La peste Glifosato ma anche Chlorpyrifos

di Roberto Suozzi (*)

Si, è sempre più pesante la situazione della Monsanto dopo la sentenza che, negli USA, ha visto la vittoria legale di Dewayne Johnson – giardiniere in una scuola alla periferia di San Francisco, affetto da Linfoma non Hodking (tumore del sistema linfatico) – contro la multinazionale dell’agrochimica.

La questione sta nel fatto che Dewayne nel 2012, nel suo lavoro da giardiniere, iniziò ad usare il Glifosato, cioè il Roundup (per due volte era stata “inondato” dal pesticida mentre irrorava i giardini della scuola), un diffusissimo erbicida prodotto dalla Monsanto.

Occorre aggiungere che, quest’anno, una parte molto consistente della Monsanto è stata acquisita dalla Bayer: multinazionale tedesca del farmaco.

Il punto focale di questo processo, sebbene non sia stato possibile dimostrare che il Roundup fosse la causa del Linfoma non Hodking, sta nel fatto che la Monsanto non sia in grado di dimostrare che il Roundup non abbia contribuito a provocare il tumore.

Migliaia di malati affetti da tumore hanno intentato causa alla Monsanto negli Stati Uniti, altri sono in attesa di poter avviare un’azione legale contro la multinazionale. In Europa l’autorizzazione all’uso del glifosato è stato prolungato per altri cinque anni; quindi invece di esserne bandito l’uso, lo si potrà utilizzare sino alla fine del 2022.  La Francia invece ha già fortemente limitato l’utilizzo del Roundup.

Recentemente l’EFSA, Agenzia Europea per la Sicurezza Alimentare ha dichiarato che per il Glifosato “Ai correnti livelli di esposizione, non si ravvisa un rischio per la salute dell’uomo.” Questo viene fatto valere anche per il contenuto di Glifosato nei mangimi, e quindi “non si ravvisano effetti nocivi del glifosato sulla salute di bovini, pecore, maiali, cavalli e polli”.

L’EFSA, inoltre, ha riesaminato a livello europeo i “limiti superiori” di residui di pesticidi ammissibili per legge (LMR) attualmente stabiliti per il glifosato. Per valutare la presenza di residui di glifosato in piante, prodotti trasformati, colture a rotazione e bestiame, gli LMR stabiliti dalla Commissione del Codex Codex Alimentarius sembrano giustificati più dalle caratteristiche delle pratiche agricole di ogni singola coltura piuttosto che dai livelli di sicurezza per la salute umana.

Alla luce delle nuove evidenze scientifiche dell’impatto del glifosato su salute e ambiente, è necessario procedere a una nuova valutazione dei LMR per garantire un’effettiva sicurezza degli alimenti, nonché le tolleranze all’importazione e le autorizzazioni europee comunicate dagli Stati membri.

Sulla base della valutazione dei dati disponibili, sono stati proposti nuovi LMR ed è stata effettuata una valutazione dei rischi per i consumatori. Sembra che non sia stato identificato alcun rischio apparente per i consumatori, mancavano però alcune informazioni richieste dal quadro normativo; quindi la valutazione del rischio per il consumatore è considerata solo indicativa e alcune proposte di LMR dell’EFSA richiedono un ulteriore esame da parte dei gestori del rischio” 1)

Gli LMR, si diceva, sono i limiti superiori di residui di pesticidi ammissibili per legge all’interno o sulla superficie di alimenti o mangimi nel rispetto delle buone pratiche agricole e della minima esposizione del consumatore; i prodotti di origine vegetale quindi non devono contenere, al momento della loro immissione in circolazione, residui di sostanze attive contenute nei prodotti fitosanitari. 2).

Di grande importanza è uno studio pilota condotto su ratti dall’Istituto Ramazzini, guidato dal Prof Daniele Mandrioli,  con la collaborazione dell’Istituto Superiore di Sanità e pubblicato sulla rivista scientificaEnvironmental Health; lo studio che dimostra che il Glifosato si può accumulare (bioaccumulo), per molto tempo, all’interno del corpo. Nel sito dell’Istituto Ramazzini 3) si riporta: ”Lo studio Ramazzini di 13 settimane su erbicidi a base di glifosato a dose equivalente umana nei ratti Sprague Dawley: studio del progetto e valutazione del primo end point in vita. The Ramazzini Institute: studio pilota della durata di 13 settimane su glifosato e Roundup, effetti sul microbioma. La necessità di una ricerca indipendente sugli effetti sulla salute degli erbicidi a base di glifosato.”

