’Assemblea si pronuncerà per la votazione finale sull’intero testo, senza possibilità di proporre modifiche. Una differenza non di poco conto rispetto al metodo “ordinario” in sede referente, che prevede che la commissione discuta il disegno di legge nel suo complesso e articolo per articolo, producendo una relazione, che sarà trasmessa all’Assemblea per il voto, che si svolge prima sulla proposta nei suoi aspetti generali, poi sui singoli articoli (che possono essere emendati, soppressi o sostituiti) ed infine sull’intero testo. Appare evidente l’intento di velocizzare l’iter e di approvare al più presto la norma. D’altronde questo disegno è fortemente sostenuto e rientra nel patto di governo.

Una proposta di legge che favorisce i padri…
A detta del Senatore Pillon, al centro di questo DDL ci sarebbe solo l’interesse dei figli. Eppure, il benessere dei figli minori non può essere avulso da una valutazione delle circostanze peculiari di ciascun caso, dall’analisi delle ragioni che hanno portato all’avvio dell’iter di separazione. Per i suoi contenuti, sembra voler adoperare una strategia unica, volta a eliminare l’assegno di mantenimento, rendere onerosa l’assegnazione della ex casa coniugale, introdurre la mediazione familiare obbligatoria, fissare tempi paritetici di frequentazione (non meno di 12 giorni al mese per genitore), elaborare un piano genitoriale, introdurre l’alienazione parentale. I figli diventano ostaggi di un pensiero che taglia tutto con l’accetta a metà,senza contemplare la necessità di entrare nel merito delle situazioni specifiche e reali, senza comprendere le conseguenze. Un’inversione a U del diritto di famiglia, che sembra ignorare soprattutto un aspetto: la violenza domestica è una delle principali cause di separazione e di divorzio (il 13% secondo questa ricerca  evidenziata sul blog de Il Ricciocorno. Abusi che non sempre emergono o possono essere facilmente provati, ma che esistono eccome. Preoccupante che si pensi di prevedere la mediazione obbligatoria, quando sappiamo che è vietata dalla Convenzione di Istanbul in casi di violenza. Possono sussistere forme di violenza psicologica, agita anche in presenza dei figli, mai denunciate ma che sono alla base della volontà della donna di sottrarvisi attraverso la via del divorzio, che devono essere considerate, valutate, fatte emergere. Alla base di alcuni atteggiamenti e di una difficoltà dei figli a relazionarsi con un genitore, potrebbero nascondersi proprio questi fattori. Occorre non sottovalutare la capacità dei figli di valutare ciò che avviene tra le mura domestiche, anche le parole adoperate dal padre per rivolgersi alla madre, per svalutarla o sottometterla. Non ci fanno paura le intimidazioni agitate sulla stampa. Altrettanto evidente è che, secondo una ricerca Istat del 2015, le separazioni con affido condiviso sono state l’89% di tutte quelle con affido, mentre solo l’8,9% ha registrato un affido esclusivo alla madre. L’82,4% delle separazioni che hanno intrapreso le vie legali si è conclusa con un procedimento consensuale. Questa norma, che disciplina le situazioni conflittuali, sembra voler intervenire rendendo arduo ed estremamente complesso divorziare, ingessando l’iter in un meccanismo che risponde solo agli interessi e alle pressioni delle associazioni dei padri separati. La disciplina sembra cucita per essere elitaria, incasellando, programmando tutto asetticamente, senza voler entrare nello specifico.

