L’alieno-copertina ovvero Karel Thole

Un breve ricordo dell’artista a 100 anni (101 a essere pignoli) dalla nascita


karel thole-FondazioneRossellini

«Una porta aperta su qualcosa che, dietro quella porta, è nel buio completo: può essere uno spazio di due metri per due, ma può anche essere uno spazio infinito». Così disse una volta: una buona definizione della migliore fantascienza… e delle sue opere. Carolus Adrianus Maria Thole, detto Karel, è il pittore e illustratore olandese – ma vissuto perlopiù in Italia – che per quasi 30 anni (1960-1988) ha disegnato tutte le copertine di Urania ma anche di altri libri legati alla fantascienza o alle diverse declinazioni del fantastico. Per il suo stile inquietante molti lo hanno paragonato a Hieronymus Bosch; ma il suo connazionale faceva i conti soprattutto con l’immaginario cristiano-medioevale mentre Thole si è mosso nel secolo dove scienze e tecnologie andavano a mescolarsi con antiche e nuove paure, ai desideri, ai voli e agli sconvolgimenti sociali del «moderno». Se proprio qualche debito (o riferimento) pittorico gli si deve “appiccicare” allora gli spostamenti di senso di De Chirico, Magritte o del miglior Dalì sono i passaggi obbligati. Ma, senza esagerare, si può affermare che Thole ha avuto un suo stile inconfondibile e persino una sua filosofia: l’ignoto sempre in agguato; i particolari fuori posto che danno un altro senso all’insieme; le mutazioni invisibili pur se accadono sotto i nostri occhi; la penultima verità (per citare un titolo dickiano), i cristalli sognanti (è Sturgeon), le persistenze della visione (un Varley che lui però non ha illustrato) o gli incroci fra umanoidi associati e metalli urlanti; storie e persone in un continuo gioco di scatole cinesi; l’incomprensibilità dell’umano prima ancora dell’alieno…

In bottega abbiamo parlato di lui qui Karel Thole, pittore di fantascienza e accennato in varie occasioni “rubacchiando” anche qualcuna delle sue immagini. Poco: meriterebbe un un dossier. Anche perché abbiamo “bucato” il centenario (era nato a Bussum, vicino Amsterdam, il 20 aprile 1914).

Nell’attesa che la “bottega” recuperi il tempo perduto – chi avanza una candidatura? – sarà bene ricordare che nel 2012 la Fondazione Rossellini di Senigallia gli ha dedicato il volume «Karel Thole, pittore di fantascienza» (184 pagine per 35 euri) recensito in “bottega” da Gian Filippo Pizzo nel post sopra linkato: vi trovate tutte le sue copertine per Urania, con scritti di Gianni Brunoro, Giulio Cesare Cuccolini, Giuseppe Festino (altro illustratore di fantascienza) e Giuseppe Lippi.

Dicono che Karel Thole non abbia mai amato la fantascienza. Un bel paradosso che avrebbe meritato un quadro dei suoi. Così le copertine (belle sempre, spesso geniali) dei libri, che lui non ha letto, a volte poco avevano a che fare con il romanzo pubblicato; in alcuni casi hanno “nobilitato” robaccia ma in altri hanno reso ancor più indimenticabile un Asimov o un Valerio Evangelisti…

Come lui nessuno? Chissà. Qui in “bottega” Mauro Antonio Miglieruolo ci ha fatto scoprire Jacek Yerka e in molte/i ci siamo persi nelle sue meravigliose opere. Ma è in un galassia differente perché, per fortuna, i mondi restano illimitati. E l’estasi non può finire.

 

 

Daniele Barbieri
Un piede nel mondo cosiddetto reale (dove ha fatto il giornalista, vive a Imola con Tiziana, ha un figlio di nome Jan) e un altro piede in quella che di solito si chiama fantascienza (ne ha scritto con Riccardo Mancini e Raffaele Mantegazza). Con il terzo e il quarto piede salta dal reale al fantastico: laboratori, giochi, letture sceniche. Potete trovarlo su pkdick@fastmail.it oppure a casa, allo 0542 29945; non usa il cellulare perché il suo guru, il suo psicologo, il suo estetista (e l’ornitorinco che sonnecchia in lui) hanno deciso che poteva nuocergli. Ha un simpatico omonimo che vive a Bologna. Spesso i due vengono confusi, è divertente per entrambi. Per entrambi funziona l’anagramma “ride bene a librai” (ma anche “erba, nidi e alberi” non è malaccio).

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