«La vita trema», romanzo di lotta

Frastornato, memore e un po’ smemorato, citato e persino eccitato db legge questo libro di Daniela Piretti e lo consiglia (a tutte/i tranne che agli ex militanti del tipo “militonti”)

Daniela Piretti (ma per chi la conosce è sempre Danielina) aveva 14 anni nel ’68. Pur così piccina, anche lei cominciava a capire che l’Italia postfascista – senza essere diventata davvero antifascista – era una schifezza: “Dio, patria e famiglia riducono l’essere umano in poltiglia” come si (ri)leggeva sui muri dell’epoca. Così anche Danielina prova ad allargare lo sguardo. I “capelloni” (o beatnik, se preferite). Poi il Mir cioè i nonviolenti del Movimento Internazionale della Riconciliazione (se posso dire la mia: gente stupenda in quegli anni a Roma). I radicali di Marco Pannella. Gli anarchici… Da quelle parti Daniela incontra anche Marcello Baraghini. Intanto studia, lavora, si innamora e disamora. Mentre il vecchio mondo comincia faticosamente a cambiare (dal basso) nei Palazzi del potere si trema e/o si trama.

E’ scoppiato il Sessantotto e in Italia durerà a lungo (almeno 9 anni, secondo me). Ma loro – quelli dei Palazzi e dei servizi – invece faranno scoppiare bombe sanguinose. Su uno di quei treni che salta in aria (l’Italicus nel 1974: 12 morti) ci sono anche Danielina e Sandro. Salvi per miracolo. «Nonostante ci fossimo costituiti parte civile nel processo contro gli autori della strage, nessuno ci chiamò a testimoniare». Tanto per dire con quale accuratezza si facevano certe indagini. «L’intera vicenda giudiziaria senza colpevoli ha dell’incredibile». Ma ha del “logico” aggiungo io: è raro che lo Stato processi/condanni se stesso; dietro la mano fascista in tutte quelle stragi c’erano i servizi e uomini-chiave dei vari governi.

Nel frattempo Daniela Piretti è entrata in Lc, cioè Lotta Continua. Militante ogni giorno, perché così allora si viveva.

Intanto nell’orizzonte politico e personale di tante/i si sta affacciando una nuova rivoluzione “complicata”: si chiama femminismo. E finirà per lacerare pesantemente anche Lotta Continua: fu infatti il servizio d’ordine romano di LC a insultare (e duramente spintonare, aggiungo io) le femministe in corteo il 6 dicembre 1975 alla manifestazione nazionale per l’aborto.  «Per me fu vivere un incubo» scrive Danielina: «qualcuno mi mise in mano un megafono e per tutta la durata di quella manifestazione scandii lì dentro i nostri slogan femministi cercando di coprire le grida di “quella squadraccia”». Compagni e … squadraccia. Mi si stringe il cuoricino a scriverlo ma è vero. Orribilmente vero.

Sì, allora la vita tremava forte. Anche dentro i cuori e le teste. Così c’era scritto all’ingresso del “Governo Vecchio” (un palazzo romano abbandonato e occupato dal movimento femminista romano) e quel «La vita trema» resta in testa a Danielina – «nel subbuglio fra ragione e sentimento» – al punto che, oltre 40 anni dopo, lo sceglierà per titolare questo suo romanzo (ma chiedo: perchè romanzo?) di lotta.

Il libro di Daniela Piretti continua ma io mi fermo… nella cronologia. Mi interessa però dare due buone notizie sul – e oltre il – libro.

La prima buona notizia è che «La vita trema» è scaricabile («almeno 5 euro», pochi per 250 pagine) da http://www.stradebianchelibri.com/piretti-daniela—la-vita-trema.html. Infatti Marcello Baraghini – editore … oltre che protagonista delle prime pagine – se n’è inventata un’altra; dopo “I mille lire” e cento altre follie ecco la collana «Le strade bianche» che si presenta così: «In un mondo che vive di certezze consumistiche amplificate fino alla lobotomia dei massmedia, NOI proponiamo incertezze per alimentare tutta quella criticità indispensabile per rimanere vivi e artefici delle nostre vite. E per questo innanzitutto ci liberiamo, una volta per tutte, di codici a barre, copyright, diritti (d’autore), museruole e guinzagli: liberi ma liberi veramente». Marcello è ancora pazzo, w Marcello.

