Leggere e scrivere fantascienza / 2 –

  Un manuale utile: «Come scrivere fantascienza» di Christopher Evans

di Giulia Abbate (*)

 

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Cosa fa l’autrice/l’autore alle prime armi che vuole imparare a scrivere?

È semplice: legge!

Cosa?

Tutto il possibile!

Per praticità, divido tutto il possibile in tre categorie:

  • Tutto il possibile di autrici e autori classici, storici, iconici e riconosciuti maestri del tipo di roba che si vuole scrivere. Il corpus classico è un tesoro che ci regala tante prospettive e tanti temi con i quali misurarci.
  • Tutto il resto: saggi vari, articoli di cronaca, classici universali, manuali di giardinaggio. Bei libri che non c’entrano nulla con il proprio ambito di riferimento. Anche brutti libri, di tanto in tanto. Specializzarsi va bene, rinchiudersi in un determinato ambito ci rende miopi, autoreferenziali e sterili.
  • Manuali di scrittura creativa e di tecniche espressive.

Come ho scritto nel post precedente, per saper scrivere una certa cosa (nel nostro caso: fantascienza) bisogna conoscere quella certa cosa e anche saper scrivere.

Un libro utile ai nostri scopi è “Come scrivere fantascienza” di Christopher Evans. È stato pubblicato in italiano dalla Nord nel 1993, per la collana “Manuali pratici – Corso di scrittura creativa”.

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Resta a oggi, che io sappia, l’unico titolo italiano dedicato specificatamente allo scrivere fantascienza. Non è che in inglese ce ne siano molti altri, ma abbiamo tre o quattro titoli a tema usciti nei primi anni 2000.

Come scrivere fantascienza” è presentato come “una guida agile e completa sulle regole, i requisiti fondamentali e i piccoli segreti per chi vuole scrivere fantascienza”.

Al netto del marketing, nel 1993 sicuramente lo era. Oggi il cyberpunk non potrebbe più essere presentato come una novità che si affaccia da poco; e le mosse giuste per trovare un agente e farsi leggere da un editor (più l’amletico dubbio: rilegato o tascabile?) non sono qui e oggi esattamente quelli descritti da Evans.

Il suo manuale ha comunque molto da insegnare a chi vorrà leggerlo.

Come scrivere fantascienza” ci fornisce delle proposte su come svolgere la nostra lettura, su cosa cercare nei testi di fantascienza, su come impostare il punto di vista; oltre che una serie di validi consigli di scrittura tout court come la cura dei personaggi, la tenuta della storia, la trama, la voce (che nella mia esperienza di editor è uno dei grandi talloni d’achille di esordienti e non solo). E riporta tantissimi esempi tratti da titoli di fantascienza validi e interessanti, che rimpolpano la cultura del genere e sono anche, giocoforza, divertenti da leggere.

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Manca lui. O forse no.

Evans inoltre dedica spazio all’anatomia di un racconto: ci propone un suo racconto da leggere, e ce ne racconta la genesi: l’idea, lo sviluppo, la prima scrittura, la revisione, i dubbi. Una lettura illuminante per chi è alle prime armi, perché smitizza la scrittura e ce la dipinge in un’ottica di processo per idee, prove, errori e riscritture.

In poche pagine, troviamo una sintesi sommaria di temi storie modi della storia della letteratura scifi (di quella in lingua anglosassone, ovviamente, che conta la maggior parte dei classici del genere). Solo poche parole sulla storia della fantascienza, i padri fondatori e le fortune nel Novecento, e nessun tentativo di indicarne l’inizio. Cosa che ho apprezzato tantissimo: possiamo farci un’idea di come scrivere fantascienza anche senza impelagarci in discussioni prive di fine su chi sia stato il primo a scrivere cosa quando.

Anche l’annosa questione di cosa sia fantascienza e cosa no è bypassata: Evans sorvola sui decenni di discussioni stile “studi di solaristica” e punta al sodo, ci dà una sua definizione e la fa seguire da esempi e suddivisioni tematiche.

L’ operazione più efficace di questo saggio è proprio la categorizzazione.

Estremamente semplificata, ma precisa e chiara.

Dalla lettura di centinaia di testi di fantascienza, Evans trae elementi comuni utili a capire e soprattutto a muoversi subito.

«Vi sono molti tipi di fantascienza, ma tutti riguardano essenzialmente qualche forma di “alterità”. Tenendo presente questo aspetto, è possibile suddividere a grandi linee il campo in quattro categorie che tuttavia non si escludono l’un l’altra ed anzi molto spesso sono interconnesse:

In altre parole vi sono opere che trattano di:

  • altre epoche
  • altri mondi
  • altre forme di vita
  • altri stati mentali.»

Tac. Punto. I paragrafi successivi sono gli svolgimenti di questo elenco con rapide spiegazioni ed esempi di titoli con citazioni.

La prima volta che ho letto questo elenco ho notato subito che mancava la fantascienza che di solito scrivo io: “altre società”. Ragiono su un aspetto della nostra società, lo estremizzo e a partire da questo costruisco una storia ambientata a trenta o quarant’anni da ora, in un mondo che sostanzialmente è uguale al nostro oggi, ma nel quale il particolare aspetto estremizzato sconvolge la vita a qualcuno (è il caso di “Calendario della Semina”.)

Quindi ecco qui: la suddivisione tematica più importante di Evans ignora la particolare frazione SF che per me è importante.

Bene, a chi importa?

The Evans’ list è importante lo stesso, perché fa un’operazione mentale cruciale: sceglie una chiave di lettura e a partire da quella seleziona e categorizza.

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Strano ma vero: Anche queste sono uno strumento di scrittura.

Esattamente ciò che dobbiamo fare quando leggiamo, interpretiamo e soprattutto scriviamo fantascienza. Senza paura di lasciare fuori qualcosa o di perderci una sottile sfumatura di un sottogenere: per muoversi bisogna stringere il campo e fare delle scelte, utili tra l’altro anche al nostro subconscio, re della mente creativa, che si muove meglio in una cornice con limiti chiari e definiti.

Come scrivere fantascienza” è un manuale utile a tutte queste cose. E dato che è scritto in modo semplice, chiaro, da un americano senza fisse intellettualistiche, ci aiuta anche a smitizzare un po’ il tutto.

Spariamo i nostri personaggi su Marte, nei quasar, per whormhole e buchi neri.

Noi restiamo coi piedi per terra, ok?

Nel prossimo post della serie, svilupperò il concetto di selezione e interpretazione qui introdotto. Non perderlo!

P.S. “Come scrivere fantascienza” potrebbe essere difficile da trovare. Se hai una biblioteca vicina, prova lì, altrimenti nel mercato dell’usato. Se entrambe queste strade si dimostrassero infruttuose, l’unica potrebbe essere qualche bibliomane che ha letto il libro e lo ha apprezzato tanto da fotocopiarselo, ma non so proprio dove tu possa trovare un soggetto del genere che possa dirti, e nella più totale illegalità: “scrivimi in privato che ti mando le fotocopie”.

(*) La prima puntata è qui: Leggere e scrivere fantascienza / 1

 

 

Daniele Barbieri
Un piede nel mondo cosiddetto reale (dove ha fatto il giornalista, vive a Imola con Tiziana, ha un figlio di nome Jan) e un altro piede in quella che di solito si chiama fantascienza (ne ha scritto con Riccardo Mancini e Raffaele Mantegazza). Con il terzo e il quarto piede salta dal reale al fantastico: laboratori, giochi, letture sceniche. Potete trovarlo su pkdick@fastmail.it oppure a casa, allo 0542 29945; non usa il cellulare perché il suo guru, il suo psicologo, il suo estetista (e l’ornitorinco che sonnecchia in lui) hanno deciso che poteva nuocergli. Ha un simpatico omonimo che vive a Bologna. Spesso i due vengono confusi, è divertente per entrambi. Per entrambi funziona l’anagramma “ride bene a librai” (ma anche “erba, nidi e alberi” non è malaccio).

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