LE SHOAH SENZA MEMORIA

(*) di Pietro Ratto

BambolaC’è un genocidio di serie A e molti genocidi di serie B. Una Shoah che in nessun modo può venir ridiscussa e che va costantemente richiamata alla memoria, e decine di altre Shoah che chiunque, soprattutto chi le ha orchestrate, può mettere in discussione, ridimensionare, perfino negare, senza rischiare di perdere il posto di lavoro, la cattedra o, addirittura, la libertà. Decine di genocidi che, al contrario del cosiddetto Olocausto, sembra quanto mai consigliabile dimenticare.

La tabella che segue vuole invece rinfrescare la memoria di un mondo che soffre di amnesia pilotata, un mondo sempre più globalizzato e sempre più concorde nel rimuovere gli orrori scomodi e ribadire continuamente quelli meno scomodi.

La tabella che segue, insomma, ci riporta alla memoria molti di questi Olocausti di serie B.

PAESE RESPONSABILE ETNIA o POPOLAZIONE PERIODO STORICO NUMERO VITTIME CONTESTO
CHIESA CATTOLICA CATARI XIII SEC. 1 MILIONE Crociata Albigesi (1)
CHIESA CATTOLICA UGONOTTI agosto/ottobre 1572 70 MILA Notte di San Bartolomeo e mesi successivi (2)
PORTOGALLO / CHIESA NERI AFRICANI XV-XVIII SEC. 10 MILIONI In virtù della bolla Dum Diversas con cui  Niccolò V cede l’Africa al Portogallo con il diritto esclusivo di schiavizzarne la popolazione
SPAGNA / CHIESA INDIOS XV – XVI SEC. 69 MILIONI Colonizzazione Nuovo Mondo (3)
CHIESA CATTOLICA STREGHE + ERETICI X – XVII SEC. 100 MILA + 661 Lotta all’eresia (4)
INGHILTERRA CATTOLICI  IRLANDESI DAL XVI SEC. 70 MILA Guerra di religione anti-indipendentista
CHIESA CATTOLICA EBREI 1648 200 – 500 MILA Massacro di Chmielnitzki (5)
INGHILTERRA ABORIGENI 1788 – 1830 600 MILA Colonizzazione Australia
FRANCIA CATTOLICI 1793 121 MILA Rivolte in Vandea (6)
ITALIA SUD  ITALIA XIX SEC. 1 MILIONE Annessione Regno delle Due Sicilie
STATI  UNITI INDIANI AMERICANI XVIII -XIX SEC. 90 MILIONI Colonizzazione Nord America (7)
RUSSIA CIRCASSI 1863 – 1864 1,5 MILIONI Invasione Circassia
INGHILTERRA SUDANESI 1882 – 1903 6 MILIONI Colonizzazione Sudan
BELGIO CONGOLESI 1885 – 1908 3 – 10 MILIONI Colonizzazione Congo (8)
STATI  UNITI FILIPPINI 1901 tra 250 mila e 1 MILIONE Massacro di Balangiga
TURCHIA ARMENI 1915 1,5 MILIONI Pogrom di Van
URSS UCRAINI 1932-1933 7 MILIONI Holodomor – Carestia programmata (9)
URSS DISSIDENTI / MINORANZE 1925 – 1953 20 MILIONI Purghe Stalin (10)
ITALIA ABISSINI 1935 – 1936 760 MILA Invasione dell’Etiopia con armi chimiche
STATI  UNITI GIAPPONESI 1945 150 – 250 MILA Bombe atomiche su Hiroshima e Nagasaki
ISRAELE PALESTINESI DAL 1948 1 – 1,5 MILIONI OCCUPAZIONE TERRITORI
STATI  UNITI / PCK CAMBOGIANI 1976 – 1985 1 – 3 MILIONI APPOGGIO USA A POL POT (11)
BELGIO  (HUTU) – CHIESA? (A) TUTSI – HUTU moderati 1994 1 MILIONE A causa della diffusione di teorie razziste da parte dei Belgi in Ruanda
SERBIA MUSULMANI  BOSNIACI 11 LUGLIO 1995 8 MILA Massacro di Srebrenica

(A) Il notiziario delle ore 12 dell’emittente radiofonica tedesca S2 Aktuelle, il 10 ottobre 1996 riportava la seguente notizia: «Sacerdoti e suore anglicani, ma soprattutto cattolici, sono gravemente accusati di aver preso parte attiva all’assassinio di indigeni. In particolare, il comportamento d’un religioso cattolico ha tenuto desto per mesi l’interesse della pubblica opinione, non solo nella capitale ruandese Kigali. Era parroco nella chiesa della Sacra Famiglia, ed è accusato di aver ucciso dei tutsi nei modi più atroci. Sono rimaste incontestate deposizione di testimoni secondo cui il religioso, col revolver alla cintola, fiancheggiava bande saccheggiatrici di Hutu. Nella sua parrocchia, in effetti, era avvenuta una sanguinosa strage di Tutsi che avevano cercato scampo in quel tempio. Perfino oggi, due anni dopo, vi sono molti cattolici a Kigali che, per la complicità a loro avviso dimostrata d’una parte dei sacerdoti, non mettono più piede nelle chiese della città. Quasi non v’è chiesa nel Rwanda in cui fuggitivi e profughi – donne, bambini, vecchi – non siano stati brutalmente picchiati e massacrati al cospetto della croce. Vi sono testimonianze in base alle quali i religiosi hanno rivelato i nascondigli dei Tutsi, lasciandoli in balìa delle milizie Hutu armate di machete.