La seconda buona notizia è questo libro. Perché, come scrive Daniela Piretti (quasi all’inizio) «del ’68 tanto si è parlato e si parla ma mancano le storie nella ricostruzione della storia.». E ancor più mancano – guarda “il caso” – le storie di donne. Che 100 libri di storie fioriscano. E qui sembra più necessario del solito aggiungere (come si diceva in certe vecchie storie) “larga la foglia e stretta la via, dite la vostra che ho detto la mia”. Se dunque Daniela Piretti ha detto bene – senza fronzoli o retorica, con sincerità a volte persino sconcertante – la sua, adesso tocca a voi/noi. Così mi chiamo in causa e aggiungo due PS un filino più personali ma “storiosi” – non pipponi teorici insomma – visto che c’ero (e dentro Lc, in cui militavo, ho conosciuto Danielina).

CHI C’ERA

Nel libro trovo Pelle cioè Massimo Avvisati (in “bottega” ne ho scritto qui: «Ciao Pelle, avevamo ragione noi») ucciso da un sistema che fa ammalare e non cura i più poveri. E ritrovo Antonello Branca (ne ha scritto Francesco Masala; vedi Seize The Time Afferra il tempo e Cartoline da Napoli) e spero che chi leggerà le pagine di Danielina poi cercherà su Youtube due suoi splendidi documentari scaricabili in rete cioè «Storia di Filomena e Antonio» e appunto «Cartoline da Napoli». E trovo Valeria (ciao Valeria, come stai?). Naturalmente ritrovo la violenza di Stato e quella di chi si difendeva. Trovo l’eroina regalata – come ricorda Daniela Piretti – nelle maggiori città italiane. Sogni e dolori; persone molto amate e altre odiate; vittorie, sconfitte, lotte. E tanto, tantissimo altro; infatti a pagina 185…

MI SONO “TROVATO”

«Girava in vespa o a piedi perennemente accompagnato da un paio di buste di plastica zeppe di volantini, riviste, opuscoli e … romanzi di fantascienza. Quando lo incontravi a una riunione o a una manifestazione ti bloccava intrattenendoti con discorsi affascinanti, ben poco scontati e poi ti rifilava, con identiche parole di elogio, l’ultimo articolo della Rossanda oppure un libro di Philip Dick». Mi sono un pochino commosso leggendo di me descritto come un «Daniele, generoso, distribuiva cultura alternativa mista a sogni e incubi su un futuro lontano». Forse non così lontano; e magari quello dei futuri che incalzano è un altro dei (pochi?) disaccordi che ho con Danielina. Mi toccherà andare a Roma per dirglielo. Andrò senza buste di plastica ma solo perché adesso ho sacche di tela riciclabili (però sempre zeppe di volantini… e romanzi). E spero che, leggendo queste ultime righe, almeno chi mi conosce un pochino sghignazzi o sorrida. Di matti in giro mica c’è solo Marcello. Per fortuna.

 

Daniele Barbieri
Un piede nel mondo cosiddetto reale (dove ha fatto il giornalista, vive a Imola con Tiziana, ha un figlio di nome Jan) e un altro piede in quella che di solito si chiama fantascienza (ne ha scritto con Riccardo Mancini e Raffaele Mantegazza). Con il terzo e il quarto piede salta dal reale al fantastico: laboratori, giochi, letture sceniche. Potete trovarlo su pkdick@fastmail.it oppure a casa, allo 0542 29945; non usa il cellulare perché il suo guru, il suo psicologo, il suo estetista (e l’ornitorinco che sonnecchia in lui) hanno deciso che poteva nuocergli. Ha un simpatico omonimo che vive a Bologna. Spesso i due vengono confusi, è divertente per entrambi. Per entrambi funziona l’anagramma “ride bene a librai” (ma anche “erba, nidi e alberi” non è malaccio).

Un commento

  • Daniele , la descrizione tua così precisa in due immagini e in due pensieri è così precisa che mi invoglia a comprare il libro. Che fortuna averti conosciuto

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