La papessa Giovanna e altre “rimozioni” storiche

Riflessioni intorno a «Le pagine strappate» di Pietro Ratto

 

Kallenberg-papessa

Un libro che, come capita alle storie più affascinanti, è pieno di scatole cinesi. E se magari qualcuna/o che ora sta leggendo pensa che oggi sono i link gli eredi di quelle vecchie “scatole cinesi” (o matrioske se preferite) chiarisco subito che il problema di base ottimamente affrontato da Pietro Ratto nel libro «Le pagine strappate» – edito, un anno fa, da Elmi’s World: 12 euri per 112 pagine – è proprio questo: i link (ma anche i documenti cartacei) spariscono dagli archivi o vengono modificati. Credevate di vivere nell’epoca dell’informazione libera, della ricerca senza paraocchi? Mmm, prendete un caffè e ricominciamo da capo.

«I trucchi della Chiesa rinascimentale per rimuovere la vicenda storica della Papessa Giovanna»: così il sottotitolo (però non c’è in copertina) del libro di Ratto. Ma è anche interessante notare che la collana in cui esce «Le pagine strappate» è quella dei “saggi romanzati”. Infatti uno dei fili conduttori è la narrazione di un professore, appassionato di storia, a caccia di documenti scomparsi, in particolare di «un testo del Quattrocento sfuggito alla censura del Concilio di Trento». Quasi fossimo in un “giallo” – e l’etichetta neanche è troppo sbagliata – non dirò se l’investigatore Ratto troverà il testo originale, o i suoi brandelli, oppure abbastanza indizi per capire chi sono i “falsari” o invece…

La papessa Giovanna dunque. Si tratta di «Giovanni VIII» sul trono, che fu di Pietro, quasi certamente dal 2 ottobre 855 al 6 novembre 857. Per cancellare lo scandalo di una donna papa si dovette, secoli dopo, rimuovere il suo nome, ri-numerare “i Giovanni”, correggere, censurare e distruggere un po’ di documenti storici. Con infinite bugie, furbizie (quando comincia un anno? Il 1 gennaio, come ora si usa, o il 25 marzo?) e complicazioni. Nel frattempo la Chiesa cambiava, in peggio.

Il termine «rimozione» indica un gesto concreto ma, come ci ha insegnato Freud, è anche un meccanismo psichico, più o meno inconscio, per allontanare da sé desideri, memorie, pensieri considerati inaccettabili, scomodi, impuri. La vergogna di cui la Chiesa di Roma – maschiocentrica e misogina «in sæcula sæculorum» – si deve “mondare” è che una donna possa essere salita al “soglio” … ovviamente (?) senza che alcuno lo sapesse. Al punto che, per evitare il fattaccio si ripetesse, viene “inventata” la sedia «stercoraria»: la mezzaluna lì sotto servirebbe per capire se il neo eletto fosse maschio o femmina ovvero – così scrive Ratto – «per sondare la presenza dei genitali del futuro Pontefice». Sembra pazzesco ma è ben più folle che uno degli argomenti ufficialmente usati per negare l’esistenza della “papessa Giovanna” e ridurla a leggenda… è che la Chiesa non può essersi macchiata di un crimine così grave. Capite? Che la Chiesa di Roma abbia massacrato eretici e infedeli, bruciato streghe, messo libri all’Indice (non il «Mein Kampf» di Hitler però, sottolinea Pietro Ratto), promosso guerre e – per restare dalle parti del sesso – organizzato in Vaticano incesti e orge… è un insieme di fatti dolorosi ma storicamente inquadrabili, anche giustificabili; però una donna papa quella no, no, no perché sarebbe un’infamia, un’offesa a Dio.

Il tempo passa anche in Vaticano ma se c’è un argomento che ancora indigna i cattointegralisti è “il ruolo” della donna nella Chiesa cattolica: non c’è ruolo e basta; a parte qualche chiacchiera consolatoria dei progressisti. Donne prete o vescovo figurarsi e dunque una papessa mai.

Si può ragionare – e da serio storico Pietro Ratto lo fa – sulla verifica dei fatti, sulle interpretazioni, su chi ha falsificato cosa e quando… ma se il punto di partenza è che una papessa non può esserci stata allora come liquidare tutti gli aggiustamenti di date, i testi censurati e distrutti, le incongruenze nelle cronologie del papato?

Mi fermo. Se leggerete questo libro – e io vi consiglio di farlo – incontrerete, anche di scorcio, altre storie e protagonisti intriganti. In piena luce Bartolomeo Sacchi detto il Platina, Onofrio Panvinio, ma anche i quattro scalpellini «coronati» e più avanti la «Taxa Camerae», un genio come Pierluigi da Palestrina o lo scomodissimo Giovanni XX. Vien voglia di saperne di più.

Leggendo un saggio romanzato mi concedo un dubbio: il misterioso «erudito» dei nostri giorni è due terzi di fantasia e uno di verità o viceversa?

Ultimissima considerazione, quasi un PS. Da appassionato di storia credo di capire i tormenti del Pietro Ratto professore («17 anni di precariato» come spiega nell’Introduzione). Quando mio figlio è arrivato alle scuole superiori ho rivisto molte favolette dei miei tempi. Non tutti i libri di testo – è ovvio – sono eguali ma a ragazze/i di oggi si propina ancora la favoletta che Annibale sconfisse i Romani perché… aveva gli elefanti.

Ratto ha sentito la necessità di «fare controstoria» (www.incontrostoria.it). Intanto io qui – con altre/i – ho costruito ogni giorno «le scor-date». E ci siamo incontrati.

L’illustrazione è di Jakob Kallenberg.

Daniele Barbieri
Un piede nel mondo cosiddetto reale (dove ha fatto il giornalista, vive a Imola con Tiziana, ha un figlio di nome Jan) e un altro piede in quella che di solito si chiama fantascienza (ne ha scritto con Riccardo Mancini e Raffaele Mantegazza). Con il terzo e il quarto piede salta dal reale al fantastico: laboratori, giochi, letture sceniche. Potete trovarlo su pkdick@fastmail.it oppure a casa, allo 0542 29945; non usa il cellulare perché il suo guru, il suo psicologo, il suo estetista (e l’ornitorinco che sonnecchia in lui) hanno deciso che poteva nuocergli. Ha un simpatico omonimo che vive a Bologna. Spesso i due vengono confusi, è divertente per entrambi. Per entrambi funziona l’anagramma “ride bene a librai” (ma anche “erba, nidi e alberi” non è malaccio).

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