Nel frattempo, si son date prove schiaccianti del fatto che, durante il genocidio in Rwanda, anche monache cattoliche si sono macchiate di gravi colpe. In questo contesto, si fa costante menzione di due benedettine, rifugiatesi intanto in un monastero belga per sottrarsi al corso della giustizia ruandese. Secondo testimonianze concordi di superstiti, una aveva chiamato i sicari hutu, introducendoli da migliaia di tutsi che avevano cercato rifugio nel suo convento. Con la forza, i morituri erano stati cacciati dal chiostro e tosto soppressi in presenza della suora. Anche la seconda benedettina aveva collaborato direttamente con le bande assassine delle milizie hutu; anche di questa suora testimoni oculari affermano che avesse assistito freddamente, senza reagire in alcun modo, a come i nemici venivano macellati. Alle due donne si contesta addirittura (in base a precise testimonianze) di aver fornito ai killer il petrolio con cui le vittime vennero bruciate vive»

Dal canto suo, la BBC, nel corso del suo notiziario BBC News del 19 aprile 1998, diffondeva: “A court in Rwanda has sentenced two Roman Catholic priests to death for their role in the genocide of 1994, in which up to a million Tutsis and moderate Hutus were killed. Pope John Paul said the priests must be made to account for their actions. Different sections of the Rwandan church have beeen widely accused of playing an active role in the genocide of 1994″

Si veda anche: K. H. Deschner, Opfer des christlichen Glaubens Teil 2, Schwarze Seele
(1) Cfr. H. Ellerbe, The Dark Side of Chritian History, Morningstar Books, 1995 o N. Cohn, Europe’s Inner Demons: An Inquiry Inspired by the Grat Witch Hunt, Frogmore, 1976
(2) K. H. Deschner, Opus Diaboli, Reinbek, Hamburg 1987
(3) Cfr. D. Stannard, American Holocaust, Oxford University Press 1992 o L. Parinetto, Il ritorno del Diavolo, Mimesis, 1996
(4) Si veda ad esempio, il documentario di D. Read The Burning Times, 1990. Probabilmente, a questo proposito, sarebbe più corretto parlare di sterminio che di genocidio. Bisogna però tener presente che anche gran parte degli ebrei coinvolti dalla Soluzione finale della Germania di Hitler erano della stessa nazionalità dei loro persecutori. Inoltre, secondo autorevolissimi padri della Chiesa come S. Agostino, gli eretici e – in generale coloro che disprezzano Dio – sono da considerarsi un popolo a parte: il popolo della Città del Diavolo, contrapposto a quello della Città di Dio.
A questi dati, infine, bisognerebbe aggiungere quelli relativi alle vittime delle Crociate. Ma a proposito di ciò non esistono stime ufficiali, anche se molti storici parlano di diversi milioni. Hans Wollschläger, nel suo Le Crociate armate su Gerusalemme, arriva a quantificarle in 22 milioni. Tra queste, anche migliaia di ebrei.
(5) S. Dubnow, Storia degli ebrei in Russia e Polonia, Jewish Society, Philadelphia, 1916
(6) Anche qui, alcuni studiosi (per esempio R. Secher), parlano di genocidio. Più adeguato, forse, considerarlo uno sterminio, oppure una violenta repressione rivoluzionaria? Fatto sta che le vittime erano di connotazione marcatamente cattolica e che la loro ribellione fu fomentata dai vertici del cosiddetto Clero refrattario.
Cfr. R. Secher, Il genocidio vandeano, Effedieffe, 1989, oppure l’intervento di Jean-Francois Revel su Le Point n. 728 (18 agosto 1988)
(7) Cfr. D. Stannard, American Holocaust, Oxford University Press 1992
(8) Cfr. P. Forbath, The River Congo: The Discovery, Exploration and Exploitation of the World’s Most Dramatic Rivers, Harper, 1977
(9) Cfr. N. Werth – S. Courtois, Libro nero del Comunismo: crimini, terrore, repressione, Mondadori, 1998
(10) Cfr. J. Brent, Inside the Stalin Archives, Atlas & Company, 2008
(11) Cfr. StatoPotenza.ue

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[*] Articolo tratto da IN-CONTRO/STORIA. P. Ratto, Le Shoah senza memoria, 27 gennaio 2015

Pietro Ratto è su Facebook e su Twitter. Qui, tutti i suoi scritti “in Bottega” ed una sua biografia

Pietro Ratto
Nato nel 1965, si è laureato in Filosofia ed Informatica nel 1990 con una tesi in Intelligenza Artificiale. Dal 1995 è iscritto all'Albo dei Giornalisti. Professore di Filosofia, Psicologia e Storia, ha vinto diversi Premi letterari di Narrativa e di Giornalismo. Collabora saltuariamente con il quotidiano La Stampa e gestisce i siti "BoscoCeduo" (www.boscoceduo.it) e "IN-CONTRO/STORIA" (www.incontrostoria.it).
Le sue pagine Facebook e Twitter intitolate "BoscoCeduo" sono quotidianamente frequentate da centinaia di docenti ed alunni italiani.

