L’«affaire» Morra e i calabresi

Una lettera… «al di là della canea»

Quanta ipocrisia per le parole del Presidente della Commissione Antimafia. Da calabresi noi non ci sentiamo offesi dalle sue dichiarazioni, perché ad esserlo lo dovrebbero essere solo quei corregionali che per anni hanno contribuito, insieme alla maggioranza dei politici nazionali e locali, a inserire la Calabria agli ultimi posti in Europa per qualità di vita. E non ci si venga a dire che le cause della sua arretratezza vadano individuate solo nella “struttura” del potere finanziario-liberista, perché non si dimentichi che anche la “sovrastruttura” delle idee e delle istituzioni ha la sua forza. I comportamenti individuali non nascono solo per la lunga e oppressiva durata del potere padronale. Amiamo la nostra terra, di vera straordinaria bellezza, ma ci sono anche troppi luoghi lasciati all’incuria con boschi spesso colmi di rifiuti, con cemento ovunque, con coste degradate dall’urbanizzazione selvaggia e dai mari sporchi, con centri storici a pezzi. Troppi calabresi hanno chiuso gli occhi lasciando fare a politici incapaci o corrotti. La sanità regionale è qui a dimostrarlo. Se la ‘ndrangheta pre-domina in intere aree della regione, lo può fare per gli spazi vuoti che la (mala)-politica le ha lasciato. E’ necessario invertire lo stato delle cose, non semplicemente recriminare sul grande capitale che affama i sud del mondo, di cui a pieno titolo fa parte la Calabria, o prendersela con lo Stato assente o complice delle risorse sottratte ai meridionali fin dai tempi dell’unità d’Italia. E’ necessaria anche l’assunzione di responsabilità personali più forti. Ecco, noi crediamo, appunto, che il cuore della questione vada oltre le dure parole di Morra, che pur ci costringono a guardarci dentro. Al di là della canea montata contro il senatore pentastellato dai politici di ogni colore, compresi quelli del suo stesso movimento (che quasi nessuno di noi ha mai votato prima), colpisce un classico espediente che serve a sviare l’attenzione dalla sostanza delle sue parole. Giustapporre i fatti per capovolgerne il senso costituisce una tecnica ben collaudata per il controllo sociale e attraversa da sempre la politica italiana. Cancellare con un rimpianto consolatorio quanto sentenziato e propagandato precedentemente mina dalle fondamenta le ambizioni di una rivoluzione dei costumi civili. Piangere per la prematura scomparsa di una giovane vita non esonera dall’evidenziare la contraddittorietà tra vita privata e contesto politico in cui si è rimasti incagliati. Impressiona che a fare questo non siano solo i politici ma anche molta stampa locale e nazionale che si è concentrata sulla presunta offesa alla Santelli malata e poi defunta, sottolineando la presunta figura ambigua di Morra, la sua personalità, le beghe interne a Cinque Stelle, piuttosto che la centralità del suo messaggio. La Rai, addirittura, si è permessa di cancellare la partecipazione di una figura come la sua, comunque istituzionale, a un programma televisivo. Nell’articolo Vietato pensare? lo storico Angelo D’Orsi nel mostrarsi preoccupato per le sorti della libertà d’espressione in Italia scrive tra l’altro: «Ebbene che cosa ha dichiarato Morra? Ha ricordato che l’ultimo arrestato, Domenico Tallini, era stato inserito nella poco onorevole lista degli “impresentabili” dalla Commissione Antimafia. Naturalmente Forza Italia l’ha candidato e il soggetto ha fatto il pieno di voti, pare sia stato il più votato nell’intera regione, di sicuro della Provincia di Catanzaro. E che tra i suoi sostenitori vi era stata la berlusconiana (accanitamente tale, devo rammentare) Jole Santelli, divenuta poi presidente della Giunta Regionale, morta qualche tempo fa». Morra (come D’Orsi) non punta l’indice su tutti i calabresi ma solo su quelli che negli anni hanno delegato – per necessità, rapporti amicali e altro – il potere a rappresentanti politici indegni. Lo scarso senso politico e morale di moltissimi conterranei sta nelle condotte quotidiane. Non ci può essere miglioramento senza una presa di coscienza individuale. La legalità non riguarda solo la lotta alla mafia, ma innanzitutto il rispetto delle regole civili, poiché sono le diffuse abitudini all’intrallazzo, alla raccomandazione, alla clientela ad impedire la costituzione di una vera e giusta polis. Il virus sta scoperchiando ogni contraddizione personale e collettiva e oggi appare paradossalmente una imperdibile occasione per la rinascita della nostra regione. Abbiamo bisogno di calabresi diversi per una nuova Calabria.

Perdona chi è sepolto” (Parce sepulto) siamo adusi seguire, non dimentichi però del motto di Plauto: “Non è facile soffiare e bere nel medesimo tempo” (Simul flare sorbereque haud facile factu est).

Franco Araniti

Agostina Cardamone

Ada Celico

Roberta Corbo

Maria Antonietta De Marco

Carmela Falcone

Giorgio Franco

Gabriella Gatto

Antonella Giacoia

Mary Concetta Giordano

Wanda Greco

Eliodoro Loffreda

Marta Maddalon

Francesca Mazza

Catia Mele

Damiano Mele

Antonella Noce

Giuseppe Pallone

Pierluigi Pedretti

Anna Petrungaro

Josue Marcio de Oliveira

Michele Scrivano

Rosanna Tedesco

John Trumper

 

db
Un piede nel mondo cosiddetto reale (dove ha fatto il giornalista, vive a Imola con Tiziana, ha un figlio di nome Jan) e un altro piede in quella che di solito si chiama fantascienza (ne ha scritto con Riccardo Mancini e Raffaele Mantegazza). Con il terzo e il quarto piede salta dal reale al fantastico: laboratori, giochi, letture sceniche. Potete trovarlo su pkdick@fastmail.it oppure a casa, allo 0542 29945; non usa il cellulare perché il suo guru, il suo psicologo, il suo estetista (e l’ornitorinco che sonnecchia in lui) hanno deciso che poteva nuocergli. Ha un simpatico omonimo che vive a Bologna. Spesso i due vengono confusi, è divertente per entrambi. Per entrambi funziona l’anagramma “ride bene a librai” (ma anche “erba, nidi e alberi” non è malaccio).

3 commenti

  • Gian Marco Martignoni

    Non solo la lettera fa onore ai firmatari, ma l’affare Morra – al di là della simpatia o meno per la persona Morra – ci obbliga a ritornare sull’indecenza della stampa nazionale e locale Una stampa prona a criminalizzare Mimmo Lucano, nel mentre beatificava l’ indecente e vomitevole Matteo Salvini, come in precedenza era prona agli editti di Solvio Berlusconi, per via dell’irrisolta questione del conflitto d’interesse. D’altronde, dobbiamo ringraziare i ” geni ” dei 5Stelle, che con il governo giallo-verde hanno regalato la Rai ai ” lumbard ” della Lega, che ovviamente l’hanno occupata manu militari. Poichè il consenso ” la bestia ” te lo può dare su certe fasce sociali, ma se vuoi parlare e manipolare il senso comune l’inguardabile tg2 – con i busti di Salvini e della Meloni – è più che fondamentale. E fosse solo il tg2, stante che i giornali locali – penso alla nostra La Prealpina – altro che megafono del peggior leghismo.

  • domenico stimolo

    Il nostro Paese è ormai strutturalmente deformato, nelle parole e negli atti, gran parte dell’informazione ne fa da grancassa.
    MI auguro che il Presidente della Commissione Nazionale Antimafia ne esca indenne

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