L’Arruffapopoli, stereotipo socio-storico che…

che spiana strade dittatoriali

di Giorgio Chelidonio

Sarà pur vero che la lingua parlata – la nostra come le altre in corso di globalizzazione – è in continuo cambiamento ma se acquistiamo nuove parole (troppo spesso copiate da modi di dire anglofoni di cui, per giunta, ignoriamo le radici etimologiche) ne perdiamo purtroppo molte. Se poi si riflette che nomi e definizioni “vecchie” hanno quasi sempre uno spessore storico, questa diventa una perdita di significati acquisiti dopo una lunga sedimentazione popolare.
Proprio a quest’ultimo aggettivo mi aggancio per ripescare una parola che ormai sento usare assai raramente:
arruffapopolo. A titolo di confronto, interrogando con questa definizione su www.google.it ho rilevato (10.5.2019 pm) 15.300 links mentre cercando “populista” [LINK 1] ne sono usciti 5.370.000. Al plurale – arruffapopoli [LINK 2] – mi è stato trasmesso nel linguaggio famigliare come una categoria di politicanti inaffidabili pronti appunto ad arruffare folle già in preda a malumori sociali per trarne un interesse personale. mio padre (“ragazzo del ’98, inteso come prime reclute mandate al fronte diciottenni, sopravvissuto a Caporetto e al successivo campo di concentramento austriaco) usava “arruffapopoli” per definire sia gli interventisti [LINK 3] che i primi fascisti. Si tratta, dunque, di una parola “antica” e intrisa di significati vissuti, sperimentati.
In questa breve ricerca mi sono imbattuto in una traccia più vecchia, cioè in una poesia scritta nel 1849 da Giuseppe Giusti [LINK 4] e intitolata appunto “
L’arruffapopoli”, un neologismo di inizio XIX inventato dal suddetto poeta, partendo dal verbo “arruffare” a sua volta derivato – pare – da un antico germanico “rauffen” [LINK 5] che aveva il significato di “strappare, accapigliarsi”.
Mi pare davvero interessante riportare un passo significativo della poesia suddetta, magari sfidandovi a riconoscervi uno o più corrispondenti fra i politicanti attuali:

«Ateo, salmista, apostolo d’inganno, …

…invidioso, oltracotante, inetto;

libera larva di plebeo tiranno:

tutto sfa, nulla fa, tutto disprezza …».
Sull’assai poco gradevole e/o affidabile orizzonte della politica nostrana gli arruffapopoli (con i loro vice, gli apprendisti e persino gli aspiranti) competono nel far mostra di questi difetti, assurti nel ventennio berlusconiano a virtù. Il disprezzo che esibiscono per chiunque non si presenti come un servile ammiratore si esercita in modo particolare verso alcuni tipi sociali, ben sintetizzati nel seguente passaggio contenuto in un recente articolo di Gustavo Zagrebelski [LINK 6]:
«Oggi siamo in una “epoca attivista e anti-intellettualistica” in cui “Le cose si fanno perché “sono possibili” fattualmente e non perché siano giuste e ragionevoli: ciò che è tecnicamente possibile diventa eticamente lecito».
In altre parole, la logica del “fatto compiuto non ammette replica”. Perciò chiunque esprima idee, riflessioni o proposte diverse dalla semplificazione populistica di turno, alimentata dalla pervasiva diffusione di
fake news, viene subito additato come “nemico del popolo”, elitario perciò anti-popolare, magari identificandolo come “vecchio diffidente” che ostacola un sedicente giovanilismo, una bandiera sventolata in modo simile al nuovismo della prima fase del verbo berlusconiano.
E il “partitismo del fare” si moltiplica, come pure i suoi interpreti: siano essi improvvisati capetti digitali o populisti di lungo corso, passati disinvoltamente da rituali pseudo-celtici a nazionalismi privi di motivazioni o contenuti sociali.
Eccoli sbandierare “nemici”, inventandoli giorno per giorno come “armi di distrazione di massa”. Insomma, non è la Storia che si ripete ma i difetti dell’animo umano. Mi verrebbe di citare un proverbio «Quando sventolano le bandiere, i cervelli vanno a finire nella tromba». Lo credevo di origine ucraina ma cercandone nel web una citazione sono approdato – ohibò – a una mia riflessione [LINK 7] “in bottega”: risale al 2011. Anzi di “arruffapopoli” avevo già parlato nel 2010 e nel 2018 [LINK 8].
C’è però un’altra parola, frequente nel mio dialetto paterno, che mi frulla in mente da molti anni: “fàcojòni”, traducibile come persona capace di istupidire, di rendere creduloni per trarne vantaggi personali. Un concetto che mi intriga perché implica un doppio legame: l’abilità sociale di chi sa istupidire ma anche la disponibilità di chi si lascia abbindolare da personaggi facilmente inquadrabili nella suddetta categoria. Insomma, all’arruffapopoli e al suo
appeal socio-politico corrisponde l’incapacità di molti, troppi cittadini-elettori di smascherarne gli interessi di puro potere. È questa carenza di discernimento che va analizzata per poterla contrastare efficacemente, cercando di andar oltre l’uso, oggi dilagante, delle strategie di distrazione di massa.
Sono stato colpito da questa affermazione:
«Siamo circondati da milioni di persone superficiali, vuote, banali. Una vera e propria degenerazione antropologica.
Fin troppo facile prevedere che persone moralmente serve possono essere facilmente dominate da demagoghi
» [LINK 9]. L’articolo da cui l’ho tratta recensiva “Spiritualità e politica”, l’ultimo libro di Luciano Manicardi, priore della comunità monastica di Bose. Mi riprometto di leggerlo anche per tornare a riflettere sulla fenomenologia degli arruffapopoli.

LINKS
1)

http://www.treccani.it/vocabolario/populismo/ : “Il web come straordinario strumento di conoscenza o come “specchio deformante” della autocrazia proposta ad elettori ottusamente ignoranti”.

2) http://www.treccani.it/vocabolario/arruffapopoli/

3) http://www.treccani.it/enciclopedia/interventismo/

4) http://www.treccani.it/enciclopedia/giuseppe-giusti/

5) http://kenoms3.altervista.org/altorenotoscano3/longobardismi8.htm

6) Zagrebelski G., 2019: Chi ha paura del libero pensiero? In “La Repubblica”, 10.5.2019, pp. 42-43.

7) http://www.labottegadelbarbieri.org/venetismo-pre-requisito-esemplificativo-al-razzismo-culturale/

8) http://www.labottegadelbarbieri.org/il-masaniellismo-come-per-troppi-italioti-la-storia-si-ripete/ +
http://www.labottegadelbarbieri.org/giorgio-chelidonio-di-bossi-zeri-e-altro/

9) Viroli M., 2019: Resistenza interiore, in “Il Fatto Quotidiano”, 13.5.2019, pag.12.

L’IMMAGINE – scelta dalla “bottega” – è di Roland Topor.

 

Giorgio Chelidonio

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