I suoi libri:
- P. Ratto, "Le pagine strappate", Elmi's World, 2014
- P. Ratto, "La Passeggiata al Tramonto. Vita e scritti di Immanuel Kant", Leucotea, 2014
- P. Ratto, "Il Gioco dell'Oca", Prospettiva editrice, 2015
- P. Ratto, "I Rothschild e gli altri", Arianna editrice, 2015

Pietro Ratto è anche musicista. E' stato infatti fondatore e leader del gruppo di rock progressivo ATON'S (vedi http://www.atons.it oppure, su Wikipedia, http://it.wikipedia.org/wiki/Aton's), uno dei riferimenti più importanti del neo-progressive italiano a livello internazionale, dal 1977 al 1999, con una decina di album all'attivo.

18 commenti

  • Sono d’accordo in linea di principio ma quel “cosiddetto” è imperdonabile

    • Provi a perdonare, invece. La Storia va indagata e compresa in tutte le sue fasi. Nessuna circostanza, nessun periodo, nessun evento va sacralizzato, blindato e trasformato in verità indiscutibile.

  • Bozidar Stanisic

    “C’è un genocidio di serie A e molti genocidi di serie B. Una Shoah che in nessun modo può venir ridiscussa e che va costantemente richiamata alla memoria, e decine di altre Shoah che chiunque, soprattutto chi le ha orchestrate, può mettere in discussione, ridimensionare, perfino negare, senza rischiare di perdere il posto di lavoro, la cattedra o, addirittura, la libertà. Decine di genocidi che, al contrario del cosiddetto Olocausto, sembra quanto mai consigliabile dimenticare…”

    Viene ridiscussa, altrochè – e direi PURTROPPO – che Shoah viene ridiscussa, basta un pò aprire le nostre orrecchie e spalancare i nostri occhi. Lo sappiamo tutti; sappiamo che il negazionismo in sè porta una nostalgia oscura del perchè ‘l’opera’ nazista non fu portata a ‘buon fine’.
    Il ‘cosiddetto’ accanto all’Olocausto, nonostante tante difficoltà personali, ci provo ad ambientare nello scontento condivisibile dell’autore perchè la Storia non viene vista, insegnata e discussa nelle sue dinamiche e fatti oggettivi a paritre, direi, dalla notte dei tempi.
    Ci provo – ma non resto convinto.
    Perciò la Giornata della Memoria per ricordare l’Olocausto (no atributo nessuno) è quel minimo di pietà e riflessione sul crimine più grande del XX secolo – tale anche per il suo progetto scientifico attorno cui si strinsero tanti, troppi cittadini europei di varie provenienze etniche e non solo tedeschi.
    Certamente, la ‘statistica’ aggiunta è – purtroppo – troppo interessante (anche se, direi incompiuta), ma non credo che ricordando e ‘non discutendo’ l’Olocausto sia la vera ragione perchè la storia viene insegnata e discussa in modo zoppiccante, con l’impostazione delle lacune.
    A questo punto si apre – ne sono sicuro – una filiera di interrogattivi sulla storia e sulla Civiltà che nessun articolo, nè commento di esso possa abbracciare ad hoc.

    • Se davvero è discussa, va discussa di più, Bozidar. Molto di più. Nessuno rischia l’ignominia, il posto di lavoro, le accuse più turpi, se riconsidera o addirittura nega moltissime delle Shoah che ho enumerato. E questo perché?
      Ancora oggi qualsiasi prete, qualunque insegnante di religione, in classe, può affermare indisturbato che i roghi alle streghe siano solo sciocchezze. Ancora oggi il governo americano può minimizzare, o addirittura negare, il colossale genocidio dei nativi americani, che secondo diversi studi – alcuni qui citati – potrebbe essersi tradotto nello sterminio di una quantità di persone pari ad almeno dieci volte tanto quella teorizzata in relazione all’Olocausto ebraico. E tutto ciò, senza rischiare minacce, o accuse di turpe negazionismo.. in alcuni Stati, addirittura l’arresto, come invece accade a chi si arrischi a riconsiderare la Shoah “di serie A”.
      Questo non poter esprimere riserve solo a proposito di ciò, lascia per lo meno perplessi. E solleva più riserve ancora. Questo mutamento improvviso del paradigma storiografico – che per l’esame di tutta la storia è sempre consistito nell’analisi dei documenti e che solo in relazione all’Olocausto ebraico, improvvisamente, muta in analisi di deposizioni e testimonianze, per poi tornare a basarsi sui documenti per tutti gli eventi successivi – va ridiscusso, spiegato, difeso e accusato. Le conseguenze stesse dell’Olocausto, la nascita della quarta potenza nucleare del mondo, autentica longa manus degli USA per l’esercizio di un controllo totale sulle risorse petrolifere ed energetiche mediorientali, va ridiscusso; va indagato, spiegato. Senza contare la conseguente, immane tragedia del poppolo palestinese, di cui non c’è “memoria”. L’intifada, le guerre, i massacri, gli attentati, l’11 settembre e via via fino a Parigi. Conseguenze, queste, troppo pesanti per non ridiscutere tutto dall’inizio, senza pregiudizi e senza tabù.
      Nulla può esser detto sacro e inviolabile, nello studio della Storia. Il sacro appartiene a una fede, non a una scienza.
      E lo storico vero, quello che non si vende a nessun regime e che resiste con forza a qualunque pregiudizio, è uno scienziato.
      Oppure, non è uno storico.