Più in particolare l’Istituto sottolinea che: “i risultati mostrano che gli erbicidi a base di glifosato (GBHs), anche a dosi considerate sicure e dopo un periodo relativamente breve di esposizione (equivalente nell’uomo ad un’esposizione dalla vita embrionale fino ai 18 anni), possono alterare alcuni importanti parametri biologici, in particolare relativi allo sviluppo sessuale, alla genotossicità e al microbioma intestinale. In particolare, i risultati hanno mostrano un’alterazione di alcuni parametri dello sviluppo sessuale nei ratti trattati con GBHs, specialmente nelle femmine. Inoltre, i ratti trattati con GBHs hanno mostrato delle alterazioni statisticamente significative del microbioma intestinale, in particolare durante lo sviluppo. Per quanto riguarda la genotossicità, è stato osservato un aumento statisticamente significativo di micronuclei nelle cellule del midollo osseo nei ratti trattati con GBHs, in particolare nelle prime fasi della vita”.

Anche a dosi basse, insomma, il glifosato è tossico, nocivo.

Lo studio dell’Istituto Ramazzini così riporta: “Il glifosato, formulato come Roundup, è l’erbicida più usato al mondo. Il glifosato è ampiamente utilizzato su colture alimentari geneticamente modificate (GM) progettate per tollerare l’erbicida e l’uso globale sta aumentando rapidamente. Due recenti revisioni dei pericoli per la salute del glifosato riportano risultati contrastanti. Una revisione indipendente dell’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC) ha rilevato che il glifosato è un “probabile cancerogeno per l’uomo.

Una revisione dell’Agenzia Europea per la Sicurezza Alimentare (EFSA) non ha riscontrato invece prove di rischio cancerogeno. Questi risultati diversi hanno prodotto incertezza normativa.

Sulla base di queste considerazioni, quindi, l’Istituto Ramazzini dà avvio a un progetto di studio sui pericoli del glifosato: “L’Istituto ha avviato uno studio pilota sui pericoli per la salute del glifosato che sarà seguito da un progetto di ricerca sperimentale integrato. Questa valutazione sarà indipendente dal supporto del settore e interamente sponsorizzata dal crowdfunding in tutto il mondo. Lo scopo del progetto Ramazzini è quello di esplorare in modo completo gli effetti dell’esposizione a erbicidi a base di glifosato ai livelli attuali del mondo reale su diversi endpoint tossicologici, tra cui cancerogenicità, tossicità a lungo termine, neurotossicità, effetti di interferenza endocrina, tossicità dello sviluppo prenatale, microbioma e effetti multi-generazionali” 4)

Nello studio successivo dell’Istituto Ramazzini si evidenza con chiarezza che: “Il nostro studio pilota fornisce prove iniziali che l’esposizione materna a GBH comunemente usati, a dosi attualmente considerate accettabili nell’uomo, è in grado di modificare il microbiota intestinale nei cuccioli di ratto, in particolare prima della pubertà (PND 31). Ulteriori indagini a lungo termine sono necessarie per chiarire se lo spostamento nel microbiota indotto dall’esposizione a GBHs sta contribuendo alla valle di altri effetti sulla salute. Tuttavia, la comprensione dei cambiamenti del microbiota durante questa finestra critica di suscettibilità potrebbe essere di grande importanza per la prevenzione delle malattie. I potenziali effetti sulla salute dei GBH durante lo sviluppo, come l’infanzia, giustificano ulteriori indagini.” 5)

E’ evidente che è necessario un “ripensamento”, direi radicale, sul glifosato, anche perché il BIOACCUMOLO è molto pericoloso per la nostra salute.

Gli uomini possono entrare in contatto con i contaminanti mediante ingestione di acqua di falda contaminata, contatto dermico con terreno inquinato, inalazione di polvere o vapori tossici o consumo di prodotti cresciuti su aree inquinate (Nathanail e Earl, 2001). I suoli contaminati, inoltre, possono promuovere un effetto fitotossico nei confronti della vegetazione (Chaineau et al.. 1997; Siddiqui et al., 2001), o incidere negativamente sul naturale ciclo biologico dei nutrienti (Belyaeva et al., 2005; Khan e Scullion 1999). Accanto alle implicazioni civili e penali connesse all’inquinamento di un suolo, va, quindi, necessariamente indicato ed enfatizzato il potenziale impatto sanitario nei confronti della popolazione provocato dalla contaminazione, senza tuttavia tralasciare che il fenomeno va a turbare i già delicati, e talvolta compromessi, equilibri che si sono instaurati fra i diversi comparti ambientali. In altri termini, l’assenza di attività antropiche dirette, in una zona contaminata, non deve abbassare l’allerta, ma deve indirizzare e concentrare attenzione ed interesse sulla mobilità dei contaminanti verso i limitrofi comparti ambientali, siano essi falde, mare, sedimenti, altri terreni o biota. Proprio l’acqua può giocare un ruolo importante nel determinare la mobilità dei contaminanti: il dilavamento dei terreni inquinati a carico delle piogge o le falde naturalmente presenti nel sottosuolo possono attribuire alle varie classi di contaminanti diverse destinazioni finali o, più facilmente, temporanee.

