La megalopoli Aemilia di Maico Morellini

recensione a «Voci della Polis: 6 racconti di fantascienza»

La cornice dei racconti è questa: in un futuro non troppo precisato Polis Aemilia nascerà dalla fusione di Reggio Emilia, Modena e Bologna, «ispirata alla struttura urbanistica e politica delle antiche Polis greche». Una micro-nazione autonoma al centro della pianura padana. «La tecnologia superiore sviluppata e fornita» dal Policlinico di Modena «le ha permesso di ritagliarsi un ruolo di primaria importanza all’interno della dissestata economia mondiale». A est della Polis il «corrotto distretto di Parma, governato dalle mafie asiatiche» mentre a ovest c’è la «Città prigione di Imola» e a nord «le letali Casse di espansione del Secchia». Tutt’intorno la «chora» – o Zona Blu – dove «vivono» (ma vegetano o sopravvivono sarebbe un verbo più preciso) «tutti coloro in attesa di essere Acquisiti per poter diventare a tutti gli effetti cittadini aemiliani».

Chiarito il quadro andiamo a leggere i 6 racconti dell’antologia «Voci della Polis: 6 racconti di fantascienza» (176 pagine per 11,90 euri) pubblicata da Vincent Books. A mio gusto i primi 2 racconti funzionano bene, pur senza entusiasmare: «La Necropoli» e «Il giusto prezzo» i titoli. I due successivi – il lungo «Non per tutti» e «Il corriere» – mi sembrano fiacchi e ovvii nella tessitura. Gli ultimi due, cioè «Al sicuro» e «Tempo di dissonanza», sono eccellenti, con trame originali e ricche di potenziali sviluppi, anzi di «sogni» in libertà… se vogliamo giocare con la frase che chiude il libro. Infatti abbiamo saputo, con dosi massicce di ambiguità, dall’autore che nella «città prigione di Imola» le menti non possono essere liberate: «Non dovevano sognare perché i sogni allontanano la guarigione […] perché sognare avrebbe significato precipitarli di nuovo nella follia che la Crisi aveva generato». Se vi pare una metafora… non guardate me. Bella e terribile l’immagine dei minuscoli droni che si arrampicano sui corpi dei “pazienti” e lo ricoprono; ma quale sia il vero fine di questa nano-medicina non so (o non voglio) dirlo qui.

In sintesi? Azzarderei così: Maico Morellini continua a piacermi ma 4 di questi racconti a mio avviso non tessono abbastanza la tela della Polis; secondo me può – e dunque deve – fare di meglio.

MORELLINI IN “BOTTEGA”

Ho recensito «Il re nero» nel 2011, qui: Dissonanti e un infame Policlinico; poi «La terza memoria» qui: Oggi è Marte-dì: Imola ergo sum e infine «I necronauti. Spazio profondo», ricco di idee non sempre pienamente sviluppate, in questo mix: Robot in corteo e altro. Poi – per motivi anche geopolitici (abito in quella che Morellini immagina come “città prigione” del futuro) – l’ho intervistato, cfr qui: Fra Imola e le galassie il passo è breve.

Daniele Barbieri
Un piede nel mondo cosiddetto reale (dove ha fatto il giornalista, vive a Imola con Tiziana, ha un figlio di nome Jan) e un altro piede in quella che di solito si chiama fantascienza (ne ha scritto con Riccardo Mancini e Raffaele Mantegazza). Con il terzo e il quarto piede salta dal reale al fantastico: laboratori, giochi, letture sceniche. Potete trovarlo su pkdick@fastmail.it oppure a casa, allo 0542 29945; non usa il cellulare perché il suo guru, il suo psicologo, il suo estetista (e l’ornitorinco che sonnecchia in lui) hanno deciso che poteva nuocergli. Ha un simpatico omonimo che vive a Bologna. Spesso i due vengono confusi, è divertente per entrambi. Per entrambi funziona l’anagramma “ride bene a librai” (ma anche “erba, nidi e alberi” non è malaccio).

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