Le bufale cattive del popolino e quelle buone del potere

di Alessandro Robecchi (e con premessa di Alexik)

[E’ la mattina del 31 dicembre. Non sono ancora uscita dal dormiveglia mentre preparo la napoletana da mettere sul fornello. Accendo la TV e continuo a sfaccendare mentre ascolto distrattamente le news.
Dal racconto monocorde del cronista si distaccano gli accenti sulla nuova crociata contro le bufale via internet, che vede in prima fila il presidente dell’Antitrust (la quale istituzione, evidentemente, non ha questioni più importanti di cui occuparsi).
Segue la solita ridda di dichiarazioni di politici/giornalisti/esperti bypartisan che pontificano contro le falsità, le bestialità, le menzogne diffuse dalla rete.
Al termine delle invettive si passa alla notizia successiva: a Roma il direttore d’orchestra Giacomo Loprieno è stato appena licenziato perchè si è permesso di affermare, al termine dello spettacolo ‘Disney in concert’, che ‘Babbo Natale non esiste‘. I genitori dei bambini presenti sono inferociti ed anche il cronista del TG stenta a trattenere lo sdegno.
Non per il licenziamento illegittimo, ovviamente, ma al contrario per l’affronto arrecato al vecchio panzone barbuto, inventato 86 anni fa da un pubblicitario della Coca Cola.
Mi sorge il dubbio di non essermi ancora svegliata, e che si tratti di un sogno ambientato in una dimensione parallela, nel mondo alla rovescia oppure sul set del teatro dell’assurdo.
E invece è tutto vero.
In pratica, se racconti palle nel mondo virtuale verrai oscurato, denunciato o non so che altro (vedi il piccolo comma inserito ad hoc nell’ultima finanziaria).
Se invece ti rifiuti di raccontare palle ai bambini nel mondo reale verrai licenziato in tronco! Alexik]

Credete all’esistenza di Babbo Natale ? .. Peggio per voi !!!!

Le bufale cattive del popolino e quelle buone del potere

di Alessandro Robecchi (*)

Se davvero vi interessa il dibattito sulla post-verità – la costruzione di bufale intesa a cambiare la storia e a piegare gli avvenimenti della politica – vi consiglio di cercare un piccolo filmato su Youtube, datato febbraio 2003. Molto istruttivo.
Si vede Colin Powell, allora Segretario di Stato americano, che parla alle Nazioni Unite e agita una fialetta di polvere bianca.
Dice che è antrace, che Saddam Hussein ne produce tonnellate.
Poi fa vedere delle vaghe fotografie satellitari e dice che lì Saddam sta costruendo armi di distruzione di massa, e insomma pone le basi, con quel discorso, dell’aggressione americana all’Iraq.
Tony Blair faceva un discorsetto analogo ai suoi compatrioti. Entrambi qualche anno dopo – Colin Powell e Tony Blair – ammetteranno di aver diffuso notizie false sapendo che erano false. Colin Powell – qualche anno dopo convinto sostenitore di Obama – definisce ancora oggi quel discorso “una macchia sulla sua carriera”.
Ma sì, una macchiolina da un milione di morti, che volete che sia. Macchia e non macchia, entrambi i diffusori di quelle micidiali menzogne sono oggi a piede libero, ammirati e riveriti e, nel caso di Blair, addirittura portati ad esempio della “sinistra che vince” (ommioddio, ancora!).

Questo per dire che la post verità non è cosa proprio nuovissima, e che quella con cui ce la prendiamo oggi è faccenda minuscola rispetto a certe post-verità che hanno ammazzato centinaia di migliaia di innocenti.

E poi, a dirla tutta, la storia è piena di post-verità inventate per giustificare le più solenni e dolorose porcate.
Il diciassettenne ebreo Hershel Grynszpan che nel novembre del 1938 sparò a Parigi al diplomatico nazista Ernst von Rath, fu sbandierato come l’esempio migliore della cattiveria ebraica, e consentì di mettere in atto quella “Notte dei cristalli” (9 e 10 novembre 1938, decine di sinagoghe date alle fiamme, migliaia di negozi proprietà di ebrei bruciati e saccheggiati, SS in gran spolvero) che avviò la persecuzione degli ebrei.
Recenti ricerche storiche hanno svelato che il ragazzo aveva una storia con il diplomatico, che gli aveva sparato per questioni, diciamo così, personali, e che dunque su di lui fu costruita una micidiale post-verità che alla fine, presentando il conto, arrivò a un totale di milioni e milioni di morti.

Naturalmente – che seccatura – in questi come in altre centinaia di casi, la costruzione di post-verità non era affidata ad anonimi leoni da tastiera, piccoli o grandi truffatori anonimi che cavalcano l’indignazione per costruite bufale, ma dal potere stesso, nel caso dell’Iraq addirittura da due governi democratici liberamente eletti.

Ecco dunque un paio di casi in cui un’Authority governativa preposta al controllo della verità non avrebbe frenato la bufala, anzi l’avrebbe agevolata come da direttive politiche, come da “superiore interesse della nazione”, che era, in quel momento, far fuori Saddam accusandolo con prove false.

Se il dibattito sulla post-verità a cui assistiamo oggi ci sembra un po’ surreale, insomma, è anche perché punta a vedere la costruzione di false notizie come incontrollabile: si pensa che oscure e anonime minoranze nascoste dietro una tastiera possano cambiare il destino di popoli e nazioni, mentre i governanti, poveretti, si dannano l’anima per difendere la verità dei fatti.
Insomma: l’allarme sulla post verità diventa allarme perché le bugie vengono dal basso e non dall’alto. Basta un po’ di conformismo, qualche piagnisteo degli sconfitti e qualche vergognoso esempio di bufala in rete (gli immigrati portano la menengite in Toscana!
Ridicolo) per far gridare al pericolo e all’attentato alle istituzioni.
E’ la post-verità cattiva del popolino gretto e ignorante. Vuoi mettere con quella smerigliata e cristallina del potere?

(*) Tratto da http://www.alessandrorobecchi.it.

alexik

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