  • Io non capisco. Qui non si sta dicendo che l’Olocausto sia un’invenzione o che chi lo ha subito lo meritasse. Le vostre stesse reazioni dimostrano che siamo terrorizzati. Che di questo argomento si può parlare solo in un modo, escludendo qualunque tipo di indagine storica.
    Gli ebrei hanno vissuto una tragedia immane ma la società di oggi, presa dalla frenesia di fare ammenda e dall’urgenza di sviare l’attenzione da altri orrendi crimini perpetrati in coincidenza con l’olocausto, ha conferito loro la medaglia di vittime privilegiate della storia, dando luogo così a priorità, macabre classifiche di importanza e spaventosi dogmi. Siamo talmente ansiosi di dimostrare che condividiamo lo sconcerto per tutto quell’orrore da pensare seriamente di istituire il reato di negazionismo, da lapidare sulla pubblica piazza chiunque faccia notare la politica disumana e spregiudicata di Israele nei confronti dei Palestinesi (si veda il caso Odifreddi), da chiudere gli occhi, indignati, se qualche storico osa mettere in dubbio le cifre o l’effettiva esistenza delle camere a gas. Dalla storia traiamo solo lezioni di ipocrisia e mai stimoli nuovi per la ricerca della verità, dell’uguaglianza, della tutela della dignità degli uomini – tutti gli uomini – e dei morti – tutti i morti. Mettere in discussione non significa essere nazisti o antisemiti. Significa volere la verità. Accettare l’indagine, accettare la discussione, accettare la possibilità che non tutto sia stato detto, che non tutto sia stato preso in considerazione. Paradossalmente siamo più disposti ad accettare una versione il più possibile cruenta e orrenda del dramma degli ebrei sotto il nazismo e qualunque ipotesi ne alleggerisca la posizione ci indigna. Non è pazzesco? Non dovremmo preferire (se dimostrato) che i morti siano stati molti meno e che le modalità siano state diverse? (Per esempio simili a quelle dei campi di concentramento americani, di cui mai nessuno parla e in cui trovarono la morte moltissimi prigionieri. Questo non significa voler negare colpe o responsabilità ma tentare di consegnare alla storia una visione completa e obiettiva dei fatti, se si riesce a farlo). Invece no, preferiamo tenere intatto l’orrore e gridare allo scandalo appena qualche storico fa notare incongruenze, lacune, dubbi.

    • Ecco, sì. E’ questo dovere aver paura, che mi fa paura.
      La desinenza stessa “ismo”, applicata al termine “revisione”, mi fa paura. Messa lì per render l’idea di un eccesso, di un’esagerazione illecita e abusiva, di un fanat”ismo”. Nessun limite alla discussione ed alla revisione dei fatti può essere mai imposto. Il risultato di un’equazione deve poter essere rivisto migliaia di volte. Per esser sicuro, per corrispondere all’effettiva, inequivocabile, univoca soluzione.
      Sarò io fatto male. Io che, non appena mi impongono di non aprire un cassetto, da sempre mi fiondo subito a guardarci dentro.

  • Bozidar Stanisic

    per ella:
    “Io non capisco. Qui non si sta dicendo che l’Olocausto sia un’invenzione o che chi lo ha subito lo meritasse. Le vostre stesse reazioni dimostrano che siamo terrorizzati.”
    HO REAGGITO per un atributo molto, anzi troppo discutibile e pure triste, ma non da terrorizzato.

    “Che di questo argomento si può parlare solo in un modo, escludendo qualunque tipo di indagine storica. Gli ebrei hanno vissuto una tragedia immane ma la società di oggi, presa dalla frenesia di fare ammenda e dall’urgenza di sviare l’attenzione da altri orrendi crimini perpetrati in coincidenza con l’olocausto, ha conferito loro la medaglia di vittime privilegiate della storia, dando luogo così a priorità, macabre classifiche di importanza e spaventosi dogmi. Siamo talmente ansiosi di dimostrare che condividiamo lo sconcerto per tutto quell’orrore da pensare seriamente di istituire il reato di negazionismo, da lapidare sulla pubblica piazza chiunque faccia notare la politica disumana e spregiudicata di Israele nei confronti dei Palestinesi (si veda il caso Odifreddi), da chiudere gli occhi, indignati, se qualche storico osa mettere in dubbio le cifre o l’effettiva esistenza delle camere a gas.”

