Leggere e scrivere fantascienza – 14

di GIULIA ABBATE (*)

Le fonti una questione di metodo

Bentrovat* per questo nuovo post della nostra piccola serie Leggere e scrivere fantascienza: un percorso a puntate pensato per unire i due filoni della fantascienza e della scrittura creativa in un discorso omogeneo, che ci porti a considerare la fantascienza come figlia della buona scrittura, e la buona scrittura come contenitore incredibilmente arricchito dalle specificità della fantascienza.

Finora abbiamo affrontato argomenti che precedono la scrittura vera e propria: la pianificazione, la documentazione, la scaletta, l’infodump, la scelta di una chiave di lettura… Il momento della scrittura si avvicina!

Prima di arrivarci, c’è un’altra questione che apro in questo post: è poco battuta ma è rilevante, e starà a te tenerne conto e trovare risposte e strade adatte per ognuno dei tuoi libri e dei tuoi progetti.

Il tema di oggi ha a che fare con un aspetto della fantascienza molto importante: l’aspetto ideologico. Ovvero quello relativo al messaggio che vuoi dare: l’ideologia è l’impostazione concettuale che vogliamo dare ai nostri contenuti, perché comunichino al lettore un messaggio legato alla nostra sfera di valori e a quello che vorremmo vedere (o evitare, o goderci) nel mondo.

Questo aspetto è molto importante per me, nella fantascienza (nella letteratura!) che leggo, che rileggo, che apprezzo e che mi adopero per scrivere al meglio delle mie possibilità.

Esiste anche, ovviamente, un filone diverso e più leggero di questo, dove per “leggero” intendo dire “quanto più possibile privo di riferimenti a problemi o a cose brutte e relative al nostro oggi”, quindi di pura evasione. Ma anche nel caso del romanzo meno impegnato, scritto esclusivamente per far staccare il cervello un paio d’ore in compagnia di amici robot che fanno bip, la questione ideologica esiste comunque, per quanto piccola. Perché in ogni caso quando scriviamo dobbiamo comunicare al lettore una nostra idea di realtà e metterla in scena appropriatamente, facendo un lavoro preliminare con un minimo di criterio ai fini della scrittura.

Nel momento in cui iniziamo a scrivere (a scrivere giallo, o ermeneutica, o racconti delle notti bastarde dello scrittore da giovaneh, o lettere d’amore, o fantascienza di pura evasione, ma soprattutto fantascienza speculativa e sociale) dobbiamo necessariamente porci una questione ideologica che riguarda sia il merito che il metodo.

Il merito: qual è il messaggio che vogliamo comunicare a chi legge?

Ecologico? Millenaristico? Vogliamo trasmettere inquietudine per le condizioni climatiche nelle quali stiamo gettando il nostro pianeta? O porre un problema di comunicazione con l’altro e di riconoscimento dell’Altro? Chiederci per l’ennesima volta cos’è umano? O esplorare il postumano – con ottimismo? Con pessimismo?

È molto importante chiarirsi prima il merito, perché da esso scaturisce il metodo: in questa prima battuta, nella quale stiamo ancora pianificando la nostra storia, sulla base del messaggio che vogliamo dare dobbiamo anche impostare una documentazione che sia coerente e organica a esso.

Consideriamola per prima cosa sotto questa luce: se è vero, come si dice spesso, che tutto è già stato scritto, sicuramente qualcuno ha già scritto da qualche parte e in qualche forma qualcosa di simile a ciò che vogliamo dire noi. Può fare solo bene al nostro percorso e al nostro libro in formazione trovarlo, leggerlo, relazionarcisi, usare ciò che già esiste come una fonte nel senso medievale del termine: come una pietra di paragone sulla quale posare a nostra volta una pietruzza in più, il nostro contributo personale.

Questo ci permetterà, se va bene, di avere un bel paio di “spalle di gigante” sulle quali alzare la nostra piccola statura. E se non troviamo giganti ma piccole cose, beh, servono anche quelle, e chissà che non possiamo intergrarle e venire in contatto direttamente con chi le ha scritte. Per il bene del nostro libro, e per la ricchezza della nostra vita e dei valori condivisi.