E’ quanto scritto in una tesi universitaria sulle Metodologie di biomonitoraggio dell’alterazione ambientale. 6)

Più semplicemente, ma correttamente, Wikipedia riporta: “In tossicologia, il bioaccumulo o accumulo biologico è il processo attraverso cui sostanze tossiche inquinanti organici persistenti (per esempio il DDT, le diossine, i furani o i Fluoruri) si accumulano all’interno di un organismo, in concentrazioni superiori a quelle riscontrate nell’ambiente circostante.”

Dunque viene definito come “bioaccumulo” come il rapporto tra la concentrazione della sostanza chimica nell’organismo e la concentrazione nell’ambiente esterno. Tale processo può avvenire non solo attraverso l’ingestione per mezzo delle catene alimentari, ma anche attraverso la pelle o la superfice respiratoria, o in entrambe le maniere.

Il bioaccumulo (si parla di elevate quantità) è responsabile del fenomeno di “amplificazione” delle concentrazioni delle sostanze. Quindi labiomagnificazione, in sostanza, è l’amplificazione di una sostanza tossica o nociva inquinante verso l’alto della piramide alimentare.

Come finisce il glifosato nell’acqua potabile?

Diversi studi suggeriscono che il glifosato, nonostante la sua affinità per il suolo, possa penetrare negli ambienti acquatici e nei pozzi di acqua potabile. Una volta che il glifosato entra nell’acqua, diventa stabile e non si degrada facilmente. Il glifosato può entrare nella superficie e nell’acqua del sottosuolo attraverso due percorsi principali:

• in corsi d’acqua adiacenti ai campi irrorati
• Irrigazione del deflusso dai campi spruzzati in corpi idrici distanti

È più probabile che gli esseri umani siano esposti al glifosato attraverso l’inalazione diretta, il contatto con la pelle, le colture trattate con Roundup o l’acqua potabile contaminata da questa sostanza.

Va detto che, riferendoci ancora all’Istituto Ramazzini, “Qualunque sia il risultato dello studio dell’Istituto Ramazzini, i risultati forniranno alle agenzie di regolamentazione e ai decisori politici solidi risultati indipendenti ottenuti da un progetto di ricerca condiviso su cui possono tranquillamente basare le loro valutazioni del rischio e le loro valutazioni, inclusa la prossima decisione per la ri-autorizzazione per uso del glifosato in Europa nel 2022” 6).

Sulla rivista Nature è stato pubblicato uno studio sul Roundup condotto da studiosi del King’s College di Londra 7), che ha suscitato un forte dibattito nella comunità scientifica. Noi sappiamo che il rapporto tra bassi dosi dell’erbicida glifosato e compromissione della funzionalità epatica non è ancora giunto a definitiva risoluzione. Uno studio sperimentale (King’s College) aveva già dimostrato che somministrando Roundup si avevano segni di potenziamento del danno epatico. In questo nuovo studio si evidenzia che il consumo di livelli estremamente bassi, a dosaggi cronici, di glifosato (Roundup) può portare a “disfunzione funzionale epatica” e andrà valutato il ruolo di questa sostanza nello sviluppo della Sindrome Metabolica e di altre patologie, quali diabete e ictus. Questo è importante perché è il primo studio a dimostrare che il Roundup ha un nesso di causalità tra una dose ambientale e l’insorgenza di patologie gravi.

L’Eenvironmental working group (www.ewg.org), un’organizzazione sanitaria pubblica non-profit  degli Stati Uniti, in uno studio che ha proceduto all’analisi di “cereali da colazione, avena e snack” ha riscontrato (quasi tre campioni su quattro) la presenza di glifosato in questi prodotti per bambini e tra questi, il muesli, l’avena e le barrette snack. Secondo l’EWG i limiti di sicurezza posti per sicurezza dagli organismi federali sono obsoleti e vanno ridefiniti.

