L’effetto Magnus, Maradona, il David di Donatello…

Pirlo, il matematico Erdos, Fosbury e molto altro sotto il «libroscopio» di Marco Malvaldi: «Le regole del gioco» ovvero «Storie di sport e altre scienze inesatte».

DickFosbury

Un libro per chi cerca di capire la fisica e altre scienze: dpm (dunque per me). E ama molto lo sport, soprattutto il calcio: npm (non per me). Però utile per amabilmente conversare con un figlio calciofilo: dpm. Così ho deciso di prendere «Le regole del gioco» – sottotitolo «Storie di sport e altre scienze inesatte» – di Marco Malvaldi, nonostante il prezzo per me esorbitante (18 euri per 184 pagine, Rizzoli editore). Qualcuno penserà: “toh, un omonimo del Malvaldi giallista”; invece è proprio lui che infatti di mestiere è chimico.

Un libro per me spiazzante e avvincente. Non avevo sentito nominare Matthew Syed, campione di tennistavolo (io avrei detto ping pong ma sono ignorante) ma la sua storia mi ha fatto capire cos’è l’ingolfamento. Ancor meno conosciuto per me il judoka Yasuhiro Yamashita che nel 1984 vinse una finale in poco più di un minuto pur avendo una sola gamba (strappo muscolare). Invece ricordo bene Dick Fosbury, saltatore “a gambero”. E ovviamente ho seguito le polemiche (sportive prima che giudiziarie) su Oscar Pistorius ma ignoravo che George Eyser nel 1904 aveva vinto 6 medaglie olimpiche nella ginnastica con una gamba di legno.

In queste storie e altre, sempre piacevolmente scritte, che si tratti di camminare, di saltare, di tuffarsi è molto bravo Malvaldi a partire da un fattarello per spiegare appunto «le regole del gioco» facendo anche capire come molte volte «le caratteristiche dell’essere umano sono spinte al limite». C’è il doping certo ma esistono anche “la droga” della volontà, la tecnica ossessiva e l’invenzione. Le spiegazioni scientifiche di fatti (e misfatti) sportivi sono chiare però Malvaldi si lamenta: «purtroppo per questo libro mi è stato chesto di evitare il più possibile l’uso delle equazioni».

A proposito dei nostri corpi Malvaldi ricorda che Donatello fu così preciso da evidenziare «l’asimmetria scrotale» (volgarmebnte detto: avere «una palla più in basso dell’altra») nel suo famoso David che mi pare di ricordare certi censori democristiani degli anni ’50 volevano “rivestire” perché, secondo i loro vaneggiamenti, offensivo del “comune senso del pudore”. Sempre a proposito di palle è interessante l’analisi di Malvaldi sul perché a volte girano in modo imprevedibile (ci si riferisce soprattutto alle punizioni non… al malumore): una questione che affascinò Isaac Newton ma fu poi spiegata «con completezza dal fisico tedesco Heinrich Gustav Magnus». E ancora, prendendo spunto dal fuorigioco (argomento di polemiche infinite, come i più sanno) Malvaldi ci delizia guidandoci fra «i nostri sensi sconosciuti» e raccontando anche una serie di esperimenti visivi, auditivi, tattili… in certi casi con ambizioni da «Ignobel» (il premio che, scimmiottando il Nobel, viene assegnato ogni anno alle ricerche più strane… il che non vuol dire stupide).

Fra le storie più legate alla scienza quella (nell’epilogo) del fisico Max Planck e del suo autista è molto gustosa… vera o falsa che sia.

Curiosità sportive a go-go. Per esempio per chi è appassionato di Olimpiadi (contrariamente al football qui qualcosa so) sarà sorprendente scoprire che furono riconosciute specialità come il tiro al piccione (vivo), il nuoto a ostacoli (Parigi 1900), il duello (ma con pallottole di cera), per la miglior squadra di pompieri, per il piano urbanistico, per la mucca più grossa (Saint Louis, 1904). Per chi come me non segue il calcio – se non raramente per far compagnia a mio figlio che invece lo ama – è stupefacente sapere che, nel 2013, Asmir Begovic fece un gol da 91 metri (Begovic è un portiere e tirò dalla sua area). C’è una bellissima pantomima di Edwin Van Der Sar, un altro portiere, per fregare un rigorista ma è altrettanto emozionante scoprire che i ricercatori hanno studiato… tutto, anche «i 204 rigori tirati nel corso della Coppa del mondo dal 1982 a oggi» trovando alcuni numeri pressoché inspiegabili; tipo «se la propria squadra si trova in svantaggio il portiere si tuffa sul lato destro il 71 per cento delle volte» mentre, in ogni circostanza, «i rigoristi tirano con una lieve preferenza (il 52%, talmente bassa da non avere rilevanza) verso destra».

Scopro che un giocatore, il tedesco Christopher Kramer, ha vinto l’ultimo Mondiale di calcio ma… non lo sa. Infatti dopo aver sbattuto la testa… di quella partita non ricorda nulla.

Molte spiegazioni e qualche mistero. A esempio perché il color rosso sembra avvantaggiare i portieri – sempre nella “lotteria dei rigori” – e non solo loro. «Uno studio (Malvaldi cita una ricerca pubblicata sulla rivista scientifica «Nature») portato avanti nel corso delle Olimpiadi di Atene del 2004 mostra come il colore della casacca, rossa o blu, possa deviare negli sport di combattimento l’equiprobabilità di vittoria. In parole povere chi al sorteggio si era beccato il costume (o la pettorina o la canottiera) rosso aveva maggiori probabilità di trionfo. L’effetto è piccolo (meno del 10%) ma statisticamente significativo». Mi piacerebbe dare a questa stranezza un significato politico ma sarebbe veramente arbitrario,

Un buon libro che molte/i insegnanti potrebbero usare in classe se la scuola italiana sapesse far apprendere (anche) divertendo ma… purtroppo così non è quasi mai. Resta il sogno di Malvaldi – e mio – che si diffonda una convinzione: «fare scienza è da ganzi» (da paraculi si direbbe sotto la Toscana), ci si diverte «un casino, come giocando a pallone e anche di più».

 

Daniele Barbieri
Un piede nel mondo cosiddetto reale (dove ha fatto il giornalista, vive a Imola con Tiziana, ha un figlio di nome Jan) e un altro piede in quella che di solito si chiama fantascienza (ne ha scritto con Riccardo Mancini e Raffaele Mantegazza). Con il terzo e il quarto piede salta dal reale al fantastico: laboratori, giochi, letture sceniche. Potete trovarlo su pkdick@fastmail.it oppure a casa, allo 0542 29945; non usa il cellulare perché il suo guru, il suo psicologo, il suo estetista (e l’ornitorinco che sonnecchia in lui) hanno deciso che poteva nuocergli. Ha un simpatico omonimo che vive a Bologna. Spesso i due vengono confusi, è divertente per entrambi. Per entrambi funziona l’anagramma “ride bene a librai” (ma anche “erba, nidi e alberi” non è malaccio).

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