Citare, più o meno espressamente, scritti già esistenti ci permette inoltre di “intercettare” il pubblico a esso affezionato e che li conosce, che idealmente può essere un pubblico più sensibile anche alle nostre cose.

C’è poi un altro elemento da considerare per documentarsi nel giusto modo. Lo introduco con un esempio che di nuovo ha a che vedere con il Medioevo.

La Storia e le storie di ambientazione medievale mi piacciono molto e con gli anni sto diventando una specie di appassionata di questioni relative all’Inquisizione Romana. Mi capita quindi di leggere diversi tipi di testi: fonti dirette, ovvero i manuali degli inquisitori, i verbali dei processi per eresia, e i compendi più o meno fantasiosi sulle forme di stregoneria scritti ai tempi; fonti indirette, ovvero saggi e libri divulgativi sui temi; e romanzi e racconti di fantasia basati su quelle questioni. E c’è una cosa che detesto con tutto il cuore, e che allo stesso tempo è molto comune: romanzi o film nei quali le streghe sono eroine positive ma sono caratterizzate, descritte e fatte agire esattamente come riportato in “fonti dirette” come il Malleus Maleficarum, che raccolse le peggiori superstizioni sulla stregoneria spacciandole per dati di fatto, e che era considerato un libro pattumiera di bufalari sporcaccioni dagli stessi inquisitori suoi contemporanei!

Una strega, esattamente come un alieno, può essere dipinta come vogliamo, in fondo. Ma la caratterizzazione è a suo modo una scelta di campo. E anche la documentazione è una questione: di scelta, poi di ricerca, e poi di nuovo di scelta.

Dalla scelta del nostro obiettivo, chiaro a noi stessi e ben formulato, partiamo con la scelta della documentazione. Iniziamo poi a leggere i testi, a ricercare in essi elementi e impostazioni, e sulla base di ciò che impariamo di nuovo scegliamo poi cosa usare, quali fonti tenere da conto e quali scartare per la costruzione ideologica del nostro mondo.

È sempre bene sentire anche le altre campane, quindi qualche testo o filosofo o corrente che afferma il contrario di quel che pensiamo dovremo sempre tenerlo presente, magari citarlo o usarlo cum grano salis: ma guai a confondere o ignorare i piani ideologici.

Guai a rappresentare una congrega di streghe che vorremmo trattare da eroine positive esattamente come farebbe il morboso libello di un misogino medievale.

Se apro un libro con un baldo protagonista positivo di fede ebraica e lo leggo descritto allo stesso modo in cui fa il Mein Kampf, il tutto mi suona quanto meno odioso.

Se costruisco una civiltà di alieni ai quali voglio far rappresentare una resistenza, o una civiltà migliore della nostra, che magari resiste alla colonizzazione umana con mezzi meno tecnologici ma più genuini, più rispettosi della natura… dovrò ad esempio documentarmi sulle questioni legate ai popoli nativi e ai tentativi degli stati nazionali di spazzarli via, o alle colonizzazioni passate, su fonti di popoli nativi o quanto più vicine e rispettose di quei popoli sia nei contenuti che nei linguaggi. Non posso pensare di scrivere un romanzo pro alieni indigeni e farli barlare gosì gapo, tu dare me berline gapo, sennò io fare sagrifigio umano in pentolone gapo!… Questo è un esempio estremo di una tendenza molto, molto, molto presente in tanti libri anche contemporanei.

Attenzione quindi: chiarezza di intenti, precisione nella documentazione, lucidità nella selezione e nella citazione delle fonti.

Un testo efficace potrà non rivelare chiaramente tutto il gran lavoro di concetto sotteso. Ma quanto questo lavoro manca, ahimé, si vede, e affonda tutto. Quindi occhio!

(*) le altre 13 puntate ovviamente sono in “bottega” ma siccome db è (ogni tanto? sempre?) pasticcione con titoli e sottotitoli… per trovarle rapidamente vi conviene digitare – in CERCA, sulla parte sinistra del blog – proprio “leggere e scrivere fantascienza”. C’erano modi più semplici? Ah, saperlo. [db]

Redazione
La redazione della bottega è composta da Daniele Barbieri e da chi in via del tutto libera, gratuita e volontaria contribuisce con contenuti, informazioni e opinioni.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *