Lettera aperta a papa Francesco su…

… donne, uomini, bambini che la dittatura militare argentina fece sparire  

Papa Francesco,

in questi ultimi mesi da lei abbiamo ascoltato parole rivoluzionarie.

A Lampedusa ha ricordato come coloro che sbarcano nelle nostre coste sono prima di tutto uomini, donne e bambini e che nessun essere umano deve essere considerato clandestino o straniero in nessun luogo della Terra. Quindi anche in Italia e in Europa.

Ed è anche alle sue parole decise ed energiche che dobbiamo se, ancora, non c’è stato un intervento militare degli Stati Uniti e dei loro alleati in Siria. La sua lettera ha scosso i potenti riuniti a Mosca e richiamato alla responsabilità di proteggere vite umane senza gettare altra benzina nell’incendio siriano.

In questa crisi epocale del capitalismo italiano e mondiale che massacra società e famiglie lei ha preso posizione a fianco dei disoccupati, dei lavoratori, degli sfruttati contro il potere della finanza.

La sentiamo, papa Francesco, vicino alle nostre aspirazioni.

Il 24 marzo di quest’anno, poco dopo la sua elezione a papa, ebbe un breve incontro con la presidentessa delle nonne di Plaza de Mayo, Estela Carlotto, la quale le consegnò un piccolo dossier con i dati dei nipoti rubati dai militari durante la dittatura, dal 1976 al 1983, assieme a una lettera, nella quale las abuelas sollecitano che lei chieda ai membri della Chiesa cattolica argentina che dicano dove si trovano i loro nipoti. Con un atteggiamento affettuoso, la sua risposta e promessa fu cuenten conmigo, facciano conto su di me.

Da allora (6 mesi fa) passi in avanti non sono stati fatti. Le chiediamo di mantenere la promessa fatta a Estela Carlotto e a las abuelas.

Non solo.

Le chiediamo, papa Francesco che denunci le responsabiltà della Chiesa argentina e del Vaticano nell’appoggiare la dittatura militare. È un atto dovuto alla memoria di coloro, migliaia, che sono stati torturati, uccisi sotto tortura, gettati vivi da aerei nel Rio della Plata, assassinati con un colpo alla nuca.

Molti di questi erano italiani o figli di italiani, perchè come lei sa i nostri due popoli e Paesi sono molto vicini. Nessun italiano è straniero in Argentina, nessun argentino è straniero in Italia. Per questo sentiamo nostra quella tragedia che non va dimenticata né perdonata, ma punita.

Non è mai troppo tardi papa Francesco per rompere il silenzio.

Daniele Barbieri, giornalista; David Lifodi, giornalista; Francesco Cecchini, scrittore

Daniele Barbieri
Un piede nel mondo cosiddetto reale (dove ha fatto il giornalista, vive a Imola con Tiziana, ha un figlio di nome Jan) e un altro piede in quella che di solito si chiama fantascienza (ne ha scritto con Riccardo Mancini e Raffaele Mantegazza). Con il terzo e il quarto piede salta dal reale al fantastico: laboratori, giochi, letture sceniche. Potete trovarlo su pkdick@fastmail.it oppure a casa, allo 0542 29945; non usa il cellulare perché il suo guru, il suo psicologo, il suo estetista (e l’ornitorinco che sonnecchia in lui) hanno deciso che poteva nuocergli. Ha un simpatico omonimo che vive a Bologna. Spesso i due vengono confusi, è divertente per entrambi. Per entrambi funziona l’anagramma “ride bene a librai” (ma anche “erba, nidi e alberi” non è malaccio).

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