Affido condiviso, cancellazione dell’assegno di mantenimento, stop assegnazione casa coniugale, questi alcuni punti del DDL Pillon. Oltre ad un attacco alle donne e alle madri, ritieni che ci sia un attacco preciso anche al movimento femminista?
Penso che da tempo bolla in pentola più di un tentativo di smantellare molte delle conquiste sia degli anni ’70 che più recenti in tema di famiglie. Ci sono due strade: svuotarle da dentro, come è accaduto con l’obiezione di coscienza per la legge 194, oppure avviare vere e proprie rivoluzioni reazionarie a suon di leggi, come questa del DDL Pillon o quella della Legge quadro sulla famiglia e per la tutela della vita nascente. Le femministe, che nel discorso di presentazione di Pillon dello scorso 10 settembre vengono richiamate, con i consueti toni al solito volti a screditare, rappresentano con le loro riflessioni e azioni un essenziale argine civile contro provvedimenti che rischiano di peggiorare le nostre esistenze. C’è chi è abituato a schernirle, ci sono donne che prendono le distanze da questo termine, ma è solo grazie al movimento delle donne che si è riusciti a scoperchiare minestroni indigesti, correggere storture, aiutare le donne a acquisire consapevolezza. Il cammino è ancora lungo, ma proprio per questo abbiamo bisogno di femminismo, anche per chi ancora non sa di averne bisogno. Non ci faremo silenziare.
Pertanto, non si può sgomberare il campo da fattori cruciali e che non possono assolutamente essere ignorati: occorre porre un focus su situazioni familiari multiformi (per questioni economiche, culturali, sociali), su una valutazione preventiva e necessaria della sussistenza o meno di forme di violenza domestica, anche latenti e non emerse, su un’analisi delle conseguenze e del reale successo di una mediazione imposta, sulla condizione tuttora impari in cui si trovano le donne dal punto di vista lavorativo, in particolare su tassi occupazionali e livelli retributivi. Una normativa non può non considerare questi elementi e proporre una soluzione che taglia con l’accetta tempi, modalità, oneri, impegni, progettualità. Non si salvaguarda la necessità di dare adeguata attenzione alle esigenze di ciascuna fascia di età dei minori e del loro diritto a una stabilità piena di ritmi, di luoghi, di abitudini. Se davvero si intende mettere al centro i minori della coppia, occorre non ingabbiare tutto in un piano genitoriale e in soluzioni volte solo a tagliare assegni di mantenimento, che tra l’altro, in numerosi casi non vengono nemmeno corrisposti regolarmente.

Sentiamo spesso parlare di bi-genitorialità come valore da salvaguardare, e questo DDL sembra puntare fortemente su questo aspetto, cosa ne pensi?
La bi-genitorialità non deve diventare un’arma in caso di separazione, non può ledere, sconvolgere, portare confusione e instabilità nella vita dei figli. Essere genitori è una responsabilità, qualcosa da condividere nel rispetto, nell’interesse dei figli, esercitando ruoli non necessariamente sovrapponibili, ma complementari, che devono andare nell’interesse dei minori. I figli non sono pacchi e va salvaguardata la qualità della loro vita. Esserci come genitori sempre, non riscoprire un ruolo che non si è mai pienamente ricoperto solo quando si è in fase di divorzio e si vuole usare la bigenitorialità come strumento punitivo. Purtroppo, l’annientamento delle donne è sempre dietro l’angolo in una società imbevuta di patriarcato fino al midollo. C’è sempre il tentativo di svalutare e cancellare il ruolo e di quanto fatto dalle madri, che spesso rinunciano a tanto.

immagine tratta da evros24.gr

Una legge tra l’altro eteronormata ed eteropatriarcale che non sembra tenere conto delle famiglie Lgbt, come se non esistessero…
Come nella legge quadro precedentemente nominata, anche nel DDL Pillon “Norme in materia di affido condiviso, mantenimento diretto e garanzia di bigenitorialità” esiste unicamente il modello di famiglia composta da un uomo e una donna. Come se il legislatore normasse in una bolla.

Ritieni che questo Disegno rafforzi l’arma dell’Alienazione Parentale usata spesso nei tribunali contro le madri?
Adopera i consueti giri di parole, ma è lì che si va a parare. La introduce, la riconosce, è il cuore del DDL e punto del contratto di governo. Un cavallo di battaglia di chi la adopera nei tribunali da anni per minacciare le madri che vivono situazioni di violenza domestica, per dissuaderle dal denunciare, dall’intraprendere qualsiasi azione volta a proteggere i loro figli da padri abusanti. Gli esiti nefasti li conosciamo e quei bambini che oggi non ci sono più devono essere per noi la ragione principale perché questo orrore finisca e perché questa legge non veda mai la luce.

Come stanno rispondendo i movimenti delle donne a questa proposta di legge?
Sono state indette una petizione e una mobilitazione nazionale per il 10 novembre dall’associazione D.i.Re Donne in rete contro la violenza. Le principali associazioni che si occupano di diritti delle donne e di contrasto alla violenza di genere hanno chiesto l’audizione in commissione. Speriamo che il loro contributo serva a illuminare i senatori e a farli votare in modo più consapevole.
Sarà fondamentale che prima del 10 novembre si pianifichi una informazione corretta su più livelli, non solo sui media, soprattutto andando sul territorio, in luoghi pubblici, spiegando perché è importante mobilitarsi, creare consapevolezza in un discorso che al momento rischia di far sembrare innocua e migliorativa questa proposta di riforma dell’affido. Basta vedere come ne parla la Rai, grazie al fedelissimo Timperi.
Si rischia di proporre una visione schiacciata unicamente sui padri separati. Per fortuna ci sono dei professionisti, come l’avvocata Annamaria Bernardini de Pace, che si stanno spendendo per fare chiarezza.