    TROPPE inesattezze in un paragrafo solo, a partire da “un (unico) modo, escludendo qualunque tipo di indagine storica” — dico: è troppo. E NON MI DISPIACE di aggiungere che sono troppi ‘storici’ e non solo che in nome della ‘revisione’ costruiscono revisionismo. basta leggere, da persone responsabili, alcuni seri studi sul revisionismo (che c’è) – poi basta ascoltare attorno a noi che non sono pochi, cristiani, pseudocristiani o critici della chiesa che – come se fosse l’anno 1492 e tutti noi in spagna di allora – danno la colpa all’ebreo su tutto e di tutto. una cosa è fare ricerca sui numeri delle vittime della shoah, un’altra è quella più nauseante sull'”effettiva esistenza delle camere a gas”. dovrei a questo punto cancellare anche la memoria personale su 130 ebrei della mia nativa città (in bosnia), l’incontro con uno dei sopravvissuti che ha perso l’intera famiglia in un vero verissimo forno a jasenovac (croazia) nel 1942, dimenticare il suo racconto in cui sua madre sorprendentemente era apparsa il giorno dopo dall’addio con lui dicendogli che il giorno pensato come ultimo agli assassini mancava del carbone – e il giorno seguente del carbone arrivò.

    per pietro:
    “E lo storico vero, quello che non si vende a nessun regime e che resiste con forza a qualunque pregiudizio, è uno scienziato.”
    E’ GIUSTO, non sono storico vero anche se mi pare di non essermi venduto: serve portare la ricevuta dell’ufficio di collocamento sulla disoccupazione oppure chiedere un’altra sull’ultima data della residenza nel mio ex paese?

    Oppure, non è uno storico.
    E’ VERO, —ISSIMO. con uno-due però: gli storici – se dico veri, mi sbaglio? – non creano nè creavano un olimpo come punto di vista. quando il vecio erodoto pronnunciò la parola hystor, colui che vede, non credo che pensava alla percezione selettiva. così credo sia rimasto anche dai veri storici del XX secolo e dei nostri tempi, che ‘vedono’ attraverso un complesso di ‘occhi’ che dirigono la loro ricerca verso i fatti. tuttavia, uno storico vero – ciò dico da escursionista degli studi, che i veri mi perdonino – anche nella polemica dovrebbe render conto che il prodotto dei suoi studi non serve solo a lui e che esso, una volta pubblicato, cammina da solo.
    quindi?
    uno storico vero risponderebbe all’uomo di nome raffaele (vedi comment del 29 gennaio), al suo sullo scritto su shoah: “Sono d’accordo in linea di principio ma quel “cosiddetto” è imperdonabile”, con: “Provi a perdonare, invece. La Storia va indagata e compresa in tutte le sue fasi. Nessuna circostanza, nessun periodo, nessun evento va sacralizzato, blindato e trasformato in verità indiscutibile.”
    ???
    la risposta “provi a perdonare, invece”, non è qualcosa già “sacralizzato, blindato e trasformato in verità indiscutibile”?
    intanto, quanto ne so io, escursionista, gli storici veri non pubblicano schizzi dei loro studi (e tuo è scritto è uno schizzo), ma libri quando essi sono finiti.

  • Io posso capire che chi ha visto da vicino certi orrori senta l’ugenza di proteggere la memoria. Io stessa la sento pur non avendoli vissuti da vicino ma solo studiati sui libri di storia. Eppure insisto, non c’è dogma che tenga, non dev’esserci. E così se qualche studioso mette in discussione l’esistenza delle camere a gas o la loro effettiva diffusione, ne ascolto le argomentazioni e poi casomai decido se siano dubbi fondati o pura faziosità, non mi alzo urlando istericamente, mettendolo a tacere e allestendo dei bei roghi per gli eretici. Li abbiamo già avuti, quelli e non ci fanno affatto onore. Le ripeto, mi trovi un solo altro momento storico sul quale aleggi questa sacralità al punto che nulla possa essere messo in dubbio. Non esiste. E questa è la morte della ricerca. Quanto allo “schizzo” di Pietro Ratto, immagino non ci si possa certo aspettare che pubblichi qui in bottega un libro, tutti qui sopra scrivono articoli anche di taglio storico senza per questo essere sminuiti. Io ho molta paura del bavaglio di negazionismo che viene posto sulla bocca di chiunque osi, pur con rispetto per le vittime, illustrare scenari diversi da quelli consegnati alla storia come sacri e inviolabili. Tutto il resto, l’antisemitismo che lei lamenta essere ancora diffuso non c’entra nulla, NULLA con la ricerca storica e non deve certo servire a tappare la bocca a chi studia e cerca la verità. Quello è un disgustoso problema culturale che va risolto non certo in questo modo.

