La strana ragazza e la rivolta in Siria

Una ragazza a Damasco (“A Gay Girl in Damascus becomes a heroine of the Syrian revolt”, di Katherine Marsh, pseudonimo di una giornalista corrispondente da Damasco:  per The Guardian, 6.5.2011. Traduzioner di  Maria G. Di Rienzo)

Forse è un’eroina improbabile della rivolta, per un paese conservatore. Femmina, omosessuale e mezza americana, Amina Abdullah sta catturando l’immaginazione dell’opposizione siriana con un blog che è schizzato alla massima visibilità mentre il movimento di protesta affronta la brutale risposta repressiva del governo. Il blog di Amina, “Una ragazza gay a Damasco”, è invece brutalmente onesto, trattando di argomenti considerati a lungo tabù nella cultura araba.

“Avere il blog, per me, è un sistema per non avere paura.”, dice, “Credo che se io riesco ad essere aperta in così tanti modi, altri potrebbero seguire il mio esempio ed unirsi al movimento.”

Il suo blog ha davvero sbancato due settimane fa, con un post intitolato “Mio padre l’eroe”, un commovente resoconto di come suo padre ha fronteggiato due agenti della sicurezza che erano venuti ad arrestarla, accusandola di essere una salafita ed un’agente straniera. La famiglia Abdullah ha relazioni importanti; Amina ha parenti sia nel governo sia nella Fratellanza musulmana di cui preferisce non fare i nomi, e dice che essere politicamente attiva è stata per lei una “cosa naturale”. “Sfortunatamente, per la maggior parte della mia vita, essere conscia delle politiche siriane ha significato solo osservare e commentare privatamente.”

Questo è cambiato quando la protesta è esplosa e Amina si è unita ed essa, postando le sue esperienze sul blog. “Ci hanno lanciato gas lacrimogeno.”, scrisse dopo una manifestazione, “Ho visto persone che vomitavano a causa del gas mentre mi coprivo bocca e naso, ed i miei occhi bruciavano. Se questa diventa una pratica standard, penso non sarò la sola a considerare il niqab un abbigliamento assai pratico da indossare in futuro.”

La miscela di umorismo e franchezza, soggetti frivoli e questioni politiche, viene dal fatto le origini di Amina mischiano Siria e Stati Uniti. “Sono l’outsider per eccellenza.”, sostiene, “Le mie opinioni sono pesantemente attraversate dall’essere sia membro di una marginale minoranza, quali sono gli arabi musulmani in America, sia membro di una maggioranza come i sunniti in Siria, e naturalmente dal fatto che sono una donna e parte di una minoranza sessuale.”

L’omosessualità è illegale in Siria, ed un grosso tabù, sebbene lo stato chiuda ampiamente un occhio sulla faccenda. “E’ duro essere lesbica in Siria, ma di certo è più facile che essere una dissidente politica.”, dice Amina, “Ci sono qui più persone LGBT di quanto uno potrebbe pensare, anche se siamo meno vistosi di quanto siamo altrove.”

Sul suo blog, ha scritto del terrore che ha provato nel capire di essere gay a 15 anni: divenne una musulmana più che devota e si sposò. Ma a 26 anni disse chi era veramente e tornò in Siria, dove ha insegnato inglese sino a che la rivolta ha chiuso le scuole. I suoi articoli sul blog descrivono vividamente il suo innamoramento per un’altra donna, la scoperta di un salone di parrucchiera a Damasco pieno di donne lesbiche e la sincera conversazione con suo padre sulla sua sessualità. “Per la mia famiglia”, scherza Amina, “questo risultato è preferibile all’avere una figlia eterosessuale promiscua.” Nata in Virginia da madre americana e padre siriano, Amina era tornata in Siria già all’età di 6 mesi, ed è cresciuta facendo la spola fra i due paesi. Ha passato un lungo periodo negli Stati Uniti dopo il 1982, quando vi fu una sollevazione islamista in Siria.

Nonostante i pregiudizi che la investono, sia negli Usa sia in Siria, Amina non vede conflitto nell’essere lesbica e musulmana: “Considero me stessa una credente e una musulmana. Prego cinque volte al giorno, digiuno durante il Ramadan e per un decennio mi sono persino coperta completamente. Io credo che dio mi abbia fatta come sono, e mi rifiuto di credere che dio faccia errori.”

Alcuni commenti sul suo blog notano che l’avere familiari in posizioni di rilievo ed una doppia nazionalità le hanno dato maggior agio nell’esprimersi. Ma mercoledì scorso Amina ed il suo anziano padre sono entrati in clandestinità, nascondendosi in luoghi diversi dopo che le forze di sicurezza sono tornate a cercarli. Amina ha rifiutato di spostarsi a Beirut con la madre ed aggiorna il blog come può, muovendosi da casa a casa con una sola borsa di effetti personali.

Amina sta anche scrivendo un libro, e spera che la rivoluzione porterà più libertà, libertà sessuale e libertà politica. “La Siria in cui avevo sempre sperato era là, ma dormiente. Ora si è risvegliata. E io devo credere che presto o tardi noi vinceremo.”

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