«La variabile africana»

Riserve naturali ed equilibrio geopolitico del pianeta. Nevio Mini riflette sul libro di Raffaele Masto

Libro d’inchiesta: il viaggio di un giornalista che attraversa Mozambico, Costa d’Avorio, Sud Sudan, Sierra Leone, Nigeria.

Inizia con una sorta di scommessa: riusciranno questa volta i Paesi africani a essere attori attivi del loro destino? A scrollarsi di dosso i clichè di un continente perduto, irrecuperabile, affamato e dall’altro la retorica recente che vede l’Africa come il futuro del mondo con un Pil in continua crescita? A fine lettura vedremo com’è andata.

In questi viaggi Raffaele Masto racconta di incontri più o meno casuali con persone comuni: autisti, cercatori d’oro, camerieri, un medico, trafficanti di diamanti , vittime di atroci abusi e di menomazioni, un ornitologo.

Si parte dal Mozambico che dopo una lunga guerra civile si presenta con un PIL alto e una crescita economica in continua espansione. La capitale Maputo oggi è una città moderna con grattacieli, centri commerciali, palazzi istituzionali, hotel per turisti. Ma tutto questo svanisce appena si esce dal centro abitato. Il business della legna della foreste fa aumentare il Pil ma devasta l’ambiente. E il legname esportato non lascia nulla al Paese: gli alberi vengono tagliati ma non nascono segherie, fabbriche di mobili o industrie per lavorare il legno.

Stesso discorso vale per la scoperta dei giacimenti d’oro che viene ancora estratto con sistemi medievali ed esportato grezzo. E’ importante notare che tutto il sistema, quasi sempre corruttivo, ruota attorno alle concessioni minerarie, vitali per molti Stati africani dove le imprese che si contendono i permessi creano instabilità. Di solito la compagnia che ottiene di sfruttare i giacimenti appoggia il governo in carica, mentre la società che ha “perso” ha tutto l’interesse a rovesciare il governo e fomentare disordini.

Costa d’Avorio, uno dei Paesi culturalmente ed economicamente più avanzati dell’Africa convive con i feticci della magia e delle arti divinatorie.

Masto prende in considerazione il padre dell’indipendenza ivoriana, Felix Houphounèt-Boigny al potere dall’indipendenza (avvenuta nel 1960) fino alla sua morte nel 1993. Per promuovere lo sviluppo del Paese avviò una politica di deforestazione – la Costa d’Avorio è ricca di legni pregiati – ma per farlo aveva bisogno di monodopera e il Paese era quasi spopolato (allora aveva 4 milioni si abitanti). Così Boigny aprì le parte del Paese a tutti quei lavoratori che volevano tagliare gli alberi con la promessa che successivamente la terra sarebbe stata di chi l’aveva lavorata, indipendentemente dalla nazionalità. Inoltre attuò riforme per l’accesso gratuito alla scuola e sanità. In poco tempo la Costa d’Avorio passò a circa venti milioni di abitanti. Ma alla morte di Boigny e con la fine della spinta propulsiva dello sviluppo tumultuoso la ricchezza del Paese non si rivelò sufficiente per tutti e si scatenò la guerra civile.

La politica di Boigny fu contraddittoria con la grandeur tipica dei dittatori: ad esempio, per prima cosa spostò la capitale del Paese da Abidjan a Yamoussoukro, il luogo dove lui era nato. Oggi la città è completamente deserta. La cosa più assurda fu la costruzione di Notre Dame de la Paix, copia esatta della basilica vaticana ma volutamente un metro più alta di quella, come a significare che si trattava del luogo di culto cattolico più grande al mondo. Pure la chiesa oggi è deserta. E sempre nell’ottica dell’inclusione con le altre religioni Boigny fece costruire lì accanto anche una grande moschea e un tempio protestante. Boigny era un sognatore, cercava l’armonia ma forse non c’è riuscito.

Oggi la Costa d’Avorio è diventato uno dei maggiori produttori di cacao ma la sua popolazione non conosce il cioccolato.

Sud Sudan. Nel 2011 arrivò la secessione dall’odiato Sudan e nel 2014 scoppiò la guerra civile. La causa? Problemi per la padronanza dei ricchi giacimenti di petrolio e il controllo dell’acqua del Nilo. Nel giro di 3 anni la fine di un sogno.