  • Francesco Masala

    Ho riletto l’introduzione a “L’industria dell’Olocausto”, di Norman Finkelstein, sono d’accordo con lui che troppi hanno sfruttato lo sterminio di ebrei, per esempio per giustificare i comportamenti dello stato d’Israele contro i palestinesi, dalla Nakba in poi, fino ai giorni nostri.
    Cito le ultime parole dell’introduzione di Norman Finkelstein al suo libro:
    “…È da tempo che dobbiamo aprire il nostro cuore alle
    altre sofferenze dell’umanità: questa è la lezione più importante impartitami da mia madre. Non l’ho mai sentita dire: «Non fare paragoni». Lei li fece sempre. Certo si devono fare distinzioni storiche, ma porre distinzioni morali tra la «nostra» sofferenza e la «loro» è a sua volta un travisamento morale. «Non potete mettere a confronto due sventurati» osservò Platone «e dire quale dei due sia più felice.» Di fronte alle sofferenze degli afroamericani, dei vietnamiti e dei palestinesi, il credo di mia madre fu sempre:siamo tutti vittime dell’Olocausto. ”
    Credo che per sostenere la memoria del Porrajmos, tra gli stermini nazisti, e per essere contro la politica dello stato d’Israele non sia necessario sminuire lo sterminio degli ebrei da parte dei nazisti.
    Il rischio è quello di dire, come per il genocidio (secondo molti) armeno, che tutti quei morti ebrei e armeni, se pure erano tanti, derivano da coincidenze sfavorevoli e non da un piano per ammazzarne il più possibile.
    Il fatto che molti ebrei, molti no, siano diventati israeliani, e sionisti, e anche colonizzatori (ladri di terre), oppressori, e, a volte, assassini dei palestinesi, e che lo stato d’Israele violi costantemente i diritti dei palestinesi non è un buon motivo per non ricordare quello che è successo nei campi di concentramento a milioni di esseri umani di molte etnie, e orientamenti politici, sessuali e religiosi.
    Dice Martin Luther King: “L’ingiustizia in qualsiasi luogo è una minaccia alla giustizia ovunque “, gli israeliani sono stati furbi e “bravi” a sfruttare l’industria dell’Olocausto (come ricorda bene anche Dieudonnè (https://www.youtube.com/watch?v=hBi71i7zQ08), bisogna sempre denunciare questo sfruttamento e lottare contro tutti gli oppressori e ricordare le vittime in qualsiasi luogo, non solo certe vittime, questo è sicuro.

  • Bozidar Stanisic

    ad ella e tutti altri:

    in friuli alcuni dicono ‘vonde’ (basta) all’ultimo bicchiere offerto dagli amici nel bar – bisogna camminare sobbri verso casa. NON PROSEGUO a dialogare, cioè polemizzare invano – andate avanti quanto e come vi pare. stamattina vado a disperdere per l’orto del letame vero, acquistato 2-3 giorni fa.
    aggiungo solo che non immagginavo sul blog db and amici un articolo del genere, nè commenti ortodossi sulle ‘ricerche’ dell’esistenza delle camere a gas.

  • domenico stimolo

    La costruzione della “civiltà umana” è pervasa da innumerevoli enormi massacri. Si potrebbe partire dall’anno “0” (?), e dall’ “invenzione” della guerra come strumento principale di imposizione. A far di conto l’elenco non finirebbe mai.

    Nella lista compilata da Pietro Ratti la cronologia inizia dal X secolo, inoltre, si guarda solo all’emisfero occidentale, o almeno alle tragiche vicende gestite ( anche indirettamente) dall’Europa. Il dato è che la nostra Gaia Terra è ben più grande, le tragedie consumatosi molto più numerose ed intrecciate. Nel quadro complessivo un dato è certo: l’ossessione di religione ha fatto da padrone.

    Tutto questo, però, a mio opinione, nulla ha a che vedere con la ricorrenza del 27 gennaio e con la giusta Memoria che si vuol riportare all’attenzione, ai cittadini tutti e alle nuove generazioni.
    I gasati, bruciati, assassinati, morti di fame e di stenti, nei luoghi chiamati Lager, furono moltissimi milioni ( decine): ebrei ( in maniera scientifica), rom, gay, antifascisti e oppositori politici in generale, slavi, prigionieri di guerra, religiosi di vario genere, ed altre “categorie” umane ancora. Questo fu l’Olocausto. Poi, i 60 milioni di morti complessivi della guerra seconda mondiale. (….e lasciamo stare la prima….)
    Un’azione guidata dall’ideologia della “razza eletta” che doveva dominare il mondo con l’indirizzo prioritario di sterminare tutti i “diversi”.

    Infine, le nostre umane azioni e reazioni, passioni, emotività, reazioni psico-intellettive, sono essenzialmente dominate dallo spazio intercorso nello scorrere del tempo.
    I coinvolti rimasti vivi hanno raccontato, scritto, denunciato. Testimoni diretti sono ancora in vita….sempre meno; portano le sofferenze nel cuore e nelle carni. Piaccia o non piaccia, è così. Anche questo contribuisce in maniera forte a ricordare l’orrore più vicino. Siamo umani, cresciuti all’ ” ombra” delle enormi cataste di morti seminati, anche per questo, forse, più “evoluti, civili e democratici”.
    Poi…….. si può benissimo approfondire la storia del mondo, e delle sue tragedie. E’ sempre utile per tutti.
    Il 27 gennaio, però, ha un significato ben caratterizzato.