Ma il problema non si ferma qui: c’è la questione acqua. Una pubblicazione dell’MDH Health Risk, in collaborazione Minnesota Pollution Control Agency and the Minnesota Department of Agriculture, ha valutato i rischi per la salute nell’acqua potabile contaminate dal glifosato. Questo erbicida è stato ritrovato, a bassi livelli, nelle acque superficiali del Minnesota e nell’acqua potabile; viene usato venduto con diversi nomi commerciali, compresi i prodotti venduti per uso domestico. È applicato in agricoltura, silvicoltura, cura del prato e giardinaggio. Il glifosato è un contaminante primario dell’acqua potabile secondo una legge federale Usa sull’acqua potabile. 9)

Molti studi scientifici indicano che il glifosato può inquinare l’acqua, diventando – come detto – stabile e molto poco degradabile. Dunque il glifosato può penetrare negli ambienti acquatici e nei pozzi di acqua potabile, sia con l’acqua di superficie sia con l’acqua del sottosuolo.

Il giornale scientifico International Journal Environmental ResearchPublic Health riporta: “Il primo rapporto sulla presenza del glifosato nei campioni di acqua e di urina negli agricoltori di sussistenza che vivono in diverse comunità agricole nello Stato di Campeche, in Messico. Le concentrazioni e gli indici di glifosato nelle matrici valutate indicano un’elevata esposizione a questo pesticida. È molto importante condurre uno studio di follow-up più dettagliato per comprendere la presenza del glifosato nell’acqua potabile in bottiglia, correlata alle concentrazioni di glifosato negli agricoltori di sussistenza che hanno utilizzato questo erbicida, poiché non vi sono prove che utilizzino questa matrice.

Questo è motivo di preoccupazione perché potrebbe spiegare un’altra possibile via di esposizione a questo pesticida. La presenza di glifosato nelle urine è molto importante anche a basse concentrazioni perché il glifosato mette a rischio la salute umana. Pertanto, il potenziale impatto ecologico di questo pesticida deve essere considerato su una scala più globale, piuttosto che regionale.

I risultati indicano la necessità di stabilire un programma di monitoraggio dei residui di pesticidi nella penisola dello Yucatan. Suggeriscono inoltre la necessità di monitorare gli organismi non bersaglio, come le api, per stabilire l’effetto delle pratiche agricole predominanti che si verificano attualmente a Hopelchén.

Rilevante anche per gli esseri umani, è essenziale condurre uno studio che consideri lo stato di salute della popolazione umana in Hopelchén perché il glifosato è una delle decine di pesticidi ampiamente utilizzati nell’area agricola industrializzata. A causa delle grandi aree di coltivazione e delle quantità di pesticidi applicati, l’esposizione a queste sostanze chimiche da parte della popolazione e dei lavoratori sul campo nella zona dovrebbe essere valutata per evitare malattie associate a questi composti”. 10)

Il Glifosato è lo stesso erbicida tristemente famoso chiamato un tempoAgent Orange. La Monsanto Company produceva l’Agent Orange, uno dei molti erbicidi utilizzati dai militari degli Stati Uniti nella guerra contro il Vietnam, come sostanza defoliante; era definito “Orange” perché sui contenitori dove c’erano le due sostanze erbicide (2,4-D acido diclorofenossiacetico e 2,4,5-T o 2,4,5, triclorofenossiacetico) era dipinta una larga striscia arancione.

L’Agent Orange ancora oggi non smette di colpire sia gli abitanti del Vietnam, che i militari americani reduci dalla guerra, i veterani, che spesso presentano tumore della prostata. E importanti sono le ricerche della National Academy of Sciences, i cui studi e ricerche hanno permesso di dimostrare l’associazione positiva tra cancro della prostata ed esposizione agli erbicidi utilizzati nella guerra del Vietnam. Mi limito semplicemente a dire (per il momento) che molte altre patologie sono connesse all’uso di erbicidi utilizzati anche nella guerra in Vietnam, come a esempio il diabete mellito di tipo 2, l’amiloidosi, la cardiopatia ischemica, il morbo di Parkinson, la neuropatia periferica a esordio precoce, la malattia acneiforme simile o cloracne, tumori quali la malattia di Hodking, il linfoma non-Hodking, il mieloma multiplo, tumori delle ghiandole linfatiche, della laringe delle vie respiratorie (polmone compreso) dei tessuti molli, e altro. 11)

Un breve appunto, ma necessario, (ne parleremo in seguito) sul CHLORPYRIFOS. E’ un pesticida neurotossico utilizzato per uccidere gli insetti che possono danneggiare mandorle, uva, arance, noci , mele, lamponi, meloni, patate, melanzane, broccoli, carciofi, porri, cavoli e altri frutti e verdure. Il Chlorpyrifos è molto tossico per gli esseri umani e per l’ambiente, in particolare è tossico a livello cardiovascolare, ma può essere un “distruttore endocrino” e può averi effetti a livello riproduttivo e sul feto. L’European Consumers, il 3 agosto 2018, scrive che il Movimente 5 Stelle, contravvenendo a quanto affermato nella campagna elettorale sui pesticidi, ha permesso l’autorizzazione a una deroga alla cloropicrina che si degrada nel pericoloso fosgene per le fragole in vivaio, per il pomodoro e per le erbe fresche. 12)

PROF Roberto Suozzi

Medico e Farmacologo Clinico

Suozziroberto.altervista.org

(*) Tratto da Contropiano.org.

