Lettera per Laura dalle donne di «Trama di Terre»

Dopo la sentenza che assolve il suo stupratore (*)

Circa una settimana fa è apparsa la notizia di uno stupratore assolto dal tribunale di Torino perché la donna «ha detto basta ma non ha urlato». Venerdì 24 marzo al Centro interculturale delle donne di Trama di Terre ne abbiamo parlato a lungo, eravamo arrabbiate e addolorate, per alcune di noi ha significato riaprire ferite che non saranno mai completamente rimarginate. D’istinto, nonostante non fosse facile perché parliamo lingue diverse, ci è venuto da scrivere questa lettera per Laura, a cui mandiamo la nostra solidarietà e vicinanza, perché trovi la forza per andare avanti nella sua lotta, che è anche la lotta di tutte noi.

 

Cara Laura,

non abbiamo bisogno di conoscerti per capirti e per sentire il tuo dolore. Non siamo al tuo posto, ma alcune di noi sanno bene quello che provi perché lo hanno vissuto sulla loro pelle, altre possono solo immaginarlo ma siamo tutte unite nel sostenerti in questo cammino.
Il fatto che lo Stato, oggi, abbia fallito nel proteggerti è una violenza istituzionale che si ripercuote sulle vite di tutte quante noi. La lotta che hai iniziato può avere un sapore amaro, ma ci parla della tua forza interiore e ci da coraggio sapere che ci sono donne come te. Abbiamo bisogno di donne che sappiano rompere il muro del silenzio ed essere esempio per molte altre che si trovano nella stessa situazione e non si sentono libere di parlare.
Tutte concordiamo che basta dire no, con la voce sottile, con il corpo o con qualsiasi altro mezzo, per dover essere rispettate. La tua voce è la voce di tante.
Anche se la giustizia non ti ha dato ascolto, la grande cosa che hai fatto è stata aprire la bocca e parlare di quello che ti è successo. Se tutte le donne che subiscono violenza potessero fare questo sarebbe una grande rivoluzione.
Sappi che ci sono tantissime donne dietro di te che hanno apprezzato il tuo gesto.
La lotta è appena iniziata, ma la prima battaglia che abbiamo vinto è quella di unire le nostre voci.
Un abbraccio enorme dalle donne di Trama di Terre

Ana Ravaru, S., Li Jun Xu, Claudia Inurreta, Silvia Torneri, Felicité Bella, Karis Charalambous, Favour Sunday, Sandra Omo, Valentina Giuliani, Assunta Signorelli, Tiziana Dal Pra, Giulia Dalmonte, Khadija Ait Oubih, Grazia Gistri, Roberta Ronchi, Laura Ciapponi, Giovanna Renzi, Francesca Conti, Alessandra Davide, Maria Scolaro, Virginia Mancaniello, Consuelo Bianchelli, Federica Carullo, Daniela Rigon, Betty Berhane, Nadia Romaniuk, Artiola Idrizay, Andrea Lùa Dorrego Carreira, Florica Constanta, Giulia D’Odorico, Francesca Zaganelli, Margherita Fanelli… e molte altre

COMUNICATO DI D.I.RE (DONNE IN RETE CONTRO LA VIOLENZA)

La notizia che il tribunale di Torino ha assolto in primo grado un uomo accusato di violenza sessuale perché la vittima non ha gridato ma ha detto “No” e “Basta” ci riempie di angoscia.

Noi sappiamo che la reazione alla violenza non è uguale per tutte. Ognuna ha una reazione personale. Molte restano impietrite, annichilite dalla paura, dalla vergogna e dallo choc. Se per ottenere una condanna è necessario urlare, portare sul corpo gravi ed evidenti segni di violenza, tantissime, troppe non otterranno mai giustizia. Questa donna in particolare viene ora accusata di calunnia, perché secondo la giudice “il fatto non sussiste”, e la sua versione dei fatti non sarebbe verosimile. Il suo profilo psicologico e il passato segnato dagli abusi da parte del padre hanno giocato conto di lei invece che a suo favore, soprattutto quando ha dichiarato che l’imputato le ricordava il padre per freddezza e brutalità. Intorno a lei moltissima solidarietà dai colleghi della Croce Rossa, dove sia lei che l’accusato lavoravano. La stessa moglie dell’imputato, che ora sta divorziando da lui, la ha soccorsa quando è svenuta in aula dopo la sentenza.

Leggiamo sulla 27esimaora che, nella sua sofferta testimonianza, la donna “non riferisce di sensazioni o condotte molto spesso riscontrabili in racconti di abuso sessuale, sensazioni di sporco, test di gravidanza, dolori in qualche parte del corpo”. Lei ha detto che davanti alla brutalità e alla forza fisica si blocca ed è incapace di reagire. Lei ha solo detto di no, e poi non è stata in grado di confidarsi con nessuno. Ora dichiara che “non denuncerebbe più”, e se questo è comprensibile è anche inaccettabile che una donna attraversi un’esperienza così amara quando si rivolge alla magistratura.

Nell’assoluto rispetto della magistratura, non possiamo che esprimerle la solidarietà della Rete Nazionale dei Centri Antiviolenza e invitarla, se vuole, a rivolgersi a uno dei Centri della sua città dove sarà creduta, dove troverà ascolto, sostegno e solidarietà. Noi siamo certe che dire di no, anche con un filo di voce,  deve essere sufficiente a fermare un uomo. Deve cambiare la cultura che ancora sopravvive nel nostro paese per la quale la vittima si trasforma in accusata. 

(*) ripreso da www.tramaditerre.org

 

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