  • Francesco Masala

    la storia si può sempre discutere, dice qualcuno.

    già non va bene, ma capita, che le colpe dei padri ricadano sui figli, è
    inaccettabile che le colpe dei figli ricadano sui padri (innocenti di quelle colpe e vittime di una macchina che per quanto banale, in ogni meccanismo dell’ingranaggio, ha provocato una carneficina), che le
    colpe (gravissime) dei governi ed esercito israeliani facciano riscrivere la
    storia dei genocidi nazisti (già Netanyhau ha provato a dire che il motore
    della Shoah sono stati i palestinesi, ma l’hanno mandato a cagare, almeno per
    ora)

    che troppi abbiano sfruttato lo sterminio di ebrei, per esempio per
    giustificare i comportamenti dello stato d’Israele contro i palestinesi,
    dalla Nakba in poi, fino ai giorni nostri, non sposta di un grammo quello
    che è stata la Shoah.

    e poi il ricatto che se non vuoi discutere hai paura ( ma di chi, ma di cosa) non sta né in cielo né in terra.

    • Se non vuoi discutere hai paura di essere accusato di antisemitismo o di revisionismo, esattamente quello che sta succedendo qui. Qui nessuno ha messo in dubbio la shoah e guarda il polverone che si è alzato. Gli intellettuali (e ce ne sono stati molti) che hanno provato a rivedere le cifre sono stati attaccati e isolati, accusati di neonazismo e ricoperti di fango. Certo che c’è da aver paura. Io non sono nè antisemita nè nazista, non cerco di utilizzare la spietatezza di Israele per sminuire la portata della shoah, faccio solo notare che è un argomento (l’unico nella storia) che è diventato un tabù, un dogma sacro, una verità inviolabile e questo blog sta confermando tutto ciò che ho detto. Il signor Bozidar aveva più che insultare apertamente, ha tirato in ballo il letame e altrettanto ne ha riversato su di me e soprattutto sull’articolo. Tutto perchè? Qualcuno ha sostenuto che non sia successo nulla? Che gli ebrei si siano inventati tutto? Che lo meritassero? No. Si è parlato di analisi storica libera da pregiudizi, si è accennato agli storici che hanno avuto da ridire su certi dati ed ecco il risultato. Queste sarebbero le menti libere? Molto Orwelliano, non c’è che dire.

  • Non pretendo certo che chi paragona un mio articolo al letame intenda prendere in considerazione le sfumature, ma ricordo appena che al termine Olocausto viene associato l’aggettivo “cosiddetto” già solo da un punto di vista etimologico, all’interno degli ambienti dell’intellighenzia ebraica. Bettelheim, per esempio, ne ha contestato l’uso relativamente ai campi di concentramento proprio perché l’etimo originario allude ai sacrifici religiosi, prevalentemente animali, che gli ebrei tributavano nell’antichità a Dio. E che nulla, evidentemente, hanno a che fare con la shoah. A tal proposito rimando ad altro mio studio, presente sullo stesso sito da cui è stato tratto il suddetto “letame”. E poi certo, spiacente per il vostro dogmatismo, ma allo zelo preferisco il prezioso insegnamento di chi ha elaborato il metodo scientifico per eccellenza. Quel Cartesio che avverte che, spesso, l’errore umano nasce dalla volontà, dalla smania di raggiungere o preservare un certo risultato senza sapersi attenere alla pura evidenza della razionalità. E di razionalità, anche lo studio della storia necessita. Sempre. Anche di fronte all’orrore. Anche per impedire altro orrore. Quella nobile razionalità in virtù della quale un uomo è davvero uomo quando è capace di guardare con occhi limpidi e coraggiosi qualsiasi verità, anche la più scomoda. Capace di pensare e di investigare con la propria testa, senza confondersi nel gruppo.
    Preferisco quel Cartesio, dicevo, che inserisce nel suo metodo l’imprescindibile fase della revisione. Tappa, questa, che – ben a ragione – egli ritiene fondamentale per poter abbracciare appieno la soluzione, per avvicinarsi un po’ di più alla Verità.
    Detto questo, per altro grato ad Ella ed ai suoi onesti contributi, esco volentieri da questa bella serie di edificanti commenti. E non certo per evitare quel bicchier di vino in grado di farmi perdere la “sobrietà”, giacché – per dirla con Socrate – filosofo è colui che beve più di tutti pur mantenendo sempre saldo il controllo. Esco, piuttosto, per riflettere un po’ su questa spiacevole ma interessante esperienza.
    E sul significato giusto che è il caso di attribuirle.

  • Bozidar Stanisic

    Alla redazione del Blog DB e amici

    vi informo che con questa lettera cessa la mia collaborazione con il vostro blog.
    potevo andarci ‘sopra’ la questione? (credo basti leggere queste pagine – solo infelici?)
    potevo, ma solo andando sotto la mia convinzione che la vita deve essere vissuta con
    almeno alcuni parametri, direi con qualche P greco anche se la coerenza incomincia
    con una lettera diversa.
    potevo tacere?
    certo, ma potevo pure soffrire là da dove son fuggito tanti fa – ma avendo detto
    certe cose… se le dico qui, a chi combatte per non ‘certi’ ma valori in sè – spero che prenda
    queste parole sul serio, non come un tentativo di censura.
    lo dico alla fine di scambio di messaggi con alcuni di voi, tutti di buona fede che io
    potrei proseguire nonostante ‘tutto’ e alla fine di lettura di alcune promesse che
    mi verrà (forse) la risposta della Redazione.
    può essere che io sia poco addatto, direi anche stupido per capire come funziona
    redazione di un blog, può essere che fra voi ci sia una fiducia reciproca enorme, ma non sia
    possibile che con questo blog possiamo criticare 1/2 se non l’intero mondo e non
    esprimersi pubblicamente su una cosa evidente, infelice e non degna di un
    impegno culturale – positivo, pluriennale.
    in nome di cosa? per quale motivo vero? per qualche sentirsi in redazione
    come in famiglia? lascio a voi la risposta.

