L’indonesia e le infamie dell’Olanda: «Max Havelaar»

di Fabio Troncarelli

Il 17 agosto 1945 fu proclamata l’indipendenza dell’Indonesia. La vera indipendenza però arrivò solo il 27 dicembre 1949, dopo una lotta furibonda con gli Olandesi che non volevano mollare le ex-colonie a nessun costo e si resero protagonisti di episodi di incredibile brutalità, con esecuzioni di massa, stragi di donne e bambini, stupri, bombe, incendi, devastazioni, per opera di militari e di bande feroci di paramiltari (sporchi fascisti senza nessuna autorità legale). Tutte cosucce che secondo l’attuale primo ministro Rutte –sì, avete capito bene, proprio quello che ha rotto i marroni a tutti sull’immoralità dei prestiti facili ai Paesi senza morale e sulla superiore onestà degli Olandesi che non fregano il prossimo come certi meridionali – ha definito in un’intervista alla televisione «normali operazioni di polizia» contro delinquenti, le stesse espressioni che erano usate spesso nei giornali italiani per spiegare i comportamenti di mostri come Rodolfo Graziani in Etiopia.

Ora io non so se in Olanda la polizia usi simili metodi “normalmente”, e non so neppure con che faccia si possa parlare di «onestà» da parte di un Paese “civile”. So però che non ci vuole molto a definire schifose queste affermazioni: il che del resto stanno brillantemente facendo giovani storici olandesi e non, scatenati nel denunciare la violenza dei loro rispettabilissimi padri e nonni, con decine di pubblicazioni, dichiarazioni pubbliche e convegni (G. Oostindle-I. Hoogenboom-J. Verwey, The decolonozitation war in Indonesia, 1945-1949. War crimes in Dutche veteran’s egodocuments, in “War in History”, 25 (2018), pp. 254-276; A. Vickers, A History of modern Indonesia, Cambridge Mass., 2005).

Non ruberemo la scena a storici più documentati e qualificati di noi. Vorremmo solo, per celebrare la “scor-data” da tanti smemorati – memorizzano solo quello che fa comodo – ricordare un autore che è stato opportunamente cancellato, pur essendo ai suoi tempi famosissimo. Quei pochi che non lo hanno dimenticato lo chiamano col suo pseudonimo, Multatuli che viene dal latino «Multa tuli» cioè «molte cose ho sofferto». Il suo vero nome era Eduard Douwes Dekker, nato il 2 marzo 1820 ad Amsterdam e morto in volontario esilio in Germania il 19 febbraio 1887. Prima di divenire scrittore, lavorò come funzionario statale in Indonesia dal 1839 (quando sbarcò a 19 anni pieno di speranze a Batavia) fino al 1856, quando abbandonò le Indie Orientali, con il marchio burocratico infamante di “indegno” e con la fama di pessimo amministratore, piantagrane e disonesto. Dopo aver vagabondato per anni in Europa senza uno straccio di stipendio e di protezione, durante una sosta a Bruxelles compose in un mese un romanzo-fiume, senza avere la minima preparazione letteraria, a parte voraci letture di autori romantici e di classici. Il risultato fu un capolavoro che lascia stupiti ancora oggi. Dominato da una passione furiosa e da un desiderio di rivincita violentissimo, ma soprattutto profondamente deluso dai metodi brutali degli Olandesi e dalla profonda corruzione dei funzionari delle Indie, veri e propri gangster, alleati alle mafie locali più crudeli, Dekker scrisse un libro di fuoco che lo trasformò in una specie di Sibilla, con un nuovo nome e una nuova identità. Il romanzo fu pubblicato in un baleno e ripubblicato a rotta di collo, in olandese e in inglese, suscitando reazioni violentissime di amore e di odio. Il libro si chiama «Max Hevelaar», come il suo protagonista: un personaggio inafferrabile e sconcertante, le cui imprese sono raccontate da due voci narranti opposte fra loro, che citano alla lettera i suoi memoriali e le sue epistole, in un gioco vertiginoso di affermazioni e smentite, fino a che, con un colpo di scena degno di Orson Welles, l’autore stesso, Multatuli, prende la parola e dichiara che il suo racconto è stato finzione, ma che le sue parole sono ricalcate sulla pura realtà. Sui sospiri, sulle sofferenze, le violenze che aveva visto giorno dopo giorno. Havelaar è una specie di Charles Foster Kane in «Quarto potere» di Orson Welles, un uomo emblematico che tutti incontrano e che nessuno conosce veramente. In verità, ancor più che a un enigmatico eroe di Welles, fa pensare a un drammatico antieroe di Dostoevskji, qualcuno come il principe Miskin nell’Idiota: la ragione per cui nessuno veramente riesce a capirlo è perché egli è estraneo a questo mondo: perché è puro e folle agli occhi degli altri. A un punto tale che pur essendo un occidentale riesce a cantare l’amore tra un ragazzo e una ragazza orientali, portandoli allo stesso livello di Giulietta e Romeo, un attimo prima di essere crudelmente uccisi dalle baionette olandesi. Il momento più straordinario di questo amore è la lunga attesa del giovane, che aspetta la sua amata per tutta una notte: il ragazzo si immagina la sua bella e le attribuisce pensieri e parole e sembra Madama Butterfly che sogna di vedere un fil di fumo sul mare. E la ragazza che vede nel sogno, a sua volta come Madama Butterfly, scherza per nascondere la sua acuta nostalgia, ritarda la sua venuta «un po’ per celia e un po’ per non morire al primo incontro».

