La pensione per i macchinisti ferroviari

di Vito Totire (*)

Non siamo al tavolo governo/sindacati che discute di età pensionistica. Ma tentiamo di far arrivare un messaggio. I dati epidemiologici fanno emergere una elevatissima incidenza di mesoteliomi ai danni dei macchinisti. Nel periodo 1993-2012 sono stati 76 ; un numero enorme che secondo gli studi (Iwatsubo, Burdorf, Maltoni) depone per una pregressa esposizione certa ma anche molto alta. Non sappiamo quanti siano stati i casi di malattia a carico del rimanente “personale viaggiante”.

Spesso le carrozze ferroviarie sono state coibentate anche con una o addirittura due tonnellate di amianto, pure friabile. Nel marzo 2016 risultavano ancora da bonificare freni e ralle a più di 1600 carrozze (e ancora altro…). I lavoratori ex-esposti, oltre ad avere preoccupazioni per il proprio futuro, stanno passando sotto le forche caudine di percorsi di valutazione lunghi, estenuanti con conclusioni spesso contraddittorie da città a città.

Vogliamo dire questo. Abbiamo in Italia uno strumento di eccezionale importanza che è il registro nazionale mesoteliomi (Renam). Ma se la epidemiologia non viene utilizzata per le decisioni in materia di salute pubblica a che cosa serve? Solo a fare pubblicazioni? Sarebbe uno spreco di risorse e di intelligenze.

Si prenda dunque atto della drammatica situazione e si accordi ai macchinisti (un lavoro fortemente usurante e non solo per l’amianto: fumi diesels, campi magnetici, turni notturni) di andare in pensione “prima” … cioè semplicemente con criteri di equità rispetto alla loro speranza di salute e di vita. Questo è necessario e possibile, al limite con un atto di indirizzo del ministero del Lavoro, una facoltà che il pur pessimo (per altri motivi) testo unico amianto oggi in discussione non introduce ex-novo ma ribadisce.

(*) Vito Totire, medico del lavoro, è portavoce dell’AEA, l’Associazione esposti amianto.

LA VIGNETTA – scelta in redaziome – E’ DI MAURO BIANI.

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