L’infame 4 novembre: boia, bugiardi e costruttori di guerre

Il 4 novembre dovrebbe essere un giorno di riflessione e lutto ma sempre più i manipolatori della pubblica opinione (la maggior parte delle istituzioni, delle scuole, dei media) ne fanno occasione di propaganda militarista. Siamo ancora “prigionieri della guerra”…

Nei giorni scorsi sui media “mainstream” (o “di regime” se preferite) ho letto e ascoltato sul centenario di Caporetto – la disfatta che iniziò il 24 ottobre 1917 – mille bugie cucite con il doppio filo della censura e di una “nuova” retorica militarista e/o nazionalista. Va avanti così dal 2015, bugie del centenario: pochissime le voci critiche.(*)

Dopo 100 anni in Italia è tabù raccontare le «decimazioni» di Cadorna, le rivolte e le tregue spontanee nelle trincee, la vera entità dei massacri… Sono impronunciabili i nomi di chi su quella guerra si arricchì. Cancellati gli stupri di guerra e il reclutamento forzato di prostitute/schiave in zona di combattimenti. Non una parola si può dire sull’infamia dello Stato Maggiore italiano che bloccò (con una iniziativa contraria a tutte le convenzioni internazionali) i pacchi viveri inviati dalle famiglie ai prigionieri facendo così morire circa 100 mila dei 300mila italiani catturati dal “nemico”. E purtroppo a lungo potrei continuare.

ANCORA PRIGIONIERI DELLA GUERRA” –  LA NECESSITA’ DELLA MEMORIA E DI COLLEGARLA ALL’OGGI.

Scusate se cito qualcosa di “personale” ma fa parte del necessario impegno politico che credo ognuna/o di noi dovrebbe – nei suoi limiti – mantenere. Nel 2014 (dunque alla vigilia del “centenario” del massacro mondiale viene definito «grande guerra») decisi di costruire con Francesca Negretti una lettura a due voci, una breve contro-narrazione su quegli anni di orrore. La intitolammo «Ancora prigionieri della guerra» (**) e siamo riusciti a metterla in scena – persino in due scuole – più volte. Ovviamente siamo disponibili a continuare, ovunque sia possibile.

QUI SOTTO L’INIZIO DELLA NOSTRA LETTURA

PRIMA VOCE – Cadorna. A Milano c’è un piazzale con una vecchia stazione ferroviaria e ora una fermata della metropolitana, in omaggio a Luigi Cadorna. Un generale. Nelle barzellette canticchiate, in voga durante la prima guerra mondiale ma che mia madre ancora ricordava 50 anni dopo, si ironizzava così: «e il general Cadorna ha scritto alla regina – se vuoi veder Trieste te la mando in cartolina…». Si scherzava. Soprattutto lontano dal fronte … si scherzava. E intanto Cadorna faceva stragi. Di nemici ma anche di italiani.

SECONDA VOCE – Santa Maria la Longa, 16 luglio 1917: 28 soldati italiani vengono fucilati all’alba. E’ la pratica della decimazione, uno ogni 10, estratti a sorte per dare l’esempio. Torniamo indietro di qualche giorno. Alla brigata Catanzaro arriva l’ordine di partire. Ma i soldati avevano avuto la promessa di qualche giorno di riposo. Si ribellano, anche perché è l’ennesimo inganno. Loro sono combattenti eroici, celebrati. E carichi di medaglie. Ma al primo reclamo diventano tutti facinorosi, pericolosi.

PRIMA VOCE – Ufficialmente si parla di 28 «passati per le armi» e di 123 arrestati ma… all’appello mancano 80 persone. Dove son finite?

SECONDA VOCE – Neppure i nomi dei 28 “decimati” sono sicuri perché «la documentazione risulta al momento irreperibile». Irreperibile… strano vero?

PRIMA VOCE – Tutto questo è stato recuperato alla memoria grazie alle ricerche di alcuni storici che poi Gianluca Costantini e Elettra Stamboulis hanno trasformato in un fumetto, uscito nel 2009. Ha la licenza «Creative Commons» e dunque potete scaricarlo dalla rete, digitando «Officina macello»…

SECONDA VOCE – Bisogna leggere la tragedia della brigata Catanzaro – una fra le tante – senza dimenticare che a comandare l’esercito è Luigi Cadorna. L’unico in Europa a praticare sistematicamente la decimazione, procedura non prevista dal diritto militare italiano. Per Cadorna oggi un piazzale, una stazione. Per i decimati neanche una lapide.

La lettura si conclude chiedendosi se cent’anni dopo siamo ancora tutte e tutti “prigionieri di guerra” e delle sue logiche. E raccontando una storia di oggi: povera gente, come sempre, che muore. Mentre altre armi sono pronte per le guerre che vengono fabbricate, la domanda che dobbiamo farci è sempre quella: cosa possiamo fare – adesso – per mettere sabbia negli ingranaggi della macchina militare?

LA VIGNETTA IN APERTURA è di SCALARINI: vera 100 anni fa come oggi. LE ALTRE DUE sono di GIULIANO SPAGNUL.

(*) qui in “bottega” sulle vicende storiche cfr le mie riflessioni su alcuni libri: Mormorò il Piave: bugie lunghe 100 anni (1), Mormorò il Piave: bugie lunghe 100 anni (2) e Mormorò il Piave: bugie lunghe 100 anni (3 e, per ora, fine) ma anche Memorie selettive e matasse piene di nodi con la recensione di «Cent’anni a Nordest: viaggio tra i fantasmi della “guera granda”» di Wu Ming 1. In “bottega” seguiamo il riarmo italiano con angoscia crescente, riprendendo – fra gli altri – articoli di Angelo Baracca, Manlio Dinucci, Antonio Mazzeo, Rete italiana per il disarmo, Francesco Vignarca; cfr almeno Altri passi verso la catastrofe bellica (del marzo 2017) e il recente gli articoli di Cara, guerriera Italia dove si spiega che le spese militari italiane nel 2018 saliranno ancora.

(**) VEDI QUI: http://www.labottegadelbarbieri.org/una-proposta-ancora-prigionieri-della-guerra/In scena

 

Daniele Barbieri
Un piede nel mondo cosiddetto reale (dove ha fatto il giornalista, vive a Imola con Tiziana, ha un figlio di nome Jan) e un altro piede in quella che di solito si chiama fantascienza (ne ha scritto con Riccardo Mancini e Raffaele Mantegazza). Con il terzo e il quarto piede salta dal reale al fantastico: laboratori, giochi, letture sceniche. Potete trovarlo su pkdick@fastmail.it oppure a casa, allo 0542 29945; non usa il cellulare perché il suo guru, il suo psicologo, il suo estetista (e l’ornitorinco che sonnecchia in lui) hanno deciso che poteva nuocergli. Ha un simpatico omonimo che vive a Bologna. Spesso i due vengono confusi, è divertente per entrambi. Per entrambi funziona l’anagramma “ride bene a librai” (ma anche “erba, nidi e alberi” non è malaccio).

4 commenti

  • Mio padre, “ragazzo del ’98” fatto prigioniero a Caporetto e fra i pochi scampati ad un anno di campo di concentramento austriaco, avrebbe confermato le atrocità della guerra di trincea. Non volle mai ritirare l’onorificenza di “cavaliere di Vittorio Veneto”, come pure evitava le cerimonie “fascistoidi” del 4 novembre.

  • Cadorna fu un criminale, e la cosa è ampiamente documentata.
    Grazie per questo articolo.

  • Troppo materiale e troppe testimonianze sono andate disperse;
    la strage era “evitabile” ma la si è voluta consumare ugualmente;
    è possibile costruire un “archivio” sulla “grande strage” anche per trasformare il 4 , come deve essere, in una giornata di lutto?

    Si continua a parlare di anniversario; troppo generico.
    Anche di quel che è successo dopo il 4 novembre si parla troppo poco.
    A cosa puntiamo? A contrastare la falsificazione della realtà o anche ad esigere risarcimenti di guerra?
    Intanto grazie di questo stimolo che riattiva in memoria questioni lasciate in sospeso e da approfondire.

    Vito Totire

  • domenico stimolo

    Dalla diretta voce, dal basso, di un testimone dell’orrendo massacro.

    Vincenzo RABITO- “un ragazzo del 99”- bracciante semianalfabeta di Chiaramonte Gulfi ( Ragusa), strappato dalle campagne per “fare grande la patria”, nel suo libro “ TERRA MATTA” – Einaudi 2007 -, scritto tra il 1968 e il 1975 in siculo-italiano – p. 52-53 (Con un po’ di attenzione si comprende) :

    “ …..ci doveva essere l’ofenziva per prentere Monte Fiore, e la nostra bricata doveva fare questo sacrafizio. Così, di Vicenza hanno fatto venire 2 battaglione della compagnia della morte, che questi battaglione di morte erino tutte Ardite, e tutte delenquente, tutte fatte uscire a posetamente della galera propia, per queste difficile imprese. E poi, d’ogni battaglione di queste, erino 1000 soldate di queste soldate delinquente, quinte erono 3 battaglioni. E li stessi oficiale erino delinquente. Poi, queste, quanto davino l’asalto, quello che dovevino fare l’avevino a fare in 3, 4 ore, e in queste 3 o 4 ore la posezione vero che la conquistavano, e ni partevino 3000 di queste malantrine soldate vive, ma ne potevino retornare 300, perché totte li mazzavino, perché certo uno che va nella casa del’altro sempre ci aveno la peccio. E poi che, queste Ardite, dell’austriece erino prese di mira, perché portavino il destentivo della morte. E quanto li prentevino pricioniere, prima ci facevino tante sfrecie, che magare ci bruciavino li coglione, e doppo che si passavino tante piacere, non li pretenvino pricioniere, ma li mazavino lo stesso………………..Così, quella mattina, hanno venuto queste fanatice soldate, senza portare né zaino e coperte e né niente, neanche manciare, solo una ciacca che di dietro alle spalle c’era una crante tasca, la riempevino di bombe, il pugnale nella bocca e il moschetto con la baionetta incastata e partevino come tante cane arrabiate. E poi, prima che partevino, si bevevino mezzo litro di licuore,e magare se umpriagavino. Manciavino bene, la moseca avevino, una bamdiera italiana portavino, e partievino con tutto il coraggio che avevino………….. ……..

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