Leggere e scrivere fantascienza – 15

di Giulia Abbate

SI COMINCIA A SCRIVERE: PEDALARE!

Eccoci finalmente – dopo ben quattordici lezioni dedicate alla pianificazione, allo studio, al punto di vista, ai messaggi, ai distinguo e alle avvertenze varie – al momento topico: quello in cui finalmente si scrive!

È proprio così: nel processo dello “scrivere una storia” la scrittura in sé arriva solo dopo tante altre attività. Eppure anche le occupazioni di cui abbiamo parlato finora (trovi in fondo al post il sommario dei post della serie!) rientrano a pieno titolo nella definizione “scrivere”.

La scrittura tout court è forse l’attività più sfuggente dell’intero processo. E non ho molti consigli da darti, se non uno: a questo punto del lavoro, dopo una montagna di preparazione, allenamento, scalettamento e ideazione… scrivi quello che hai programmato di scrivere, come ti viene. Tutto qui.

Tutto quello che devi fare è saltare su e pedalare. Lasciati andare alla tua voce interiore e racconta la storia che vuoi raccontare, come ti viene in prima battuta. Insisto su questo punto, perché è l’unico vero consiglio utile che sento di poter dare a questo punto del lavoro.

Lo ripeto: se hai pianificato, se hai costruito i personaggi, se hai riflettuto con metodo, se hai dedicato la giusta quantità di razionalità preliminare alla tua storia, il momento della scrittura è il momento in cui puoi far correre la tua creatività a briglia sciolta, ma al sicuro dei netti confini che le hai dato. Questi confini non sono limiti alla creatività, come una sciocca vulgata tenta ancora di far credere: questi confini sono l’abbraccio sicuro che la tua razionalità cosciente dà al tuo subconscio, permettendogli di tirare il meglio possibile dalle premesse che gli hai costruito intorno.

Quindi, se hai capito il mio modo di vedere la cosa, in questo momento del tuo lavoro è il subconscio che deve tornare al timone: con gli strumenti che hai provveduto a dargli, deve puntare alla meta che hai stabilito, ma a modo suo. E non deve essere disturbato!

Questo significa principalmente due cose, che sono anche i miei consigli di questo post:

Primo consiglio: produci e basta.

Scrivi come ti viene. Non soffermarti, non rileggere e non ricorreggere. Se non ti viene la parola giusta, metti una X e vai avanti. Se ti accorgi di dover approfondire una questione e di doverti documentare meglio, cosa che nella fantascienza accade piuttosto spesso, non farlo subito: non sovrapporre il momento della scrittura a quello della documentazione, perché richiedono usi diversi del tuo cervello, e quindi momenti distinti. Lascia le questioni aperte, se ti è possibile, e vai avanti lo stesso.

Ne avevo già parlato:

Durante la scrittura devi integrare quello che ti rendi conto di non sapere ancora bene: questa consapevolezza ti arriva mentre scrivi, perché ti confronti con tanti piccoli dettagli ai quali magari non hai pensato in fase di preparazione. È normale. E non farti spaventare: se ti accorgi che ti manca un pezzo importante fermati e cerca, ma se hai dubbi o dettagli da sistemare non interrompere il flusso creativo e dedica alla documentazione integrativa dei momenti separati, magari fra la scrittura di un capitolo e l’altro, così non blocchi la fase creativa del cervello. Metti una X gigante e in grassetto dove ti manca qualcosa e a fine sessione scrittoria riepiloga, integra e aggiungi.

Da Dove vai se la documentazione non ce l’hai?

Questo consiglio ha un corollario ovvio, che danno tutti, ma che pochi davvero prendono sul serio: non interrompere assolutamente la creazione mettendoti a fare l’editor di te stess*. Quello viene dopo, si chiama revisione, è un’altra fase ancora e se la mescoli a quella della scrittura ne uscirai con le forze ridotte al minimo e dieci righe prodotte in tre ore, se ti va bene.

Scrivi come ti viene. Vai avanti e non ti fermare. Produci, spunta capitoli dalla scaletta e vai avanti ancora.

Secondo consiglio: tieni il ritmo

Ritmo è la parola chiave: è impossibile scrivere tanto sempre, ma come in ogni lungo percorso la velocità e meno importante della persistenza. Senza fretta ma senza sosta, dice il saggio. Quanto è vero!

La vita quotidiana è complicata per tutti e il tempo può essere davvero tiranno: ma è davvero importante ricavarti un appuntamento, una regola da seguire con tutte le forze. Sceglierla dipende dal tuo modo di scrivere, da quanta spontaneità hai, dalla tua concentrazione. Puoi scrivere un quarto d’ora al giorno, oppure tre ore ogni fine settimana, oppure quanto puoi ma sempre dopo la pausa pranzo, oppure diecimila battute al giorno nel momento che preferisci. Ma in questo momento del percorso di scrittura devi impegnarti con te stess* in un appuntamento adeguato, nel quale stacchi la connessione, chiudi le orecchie e racconti la dannata storia.

Il mio accenno alle battute non è casuale. A volte più del quando funziona il quanto. Darti un tetto minimo di battute giornaliero o settimanale è un ottimo modo per scrivere tanto e per aiutare il morale. Provaci! La semplice operazione di misurare i tuoi progressi ti darà un rinforzo vero, una grande soddisfazione man mano che vai avanti.

Anche in questo, la scaletta è un alleato prezioso: a partire da essa, puoi crearti un ruolino di marcia sulla base del tempo che hai e che ti dai. Puoi pensare a fare un capitolo al mese, ad esempio; o segnare sulla scaletta le scadenze temporali entro le quali affronti ogni riga. Se questa precisione ti spaventa, cambia tattica e stabilisci un tetto minimo di battute da scrivere a ogni sessione. Qualsiasi sia il tuo approccio, ricorda di usare la scaletta per tenere traccia dei tuoi progressi.

Un altro consiglio che posso darti, ed è l’ultimo di questo post, riguarda le pause: prevedi almeno un giorno a settimana nel quale non ti dedichi alla scrittura in corso.

Puoi usare questo momento per la documentazione che ti manca, oppure per ripassare i tuoi appunti (questo è quello che faccio io, ad esempio). Oppure, meglio ancora, stacca completamente il cervello, pensa ad altro, leggi libri di argomento diverso, guarda qualche film divertente, drogati di assenzio con i tuoi amici poeti maledetti, e così via. Dai tregua alla tua mente!, così il giorno dopo sarà riposata e pronta a rimettersi al lavoro. (A meno che tu non abbia esagerato con l’assenzio: vacci piano!)

Ecco, è tutto! In questo post ho parlato molto di scrittura e poco di fantascienza: spero di esserti stata utile lo stesso. Dopotutto, la scrittura di fantascienza ha delle sue meravigliose specificità, ma il metodo per produrre storie di fantascienza in alcuni momenti è lo stesso delle altre scritture.

Quindi bando alle ciance! Inforca la bici, pardon, la penna, e buona pedalata!

E se vuoi rinfrescarti la memoria sugli argomenti precedenti, ecco il riassunto dei post della serie. Adios!

Giulia

Un commento

  • Cara Giulia, scopro questa rubrica troppo tardi ma esattamente in tempo per quello che sto facendo or ora … Quindi non posso che dirti un grazie elevato alla n (scegliere n in un intervallo aperto fra 1 e tanta roba) e… scrivere. Cosi’ mi passa 🙂

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