La teologia della prosperità in America Latina – I parte

In questa prima parte viene dato risalto ad alcuni dati della realtà odierna latinoamericana, mentre nella seconda parte saranno analizzate le cause e la filosofia di fondo delle Chiese Evangeliche in America Latina

di Maria Teresa Messidoro (*)

Quando visitai per la prima volta Ciudad de Guatemala, nel 1987, rimasi colpita dalla presenza di alcuni giovani, in piedi su cassette rovesciate, che apparentemente parlavano al vento; seppi poi che erano pastori evangelici, alla ricerca di un pubblico e quindi di un “gregge” da condurre. Non potevo sapere che trent’anni dopo quelle sette evangeliche sarebbero diventate così imponenti e influenti. I dati riportati in diversi studi ci dicono che la presenza evangelica in America Latina rappresenta ormai il 20% della popolazione totale: ma se in Messico si attesta sul 10%, in paesi come Perù, Ecuador, Colombia ed Argentina si attesta sul 15%, in Brasile e Costa Rica arriva al 20%, mentre in Guatemala, Honduras e Nicaragua sfiora il 40%. Contemporaneamente, il cattolicesimo è diminuito tra il 1995 e il 2014 in tutto il continente di 13 punti percentuale, perdendone addirittura 30 in Nicaragua ed Honduras.

La presenza evangelica ha acquistato più peso dopo le ultime recenti tornate elettorali in Messico e Brasile, rispettivamente la seconda e la prima economia del continente sudamericano. Più in specifico, in Messico, il partito MORENA dell’attuale presidente Obrador, conosciuto come AMLO, ha vinto grazie all’accordo raggiunto con il Partido de Encuentro Social, il primo a carattere dichiaratamente confessionale della democrazia messicana e braccio politico delle chiese evangeliche locali; è un partito ultra conservatore, apertamente contrario all’aborto e al matrimonio tra persone dello stesso sesso, argomenti su cui AMLO, ovviamente, evitò di pronunciarsi durante la campagna elettorale.

In Brasile invece, dopo le elezioni del 2018, la presenza evangelica nel Congresso Nazionale è aumentata, contando ora su 91 deputati su 513, con una forte capacità di influenzare la politica del paese. A livello locale, nel 2016, l’appoggio dell’importante Iglesia Universal del Reino de Dios, fondata dal potente vescovo Macedo, fu determinante per l’elezione di suo cugino a sindaco di Rio de Janeiro, la seconda città del paese. La nuova amministrazione, appena eletta, realizzò dei tagli sui fondi destinati al Carnevale, alla marcia dell’orgoglio gay e ai culti afrobrasiliani. A livello nazionale, invece, dopo aver sostenuto in passato l’allora presidente Lula, la formazione evangelica fu determinante prima nel 2016 per l’ impeachnent di Dilma Rusself, poi per l’elezione di Jair Bolsonaro; il quale, anche se di famiglia cattolica, nel 2013 si sposò in terze nozze con Michelle, membro della Iglesia Bautista Actitud e due anni dopo fu battezzato per mano di un pastore pentecostale nelle acque del Giordano, in Israele.

Sul piano economico, la potenza delle Chiese evangeliche è impressionante: hanno ormai circa 46 milioni di fedeli e contemporaneamente controllano una fiera, la ExpoCristo, che offre dai dischi di musica gospel alle bibbie o magliette con la parola “fede”; il tempio della Iglesia Universal, a San Paolo, una copia del tempio di Salomone secondo la descrizione biblica, è costata quasi 320 milioni di dollari e può ospitare fino a 10.000 fedeli. Sul piano mediatico, il pastore Malafaia è padrone della casa discografica Central Gospel Music, in un paese in cui i 20 album più venduti sono di cantanti religiosi; il potente Macedo possiede invece Rede Record, la seconda catena televisiva del paese, messa ovviamente a disposizione di Bolsonaro per la sua campagna elettorale, oltre ad una agenzia turistica, una compagnia di assicurazione, e il settimanale Folha Universal, con una tiratura di 800.000 copie.

Le Chiese evangeliche brasiliane hanno la capacità di cogliere i “bisogni” della popolazione: c’è la Chiesa per i tifosi del calcio, la Iglesia de los Atletas de Cristo, una per i surfisti, il Templo Bola de Nieve, nonchè una per i fans dell’heavy metal, la Crash Church; i membri della Iglesia Universal possiedono perfino una propria milizia, i Gladiatores del Altar, il cui slogan è “adoperarsi perché l’inferno tremi”.

Se analizziamo invece l’area centroamericana, in Guatemala, nel 1991 il movimento evangelico raggiunse il potere con il presidente Serrano, membro della Misión Cristiana Elim; anche l’attuale presidente guatemalteco, Jimmy Morales, attore e produttore televisivo, è evangelico. Nelle elezioni in Costa Rica del 2018, il candidato evangelico, giornalista e cantante, Fabricio Alvarado Muños, rappresentante del partito conservatore Restauración Nacional, perse il ballottaggio ma dopo aver vinto la prima tornata elettorale, rendendo virale il suo motto “con mis hijos no te metas” (non cercare di coinvolgere i miei figli), pronunciandosi contro il matrimonio ugualitario, l’aborto e l’ideologia di genere.

(*) vicepresidente associazione Lisangà culture in movimento

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