Di fatto 2 persone incapaci: il presidente e il suo vice non erano in grado di gestire il potere. Divisi anche fra due etnie diverse. I dinka e i nuer. Il nord contro il sud, i musulmani contro i cristiani.

Il classico conflitto, con una guerra “povera” combattuta con armi tradizionali, in molti casi solo lance e machete, dove le vittime in larga parte sono i civili: sfollati, rifugiati che in vari modi vengono utilizzati dai contendenti. Ancora più assurdo sapere che al centro di una città si trova un campo profughi con trentamila nuer, praticamente prigionieri che uscendo dal recinto rischierebbero la vita.

Questione acqua: l’Egitto fonda la propria posizione dominante su un vecchio protocollo di cent’anni fa secondo il quale il 95% dell’acqua del Nilo gli appartiene , il rimanente 5% è del Sudan con briciole ad altri Stati. Va da sè che un Paese assetato e senza possibilità di approvigiarsene non ha futuro.

Sierra Leone. Il Paese dei bambini soldato, una guerra civile terminata nel 2002 e la maledizione dei giacimenti dei diamanti. Con le pratiche delle mutilazioni indiscriminate, non solo nei confronti degli avversari: un’arma utilizzata per terrorizzare la popolazione.

Masto incontra adolescenti vittime di violenze: a una fu tagliato un braccio, l’altra accecata; una sognava di fare la sarta, l’altra la modella.

Poi c’è la storia di Peter, costretto a mettere le braccia su un ceppo: gliele tagliarono con la mannaia. Ora ha un sogno, camminare fino a quando non incontrerà il suo aguzzino, ucciderlo e solo allora sarà in pace.

Nella Sierra Leone non potrà esserci alcuna riconciliazione? Forse tra una generazione.

Come è potuto succedere tutto questo? Molto probabilmente perché gli strateghi della guerra avevano puntato sui bambini. Con un sistema ben oliato. I ribelli sceglievano un paese sperduto e indifeso vi entravano: non servivano molte armi, facevano razzie prelevando bambini e bambine. Al primo segno di ribellione i più recalcitranti o piagnucolosi venivano uccisi, poi si prendevano altri ragazzi obbligandoli a compiere atti atroci con lo scopo di annullargli il cervello, demolire la loro autostima renderli indegni alla loro famiglia, conseguentemente non potevano scappare e tornare indietro . Diventavano irrecuperabili.

La storia può finire con questa frase: «Un diamante è per sempre, pure un’amputazione è per sempre».

Nigeria . Infine una storia a lieto fine (ma non svelerò il finale). Un ricercatore per scoprire dove si dirigono ogni anno le rondini europee prima dell’arrivo dell’inverno inanella attorno alla zampa di decine di rondini il suo nome e indirizzo. Un giorno da uno sperduto villaggio della Nigeria riceve una lettera: «Tengo prigionieri i tuoi volatili, posso liberarli se mi dai soldi».

In diversi passaggi il libro evidenzia che sull’Africa oggi aleggia l’ombra della Cina alla ricerca spasmodica di materie prime e di terre . Le vecchie potenze coloniali sono state quasi spodestate, comunque risultano poco influenti.

L’Africa di oggi è lontana dal diventare un mercato ma rimane un serbatoio di materie prime e di manodopera a basso costo.

Alle domande iniziali Masto risponde che l’Africa ha bisogno di giustizia, di partecipazione; deve superare il complesso di inferiorità verso «l’uomo bianco» ed essere consapevole delle proprie possibilità.

Concordo come processo per gli anni a venire, ma alla domanda «L’Africa riuscirà a non essere più un attore passivo del proprio destino?» il sottoscritto risponderebbe di no. Per quello che ho letto nel libro ma anche per tutto ciò che sta succedendo nel continente africano. Dittatori di ogni risma continuano a governare l’Africa e le primavere arabe non hanno dato i frutti sperati, così la stragrande maggioranza della popolazione , mite di animo gentile, rimane succube di ogni sorta di angherie.

Raffaele Masto

«LA VARIABILE AFRICANA»

Riserve naturali ed equilibrio geopolitico del pianeta.

Egea editore

 

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