Le tre leggi della «futurica» (1974) di Isaac Asimov

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Ci manca Isaac Asimov. Ma perle, provocazioni, storie possiamo recuperarle dai suoi tanti scritti sia letterari che divulgativi o giornalistici.

Per esempio nel breve saggio «Le tre leggi della futurica» (titolo originale «Oh, Keen-Eyed Peerer into the Future!») – in italiano apparso su Urania 732, in appendice alla raccolta «Molto dopo mezzanotte» di Ray Bradbury) – Asimov prova a tracciare «le tre leggi della futurica», presunta scienza sulla previsione del futuro della quale egli veniva considerato esperto in quanto scrittore di fantascienza nonché come padre di Hari Seldon (se non sapete chi è… guardate in “bottega” oppure qui Hari Seldon – Wikipedia).
Scrive Asimov: «La Prima Legge può essere così espressa: “Quello che succede continuerà a succedere”. Oppure, per dirla in altro modo: “Quello che è successo nel passato continuerà a succedere” nel futuro”…». E poi naturalmente spiega, ragiona, divaga, contestualizza e tutto il necessario bla-bla.

La Seconda Legge della Futurica dice: «Rifletti sull’ovvio, perché pochi lo vedono»: seguono un paio di pagine dense di spunti.

«La Terza Legge della Futurica può essere così riassunta: “Rifletti sulle conseguenze”. La predizione di un determinato aggeggio è abbastanza facile ma cosa può succedere alla società quando se ne diffonde l’uso?». Se ci pensate bene qursta è la (migliore) fantascienza. E infatti grazie a queste tre leggi (sottintese o forse inconsce) secondo Asimov di spiegare i clamorosi successi della science fiction… per chi crede ci sarà un futuro.
IL TESTO COMPLETO E’ IN RETE. Io l’ho riletto su http://cronachedalmultivac.blogspot.it ma vedo che è anche altrove (sempre nella traduzione di Rosella Sanità e dunque ripreso dal quel vecchio Urania).

E se ne discutessimo?

Anche perché anni dopo Isaac Asimov propose «Le tre leggi dell’umanica» ma di questo… prossimamente in “bottega”. Restate sintonizzati se credete nel futuro.

 

db
Un piede nel mondo cosiddetto reale (dove ha fatto il giornalista, vive a Imola con Tiziana, ha un figlio di nome Jan) e un altro piede in quella che di solito si chiama fantascienza (ne ha scritto con Riccardo Mancini e Raffaele Mantegazza). Con il terzo e il quarto piede salta dal reale al fantastico: laboratori, giochi, letture sceniche. Potete trovarlo su pkdick@fastmail.it oppure a casa, allo 0542 29945; non usa il cellulare perché il suo guru, il suo psicologo, il suo estetista (e l’ornitorinco che sonnecchia in lui) hanno deciso che poteva nuocergli. Ha un simpatico omonimo che vive a Bologna. Spesso i due vengono confusi, è divertente per entrambi. Per entrambi funziona l’anagramma “ride bene a librai” (ma anche “erba, nidi e alberi” non è malaccio).

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