Note:

1) Review of the existing maximum residue levels for glyphosate according to Article 12 of Regulation (EC) No 396/2005 glyphosate, MRL review, Regulation (EC) No 396/2005, consumer risk assessment, herbicide, AMPA, N-acetyl-AMPA, N-acetyl-glyphosate First published in the EFSA Journal: 17 maggio 2018 Approved: 17 aprile 2018

2) Limiti massimi dei residui – Ministero della Salute

www.salute.gov.it/portale/temi/p2_5.jsp?lingua=italiano&area=fitosanitari… al momento della loro immissione in circolazione, residui di sostanze attive contenute nei prodotti fitosanitari superiori ai limiti massimi di residui (LMR) fissati .

3) Istituto Ramazzini | – Bologna https://www.ramazzini.org/ L’Istituto Ramazzini Cooperativa Sociale ONLUS comprende il Centro di Ricerca Sul Cancro Cesare Maltoni di Bentivoglio e il Poliambulatorio di Bologna c

4) Philip J. Landrigan and Fiorella Belpoggi, The need for independent research on the health effects of glyphosate-based herbicides 

5) Qixing Mao, Fabiana Manservisi, Simona Panzacchi, Daniele Mandrioli, Ilaria Menghetti, Andrea Vornoli, Luciano Bua, Laura Falcioni, Corina Lesseur, Jia Chen, Fiorella Belpoggi and Jianzhong Hu, The Ramazzini Institute 13-week pilot study on glyphosate and Roundup administered at human-equivalent dose to Sprague Dawley rats: effects on the microbiome, Environmental Health201817:50

6) UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI TRIESTE

XXI Ciclo del Dottorato di Ricerca in Metodologie di biomonitoraggio dell’alterazione ambientale. Studi sul bioaccumulo di microinquinanti organici ed inorganici tramite Mytilus galloprovincialis in prossimità di un sito costiero contaminato. Chimica dell’Ambiente e dei Beni Culturali. Dottorando Lorenzo Capriglia, ANNO ACCADEMICO 2007-2008.

7)Philip J. Landrigan and Fiorella Belpoggi, The need for independent research on the health effects of glyphosate-based herbicides.

8) Robin Mesnage, George Renney, Gilles-Eric Séralini, Malcolm Ward & Michael N. Antoniou, Multiomics reveal non-alcoholic fatty liver disease in rats following chronic exposure to an ultra-low dose of Roundup herbicide, in “Scientific Reports” volume 7, Article number: 39328 (2017) 

9) [PDF]Glyphosate and Drinking Water – Minnesota Department of Health

www.health.state.mn.us/divs/eh/risk/…/gw/glyphosateinfo.pdf 

Glyphosateis a common herbicide used for agriculture and lawn and garden care. …MDH does not consider glyphosate to be carcinogenic at levels people

10) Jaime Rendón-von Osten* and Ricardo Dzul-Caamal, Ricardo Bello-Mendo, Glyphosate Residues in Groundwater, Drinking Water and Urine of Subsistence Farmers from Intensive Agriculture Localities: A Survey in Hopelchén, Campeche, Mexico,  Int J Environ Res Public Health. 2017 Jun; 14(6): 595. Published online 2017 Jun 3. doi: 10.3390/ijerph14060595 PMCID: PMC5486281 – PMID: 28587206.

11) Roberto Suozzi, Roundup, il glifosato che ci entra in corpo, Contropiano.org e / Contropiano.org / Aerosol / 16/febbraio 2017.

12) European Consumers www.europeanconsumers.it Nonostante il movimento 5 stelle avesse in campagna elettorale assicurato una diversa politica sui pesticidi (vedi ad es. http://www.movimento5stelle.it/parlamento/2017/11/glifosato-con-noi-al-governo-stop-progressivo-pesticidi.html) il sottosegretario all’ Agricoltura Franco Manzato [Lega ha annunciato la deroga alla micidiale cloropicrina, sostanza che si degrada nell’arma chimica fosgene.

alexik

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