L’invisibilizzazione di alcune caratteristiche e di alcuni fenomeni potrebbero nuocere gravemente al benessere di quei minori che si dice di voler tutelare. Non riconoscere la complessità di ciò che non può essere rimosso dal tema della genitorialità e dell’affido, la semplificazione che questo DDL compie, la netta separazione che compie tra i fenomeni, rischia di produrre gravi danni nelle vite delle persone. Penso a quali effetti a lunga durata potrebbero esserci se questo disegno andasse in porto. Penso a tutti i casi di violenza economica mai denunciata, rimasti taciuti, che continuerebbero, con livelli anche peggiori, anche post divorzio, attraverso un controllo millimetrico delle spese per i figli, una estenuante contabilizzazione e contrattazione che passerà per le mani e per la volontà dell’ex marito. Nuovi strumenti di ricatto resi possibili attraverso il concetto di mantenimento diretto.
Non miglioreremo la qualità della genitorialità con questo disegno che gestisce affetti e responsabilità con il metodo della partita doppia.

(*) tratto da Comune-Info

Redazione
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Un commento

  • I comitati “Difendiamo i nostri figli” di Massa, insieme a “Generazione famiglia” e “Famiglia, scuola educazione” di Pisa, hanno organizzato per il 26 ottobre alle 21 un incontro con ospite il senatore leghista Simone Pillon, al parco della Comasca a Massa. Non si aspettavano però che un gruppo di circa 70 cittadine e cittadini locali si sarebbe presentato all’incontro accogliendo il senatore con striscioni e interventi di critica al ddl 735, riempiendo di fatto una sala altrimenti deserta.
    Persone vestite da ancelle, canti e striscioni che dicevano: “Pillon: decido io, la mia strada la scelgo io”, “La famiglia naturale non esiste”, “il ddl 735 viola la Convenzione di Istanbul”, “Difendiamo i figli di tutt* dal vostro lugubre medioevo”, “La natura è bisessuale”.
    Il gruppo ha contestato a Pillon l’obbligo della mediazione anche nei casi di violenza, il concetto di alienazione parentale, il mantenimento diretto e altri punti critici del ddl, facendogli presente che anche l’Onu ha espresso “profonda preoccupazione per la grave regressione” che comporterebbe una sua attuazione.
    La città di Massa, da Maggio guidata da una giunta di (centro) destra, è stata negli ultimi mesi teatro di pericolosi segni di arretramento sul piano dei diritti e discriminazione: atti contro omosessuali; chiusura del progetto d’accoglienza SPRAR che da due anni stava lavorando con efficacia sul territorio, atti propagandistici di consegna di “spray al peperoncino” per le donne, come se la violenza di genere fosse una cosa riducibile all’aggressione degli sconosciuti; dichiarazione contro la resistenza e la liberazione della città dal fascismo, con la statua del partigiano Vico posta dentro al Comune che è stata incappucciata con un sacchetto della spazzatura da “ignoti”.
    Ma la nota positiva è che c’è ed è sempre più evidente una cittadinanza che si oppone a tutto questo. I cittadini e le cittadine del territorio stanno rispondendo con presidi e iniziative, dibattiti ed assemblee sempre più partecipate, volte a costruire una vera comunità attiva e solidale, capace di unirsi in difesa dei diritti di tutt*.
    Ieri sera questa cittadinanza a Massa ha zittito il senatore leghista Pillon mettendolo di fronte a quello che un’importante fetta di società pensa di un ddl evidentemente ingiusto e pericoloso. Solo un piccolo passo che porterà venerdì 2 ad un presidio in centro, preparazione per la manifestazione di sabato 10 Novembre che vedrà una street parade femminista – “No Pillon. Io scelgo la mia strada” – per le strade della città, con musica, colori e interventi proprio nel merito della legge Pillon.
    Massa si aggiunge dunque all’onda lunga di protesta che sta attraversando l’Italia, evidenziando il contenuto gravemente discriminatorio e l’arretramento culturale di cui il ddl è portatore.
    Le iniziative non si fermano, oggi 27 novembre dalle 17 alle 19 si terrà un presidio in centro in solidarietà ai migranti, a Riace e contro il ddl Salvini.

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