Quelle parole, una storia d’amore tragica stroncata dalla violenza coloniale, ebbero il potere di scuotere le coscienze di molti e provocare la reazione violenta di altri. E consacrarono Multatuli come un grande scrittore, autore della «più importante opera letteraria olandese di tutti i tempi» (dichiarazione ufficiale della Società della Letteratura Olandese, giugno 2002).

Col tempo l’eco del romanzo e del suo autore si è affievolito. Ma questa dimenticanza, questa “scordata” non dobbiamo accettarla. Max Havelaar lo trovate in libreria, pubblicato da Iperborea, nel 2007.

UNA NOTA DELLA BOTTEGA

Se in rete cercate Max Havelaar fra i primi link esce la «Stichting Max Havelaar» che è il membro olandese di FLO International (unisce 23 produttori di certificazione Fairtrade). Commercio equo e solidale dunque: il controcanto alla rapina coloniale e allo scambio ineguale del post-colonialismo. Come ricorda Wikipedia «l’etichetta Max Havelaar, primo marchio di certificazione del commercio equo e solidale al mondo, è stata lanciata ufficialmente da Stichting Max Havelaar il 15 novembre 1988, per gli sforzi di Nico Roozen, Frans van der Hoff e dell’agenzia di sviluppo ecumenico olandese Solidaridad. L’etichetta, utilizzata per distinguere i prodotti Fairtrade da quelli convenzionali, mira a migliorare “le condizioni di vita e di lavoro dei piccoli agricoltori e dei lavoratori agricoli nelle regioni svantaggiate”. Il primo caffè equo proveniva dalla cooperativa UCIRI in Messico ed è stato importato dalla società olandese Van Weely».

MA COSA SONO LE «SCOR-DATE»? NOTA PER CHI CAPITASSE QUI SOLTANTO ADESSO.

Per «scor-data» qui in “bottega” si intende il rimando a una persona o a un evento che il pensiero dominante e l’ignoranza che l’accompagna deformano, rammentano “a rovescio” o cancellano; a volte i temi possono essere più leggeri ché ogni tanto sorridere non fa male, anzi. Ovviamente assai diversi gli stili e le scelte per raccontare; a volte post brevi e magari solo un titolo, una citazione, una foto, un disegno. Comunque un gran lavoro. E si può fare meglio, specie se il nostro “collettivo di lavoro” si allargherà. Vi sentite chiamate/i “in causa”? Proprio così, questo è un bando di arruolamento nel nostro disarmato esercituccio. Grazie in anticipo a chi collaborerà, commenterà, linkerà, correggerà i nostri errori sempre possibili, segnalerà qualcun/qualcosa … o anche solo ci leggerà.

La redazione – abbastanza ballerina – della bottega

 

La Bottega del Barbieri

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