«L’ultimo terrestre – Gian Alfonso Pacinotti (Gipi)»

di Ismaele (*)

il protagonista (Luca) a metà strada fra un idiota (tipo Forrest Gump) e uno inadatto alla vita quotidiana, e alla fine si scoprirà qualcosa sui motivi, il padre un po’ fuori di testa, con un cadavere nell’armadio (o lì vicino), Roberta, il travestito, è l’unico amico di Luca, Anna (che lavora in un autogrill) è la vicina di casa che Luca spia e desidera, i compagni di lavoro (il lavoro è quello di assistente in una sala bingo) di Luca sono dei totali deficienti, Carmen è la prostituta un poco mamma, ci sono gli speculatori new age e gli extraterrestri, alla fine.
ma la Terra è un pianeta senza futuro, fa proprio schifo.
questo è il film che Gipi ha fatto, non è un film perfetto, ma è un film vivo, quasi un film dell’orrore, come orrore è la vita di quei posti (che assomigliano ai nostri).
tenetelo presente e cercatelo, a me è piaciuto molto.

http://markx7.blogspot.it/2013/10/lultimo-terrestre-gian-alfonso.html

(*) Trovate questo appuntamento (dal 23 settembre) in blog ogni lunedì e giovedì sera, di solito il lunedì film “in sala” e il giovedì quelli da recuperare. Ismaele si presenta così: «Tre film al giorno, tre libri alla settimana, dei dischi di grande musica faranno la mia felicità fino alla mia morte” (François TruffautNasce una nuova rubrica di cinema e siccome andare al cinema deve essere piacere vado a vedere solo quei film che penso mi interessino (ognuno ha i suoi pregiudizi). Ne scriverò e mi potrete dire se siete d’accordo o no con quello che scrivo; ognuno vede solo una parte, mai tutto, nessuno è perfetto. Ci saranno anche film inediti, ma bellissimi, film dimenticati, corti. Non parlerò mai di cose che non mi interessano o non mi sono piaciute, promesso; la vita è breve non perdiamo tempo con le cose che non ci dicono niente».

Francesco Masala
una teoria che mi pare interessante, quella della confederazione delle anime. Mi racconti questa teoria, disse Pereira. Ebbene, disse il dottor Cardoso, credere di essere 'uno' che fa parte a sé, staccato dalla incommensurabile pluralità dei propri io, rappresenta un'illusione, peraltro ingenua, di un'unica anima di tradizione cristiana, il dottor Ribot e il dottor Janet vedono la personalità come una confederazione di varie anime, perché noi abbiamo varie anime dentro di noi, nevvero, una confederazione che si pone sotto il controllo di un io egemone.

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