    poi, la commentatrice ‘ella’ (poteva uscire dal buio del ‘codice’?) non meritava
    un vostro ‘basta’? un -ad esempio – vostro ‘bene, hai pubblicato una cosa, ma noi non la
    condividiamo’? no, perchè è agghiacciante e sporca? che a tratti lascia senza parole,
    non è degna del nostro impegno sociale e culturale nell’arko di tutti sti anni, etc.?

    questo blog è di rara apertura alle ‘cose’ in 360 gradi ed io non nego nulla di ciò che è
    suo contributo sociale, culturale e politico.

    pongo questa occasione per dire umilmente – avevo collaborato con voi,
    per diversi anni, in primis con daniele, da sempre disposto a far cenerentola del cortile
    disordinato del mio italiano e gli resto grato anche per gli stimoli e la stima reciproca.
    ecco, è stata una scelta libera e gratuita, contento sarò se a quel cerchio di lettori sia stata
    almeno a tratti interessante e stimolante e vi ringrazio per l’oportunità che mi avete dato.

    buon lavoro a voi e a vostri collaboratori,
    con saluti,
    bozidar stanisic

    ps – due cose: mi scuso in avanti – se mi rispondete, non vi risponderò perchè sono stanco.
    poi, ‘letame’ ( non vero letame), scritto da me, doveva essere una metafora – direi
    per l’inutilità di questa polemica (da cui allora pensavo nascesse nulla, poi vedo che sia nato
    ‘qualcosa’). mi scuso con chi lo pensava al di fuori della figura retorica.
    .

    • Sostengo totalmente Bozidar e le sue posizioni

    • Daniele Barbieri

      grazie Bozidar e mi spiace moltissimo per la tua decisione (come per quella analoga di Pietro Ratto).
      Qui in bottega ho espresso, poco fa («Che brutta bestia è la memoria storica») quel che penso, quel che dubito, quel che cerco. Già adesso rileggendomi sento il bisogno di aggiungere, togliere, chiarire… ma confido lo potremo fare in discussioni future.
      Tre soli chiarimenti “tecnici” che forse dovevano essere dati prima (ed è colpa soprattutto mia non averlo fatto):
      – questa bottega non ha una redazione vera e propria che si riunisce spesso, anche se virtualmente, e decide cosa pubblicare: il gruppo “redazionale” discute ogni tanto di proposte e problemi, con maggiore o minore partecipazione; qualche volta si raggiunge l’unanimità, almeno fra chi risponde, e qualche volta no (come per l’immagine choc che vedrete domani sulle mutilazioni genitali) e dunque si va per “maggioranza”; si discute anche di se/come/quando bloccare alcuni commenti non perché dissonanti ma perchè hanno le caratteristiche del troll (in “bottega” è successo soprattutto a David Lifodi di finire nel mirino di troll cattofanatici) ;
      – anche definire “editoriali” alcuni post della bottega è improprio sia perchè non abbiamo editori e sia perchè non sempre (anzi: quasi mai) la redazione legge preventivamente; forse dovrebbero essere definiti “oggi parliamo di” o una cosa del genere;
      – in sostanza manca una «linea»? Sì, anche se ci unisce (e lo abbiamo più volte scritto) essere contro il fascismo e il nazismo in tutte le sue forme; questo è MOLTO ma purttroppo non evita dubbi e divisioni, come sa chi “mastica” di storia.
      Mi fermo a queste precisazioni doverose.
      La “bottega” continua. Resta aperta a tutte/i e speriamo vada avanti coraggiosa, documentata, utile, spesso ben scritta (che non nuoce) pur con i suoi inevitabili errori e ogni tanto con un “diverso parere”, con laceranti incomprensioni.

      «»

      • Pubblicare articoli e commenti che (anche inconsapevolmente e con l’assoluto beneficio della buona fede) legittimano letture revisioniste sulla Shoah non è ” essere contro il fascismo e il nazismo in tutte le sue forme” perchè il neonazismo e il neofascismo sono nella loro essenza revisionisti sulla Shoah. E non è un caso che tu abbia citato nazismo e fascismo e non altre forme di stermini e di oppressioni, indicando così che ritieni qualitativamente differenti questi due totalitarismi dagli altri -pur tragici- orrori della storia e della cronaca. Cosa che condivido ma che appunto stride con la pubblicazione di certi post e commenti e va nella direzione opposta rispetto a quel “cosiddetto” da cui tutto ha avuto inizio.

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